Sui social network ha già vinto Johnny Depp

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Gran parte degli utenti non ha dubbi su chi abbia ragione nel processo più seguito del momento, ed è determinata a ridicolizzare Heard

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Da quando è iniziato, lo scorso aprile, il processo per l’accusa di diffamazione rivolta dall’attore Johnny Depp all’ex moglie Amber Heard, anche lei attrice, è diventato una fonte inesauribile di video, meme e teorie strampalate pubblicate online. Da un lato c’era da aspettarselo, visto che viene trasmesso per intero sulle televisioni americane e su diversi canali YouTube, e visto che coinvolge due persone famose di cui Depp in particolare, che è uno degli attori più noti di Hollywood dagli anni Novanta. Dall’altro, molti commentatori hanno fatto notare come il dibattito che si sta sviluppando online abbia preso per certi versi una piega disturbante e discutibile, soprattutto per il modo con cui vengono trattate le testimonianze di abusi di Heard e per l’effetto amplificatore di TikTok.

Il processo è iniziato perché Depp aveva accusato di diffamazione Heard, che nel 2018 aveva scritto un articolo di opinione sul Washington Post in cui si definiva «un personaggio pubblico simbolo di violenza domestica», affermando implicitamente di aver subito violenze da parte di Depp (anche se il suo nome non veniva mai citato). Depp sostiene che l’articolo abbia rovinato la sua reputazione e la sua carriera e di essere lui la vittima di abusi tra i due; dal canto suo, Heard ha sempre sostenuto di essere stata vittima di ripetute violenze da parte dell’ex marito quando erano sposati. Il dibattito online delle ultime settimane si è polarizzato tra i pochi che danno ragione a Heard e i moltissimi che stanno dalla parte di Depp.

Le vicende giudiziarie tra i due erano cominciate nel 2016, quando Heard aveva chiesto il divorzio e un’ordinanza restrittiva nei confronti di Depp sostenendo davanti a un tribunale che lui l’avesse picchiata in più occasioni. Da allora, sia nelle aule di tribunale che sui giornali di gossip, sono emerse varie vicende private risalenti alla loro storia: alcune a sostegno della tesi di Heard che Depp avesse un problema di abuso di alcol e sostanze stupefacenti e che diventasse facilmente violento nei confronti della moglie, altre a sostegno di comportamenti tossici e violenti anche da parte di lei. Un episodio raccontato da Depp in particolare è diventato famoso online: ha accusato Heard di aver fatto la cacca nel letto dopo un litigio. Durante il processo in corso sono emerse nuove vicende e accuse molto gravi: Heard ha sostenuto tra le altre cose che l’ex marito l’avrebbe violentata con una bottiglia.

– Leggi anche: Il seguitissimo processo di Johnny Depp e Amber Heard

Nonostante gli argomenti discussi durante il processo riguardino temi di violenza domestica delicati e su cui giudice e giuria devono ancora esprimersi, la discussione online ha preso nella maggior parte dei casi le parti di Depp, contro Heard. Questo fenomeno era già iniziato in occasione del divorzio, ma nelle ultime settimane ha coinvolto migliaia di persone e raggiunto numeri enormi, diventando un filone di battute, meme e soprattutto video.

La maggior parte si stanno diffondendo su TikTok, dove i video con l’hashtag a favore di Depp, #justiceforjohnnydepp, hanno 12 miliardi di visualizzazioni: oltre venti volte quello analogo a favore di Heard, i cui video sono stati visti meno di 50 milioni di volte. In generale, lasciandosi guidare dall’algoritmo del social network è facile imbattersi in video che propongono spezzoni delle deposizioni in tribunale presentati in modo da suscitare empatia e simpatia nei confronti di Depp, e ridicolizzando e umiliando Heard. Il contrario è molto più raro.

I meme che riprendono le risate, le espressioni sarcastiche o le risposte sagaci di Depp all’interrogatorio in tribunale sono stati visti milioni di volte e condivisi da migliaia di persone (anche su altri social network, come Twitter). Molti creatori di contenuti online si stanno arricchendo vendendo gadget di ogni tipo con la faccia di Depp e con le battute ritenute più divertenti delle sue deposizioni. Fuori dal tribunale in Virginia in cui si sta svolgendo il processo c’è ogni giorno una folla di fan pronta a mostrare il proprio sostegno all’attore.

