Le affollate elezioni regionali siciliane

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I candidati alla presidenza della regione sono sette, le liste 138 e mille persone si contenderanno i 70 posti in assemblea

In Sicilia, il 25 settembre, con le elezioni politiche si svolgeranno anche quelle per eleggere il nuovo presidente della Regione e i componenti dell’Assemblea Regionale Siciliana, l’ARS. I candidati presidente sono sette, le liste 138 e i candidati a diventare deputati dell’assemblea sono oltre mille. I seggi da assegnare sono 70.

Le elezioni sono state indette dopo le dimissioni il mese scorso di Nello Musumeci, oggi in Fratelli d’Italia ma eletto nel 2017 con una sua lista che aveva chiamato Diventerà Bellissima. Il suo mandato sarebbe scaduto a metà novembre di quest’anno ma Musumeci ha annunciato le sue dimissioni anche per far coincidere le elezioni amministrative con quelle politiche.

La Sicilia è una delle regioni italiane a statuto speciale (le altre sono Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e le province autonome di Trento e Bolzano) e ha un ordinamento amministrativo con maggiore autonomia rispetto alle regioni con statuto ordinario. In particolare ad amministrarla non è un consiglio regionale ma un vero organo legislativo, l’ARS, composto da 70 deputati (erano 90 fino a una modifica di legge avvenuta nel 2013) e che funziona come un parlamento.

Il sistema elettorale è misto a turno unico. Sulla scheda ci saranno sia liste regionali, il cui capolista è il candidato presidente di regione, sia liste provinciali, diverse quindi di provincia in provincia. Ogni lista provinciale è collegata a una lista regionale: se si dà il voto a una lista provinciale e non a quella regionale, il voto andrà comunque automaticamente al candidato presidente collegato. C’è però la possibilità del voto disgiunto: si può votare una lista regionale e quindi un candidato presidente e votare contestualmente una lista provinciale non collegata.

Sessantadue dei 70 deputati vengono eletti con sistema proporzionale su base provinciale, votando quindi la lista presentata in quella provincia. Sarà possibile, all’interno della lista provinciale, esprimere una preferenza. Agrigento avrà 6 deputati, Caltanissetta 3, Catania 13, Enna 2, Messina 8, Palermo 16, Ragusa 4, Siracusa 5 e Trapani 5. Per poter essere eletti la lista provinciale in cui si è candidati deve superare lo sbarramento del 5 per cento dei voti su base regionale.

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Altri sei deputati vengono eletti come premio al candidato presidente più votato: sono presenti nel listino bloccato, quindi senza preferenze, della lista regionale.

Un ultimo seggio è destinato al secondo candidato presidente più votato. 

I candidati alla presidenza, come detto, sono sette. Inizialmente, Nello Musumeci aveva annunciato di volersi ricandidare ma Lega e Forza Italia si sono opposte duramente. Alla fine Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia si sono accordati sul nome di Renato Schifani, palermitano, ex esponente democristiano passato a Forza Italia nel 1995. È stato presidente della Camera dal 2008 al 2013. Lasciò il partito di Berlusconi, divenuto nel frattempo Popolo della Libertà, nel 2013 aderendo al Nuovo centrodestra dell’ex ministro della Giustizia Angelino Alfano. Nel 2016 è tornato nella rinata Forza Italia. 

Renato Schifani in campagna elettorale con la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (ANSA/ ORIETTA SCARDINO)

Schifani, che in passato era stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (il procedimento era poi stato archiviato), è attualmente sotto processo a Caltanissetta per associazione a delinquere e rivelazione di segreto d’ufficio. Secondo l’accusa faceva parte del cosiddetto “sistema Montante” guidato appunto dall’ex presidente di Confindustria siciliana ed ex vicepresidente nazionale Calogero Antonello Montante, condannato con rito abbreviato a 14 anni in primo grado ridotti a otto in appello, per aver spiato, anche con intercettazioni, molti personaggi pubblici, tra cui alcuni magistrati, realizzando dossier su di loro.

Schifani, con altri 30 imputati, è processato con il rito ordinario. Il processo è iniziato nel 2018, ma per ragioni procedurali ci sono stati enormi ritardi: al processo di Schifani ne è stato accorpato un altro e si sono aggiunti altri 13 imputati, cosa che ha fatto ricominciare praticamente tutto da capo. Il presidente del tribunale, come spiega il quotidiano Domani, ha già fissato il calendario delle udienze fino al giugno 2023. È tuttavia molto probabile, se non praticamente certo, che il reato cadrà alla fine in prescrizione. 