Al contrario, i commenti sotto i video di YouTube che trasmettono il processo in diretta sono molto critici e svilenti nei confronti di Heard e della sua credibilità: c’è chi la chiama «regina del dramma», chi definisce le sue «lacrime di coccodrillo», chi commenta le sue ottime doti di attrice in tribunale e chi ne evidenzia i tratti narcisistici.

I video in cui piange durante l’interrogatorio in tribunale sono stati usati su TikTok per ridicolizzarla e per sostenere la tesi che la sua sia tutta una finzione per guadagnare visibilità e soldi. Un filtro che deforma la faccia in una smorfia di pianto piuttosto ridicola, introdotto dalla piattaforma Snapchat di recente, è stato usato e interpretato da moltissimi utenti come “il filtro di Amber Heard”, anche se Snapchat ha negato che ci fosse un collegamento. Spesso però chi sostiene che Heard voglia solo stare al centro dell’attenzione non tiene conto del fatto che il processo in corso è stato voluto da Depp e che Heard aveva chiesto al tribunale – senza ottenerlo – di archiviare la causa.

La voce di Heard che racconta le violenze subite (in particolare un passaggio in cui dice di essere uscita dalla camera da letto, essere stata schiaffeggiata da Depp e avergli detto «Johnny, mi hai colpito!») è stata usata come audio da moltissimi tiktoker che ci hanno costruito sopra brevi scenette, alcune con interpretazioni grottesche della violenze raccontate e ridicolizzando l’episodio. Alcuni sono stati rimossi da TikTok dopo qualche giorno, con la motivazione che non rispettavano le regole anti bullismo della piattaforma, ma nel frattempo erano stati visti milioni di volte e molti altri sono ancora online.

L’algoritmo di TikTok – che propone continuamente agli utenti contenuti nuovi che potrebbero incontrare i loro gusti – funziona molto bene nel riconoscere fenomeni che potrebbero diventare virali e amplificarli. È quello che è avvenuto con i video che simpatizzano per Depp e che prendono in giro Heard, col risultato secondo molti di ridicolizzare e normalizzare la violenza domestica. Una tiktoker che ha fatto dei video sul caso di Depp e Heard, intervistata da Rolling Stone, ha raccontato di non aver seguito il processo ma di averlo visto tra i trend di TikTok e di aver concluso che Depp è la vera vittima di violenze: «sono una creator e lo faccio per intrattenere. Non entro nel merito di ogni cosa. Per fare questo lavoro devi essere al passo con i trend».

Su Instagram l’influencer Jessica Reed Kraus, che ha quasi un milione di follower, commenta quotidianamente il processo da quando è iniziato, sostenendo l’innocenza di Depp con video e commenti denigratori piuttosto spudorati nei confronti di Heard.

Tra le teorie infondate messe online da chi vuole screditare Heard ce n’è una secondo cui avrebbe avuto della cocaina nel fazzoletto con cui si asciugava il naso, per sniffarla durante l’interrogatorio. Un’altra sostiene che avrebbe copiato parte del suo discorso di apertura da una scena del film Il talento di Mr. Ripley. Una teoria del complotto ben più fantasiosa sostiene addirittura che Heard avrebbe ucciso la propria madre (morta nel 2020) per impedirle di testimoniare in un altro processo, quello che si era svolto a Londra dopo che Depp aveva fatto causa al tabloid Sun, che lo aveva definito «picchiatore di mogli». In quell’occasione il tribunale aveva stabilito che ci fossero tutti gli elementi per affermare che Depp avesse picchiato la ex moglie, e aveva dato ragione al giornale.