Nella sua candidatura Schifani è sostenuto da cinque liste: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Popolari e Autonomisti, Dc Nuova.

Il centrosinistra candida Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici, il magistrato creatore del pool antimafia di Palermo ucciso con un’autobomba il 29 luglio 1983. Inizialmente Chinnici era la candidata unitaria dell’alleanza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Il 23 luglio aveva vinto le elezioni primarie, sconfiggendo la candidata dei 5 Stelle, Barbara Floridia, e Claudio Fava, candidato del movimento I Cento Passi.

Caterina Chinnici con il segretario del Partito Democratico Enrico Letta (ANSA/ORIETTA SCARDINO)

La rottura avvenuta a livello nazionale tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle ha avuto come conseguenza anche la rottura dell’alleanza in Sicilia. Caterina Chinnici è ora sostenuta da PD e I Cento passi. Poco prima della presentazione delle liste, Chinnici aveva minacciato di ritirare la propria candidatura se il PD non avesse tolto dalle proprie liste tre nomi considerati impresentabili: Angelo Villari e Luigi Bosco, ex assessori a Catania, sotto processo per il dissesto del comune, e Giuseppe Lupo, indagato per corruzione.

Dopo la rottura dell’alleanza progressista, il Movimento 5 Stelle ha candidato Nuccio Di Paolo, di Gela, ex capogruppo del movimento nell’assemblea siciliana. Il candidato di Azione-Italia Viva è Gaetano Armao, palermitano, ex assessore nella giunta di Nello Musumeci. 

Il vero personaggio emergente di queste elezioni amministrative è però Cateno De Luca (emergente a livello nazionale, perché in Sicilia è molto conosciuto). È sostenuto da due liste regionali, Sicilia Vera e Sud chiama Nord. Lo sostengono due liste provinciali a Palermo e almeno tre liste in ciascuna delle altre province (nove a Messina ed Enna). Lo chiamano Scateno perché litiga, urla, sbraita, aggredisce giornalisti.

È stato sindaco del suo paese, Fiumedinisi, e poi sindaco di Messina. È stato inoltre membro dell’ARS, eletto prima con il Movimento per l’Autonomia e poi con l’Unione di Centro. Tiene una media di nove-dieci comizi al giorno. È stato coinvolto in 16 inchieste e arrestato due volte: è sempre stato assolto o la sua posizione archiviata. In giugno a Messina il candidato sindaco della sua lista, Federico Basile, ha battuto tutti con il 45 per cento dei voti.

Cateno De Luca prega davanti alla statua della Madonna dopo essere stato eletto sindaco di Messina, nel 2018 (Ansa)

Gli ultimi due candidati alla carica di presidente della Regione Sicilia sono Eliana Esposito, catanese, candidata della lista Siciliani Liberi, e Fabio Maggiore, di Bagheria, in provincia di Palermo, per Italia Sovrana e Popolare.

Lo spoglio delle schede delle elezioni amministrative siciliane si terrà il 26 settembre dopo le 14. Sarà infatti data precedenza allo spoglio delle politiche. 

Non dovrebbero esserci problemi di scrutinio questa volta. A giugno, per l’elezione del sindaco di Palermo, i problemi organizzativi furono invece consistenti, per l’assenza di centinaia tra presidenti di sezione e scrutatori. Proprio pochi giorni fa la Digos palermitana, al termine delle indagini, ha denunciato all’autorità giudiziaria 60 presidenti di seggio che il 12 giugno avevano presentato certificati di malattia per non presentarsi ai seggi ed erano andati invece allo stadio a vedere Palermo-Padova, la partita che determinò la promozione in serie B della squadra siciliana.

Il 13 novembre, in Sicilia, si svolgeranno anche altre elezioni importanti. Si voterà per eleggere il sindaco di Partinico, 40mila abitanti in provincia di Palermo, sciolto nel 2019 per infiltrazioni mafiose e da allora amministrato da commissari prefettizi, e a Tortorici nel messinese, un altro comune sciolto per mafia.

Si voterà anche per eleggere il primo sindaco di Misiliscemi, il comune di 8.600 abitanti nato dopo un referendum con cui otto frazioni di Trapani hanno deciso di distaccarsi dalla città e formare un comune autonomo. 

[ Fonte articolo: ilpost ]

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