@lmdparody

when the sniffs that good! amber Heard seemed to blow her nose UP yesterday in court…. #amberheardvsjohnnydepp #johnnydepptrial #trial #amberheard #johnnydepp #fypシ #fyp #fy #amber #amberheardtissue #amberheardcrying #amberheardjohnnydepp #johnnydepplawsuit #johnydepp

♬ original sound – Little Ms. Demeanor

L’ostilità e l’antipatia verso Heard sono state usate anche a fini di marketing dall’azienda di cosmetici Milani Cosmetics. Durante il processo, infatti, l’avvocata di Heard aveva mostrato un fondotinta dicendo che era quello che l’attrice portava sempre con sé per coprire i lividi che l’ex marito le lasciava in faccia, senza dire il nome del marchio. Riconosciuto il proprio prodotto, Milani Cosmetics ne ha approfittato per pubblicare un video su TikTok in cui mostrava che quel fondotinta nello specifico non era ancora stato commercializzato quando Heard era sposata con Depp, e sostenendo di fatto che Heard avesse mentito. Successivamente, durante il processo, Heard aveva dovuto specificare che quello mostrato non era l’esatto prodotto che usava ai tempi, ma che lo aveva usato come esempio.

In parte questo diffuso astio per Heard è spiegabile con la grande e consolidata popolarità di Johnny Depp, che è molto più famoso di lei e lo è da più tempo: molte persone cresciute con Edward mani di forbice e I pirati dei Caraibi non sopportano l’idea che un attore da loro così apprezzato possa essere stato in alcune circostanze una persona violenta e tossica. Dall’altro lato però un articolo uscito sull’Atlantic fa notare come non tutti gli “odiatori” di Heard lo siano diventati perché fan di Depp.

Secondo Hilde Van den Bulck, docente ed esperta di movimenti di odio online, la comunità di utenti che produce contenuti contro Heard si è formata negli ultimi anni esattamente come si formano quelle di fan, solo che anziché fondarsi su un sentimento positivo, l’“amore” per qualcuno di famoso, si è sviluppata sull’odio. In entrambi i casi il fanatismo si manifesta con un intenso lavoro di investigazione e analisi di tutto quello che si trova online, da cui derivano teorie e complotti che poi vengono condivisi e contribuiscono a rafforzare il senso di appartenenza a un gruppo, diventando una questione identitaria.

@g4r4nce

nothing but amber’s bad acting and johnny’s reactions to it #johnnydepp #justiceforjohnnydepp #johnnydeppisinnocent #amberheard #kimkardashian #pourtoi #court #foryou

♬ ew this is so cringe guilty – 🧌

Le lunghe e dettagliate testimonianze emerse finora nel processo hanno convinto molti che quella tra Heard e Depp fosse una relazione estremamente problematica – “tossica”, come si dice spesso – in cui entrambi hanno avuto comportamenti violenti e gli abusi erano frequenti. Alcune prove e registrazioni hanno messo poi in evidente difficoltà Heard, che in diverse occasioni si è contraddetta e non ha potuto negare per esempio di aver chiesto che l’editoriale pubblicato sul Washington Post coincidesse con l’uscita del suo film Aquaman, o di aver detto a Depp che nessuno gli avrebbe creduto se avesse sostenuto di essere, lui, vittima di violenza domestica. Ma mentre le colpe imputate a Heard non sono messe in discussione e anzi sono sottolineate e tenute in grande considerazione, nella narrazione più diffusa del processo sui social i tanti episodi emersi in cui Depp sarebbe stato violento nei confronti dell’ex moglie sono minimizzati, negati o giustificati.

Il motivo per cui quest’odio si concentra, tra i due, proprio su Heard non è difficile da immaginare e ha diversi precedenti. L’insinuazione secondo cui è frequente che una donna denunci il proprio ex partner famoso per ottenere fama e ricchezza è sempre stata presente nel racconto mediatico di casi simili, e in parte lo è ancora oggi (era successo per esempio con diverse accusatrici di Harvey Weinstein). Le dinamiche sessiste e misogine che portano molte persone a empatizzare più con gli uomini famosi che con le vittime delle loro violenze sono poi radicate, non solo negli Stati Uniti. È per questo che fu coniato e diffuso lo slogan “Believe women” (“credete alle donne”), per sensibilizzare l’opinione pubblica all’idea che le donne che denunciano dovrebbero essere prese seriamente.

Rispetto a questo discorso gli “odiatori” di Heard non sembrano molto consapevoli di quello che fanno: molti, ha raccontato l’Atlantic, sostengono di comportarsi così per sostenere il movimento MeToo screditando una donna che, mentendo e fingendo, andrebbe contro tutto quello per cui le “vere vittime di violenza” hanno lavorato negli ultimi anni.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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