Il governo vuole fare in fretta con il rigassificatore a Piombino

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Per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, ma i sindaci e gli abitanti della zona non sono per niente convinti

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C’erano circa duemila persone sabato in piazza Bovio, sulla punta del promontorio di Piombino, in provincia di Livorno, per protestare contro il rigassificatore galleggiante che sarà posizionato nel porto entro settembre in vista della sua entrata in funzione entro l’aprile del prossimo anno. La decisione di installare un rigassificatore a Piombino è stata presa dal governo nell’ambito del piano per ridurre la dipendenza dell’Italia dal gas importato dalla Russia: il presidente della Toscana Eugenio Giani è stato nominato commissario per fare più in fretta possibile, ma la velocità imposta dal governo alla procedura ha limitato il dialogo con gli enti locali e gli abitanti, inizialmente dubbiosi e ora per lo più contrari. Non è soltanto una questione locale: dal rigassificatore di Piombino dipenderà una parte significativa del fabbisogno italiano di gas.

La prima conferma della scelta di Piombino era arrivata mercoledì 6 aprile durante l’audizione del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani alla commissione Affari esteri della Camera. Cingolani aveva detto che il porto avrebbe ospitato un rigassificatore per uno o due anni. Lo aveva detto senza aver contattato prima gli enti locali, inizialmente rimasti spiazzati dall’annuncio e dal metodo del ministro. Nelle settimane successive erano stati organizzati diversi incontri tra il ministero, la Regione Toscana, il comune di Piombino, l’autorità portuale e i tecnici di SNAM (Società nazionale metanodotti) per analizzare i dettagli dell’operazione, piuttosto complicata nonostante le rassicurazioni del ministero.

La SNAM ha già acquistato il rigassificatore galleggiante, in sostanza una grande nave che occuperà un’intera banchina del porto di Piombino. Si chiama Golar Tundra, è lunga 293 metri e larga 40: era stata costruita nel 2015 e la SNAM l’aveva acquistata per 330 milioni di euro dal gruppo Golar Lng Limited, che ha sede a Bermuda. Si tratta di una FSRU, Floating Storage and Regasification Unit, utilizzabile sia come metaniera, adibita cioè al trasporto di gas liquefatto, sia come impianto di rigassificazione da collocare in un porto per la trasformazione del combustibile da liquido a gas.

Il gas naturale liquefatto, in sigla GNL o LNG, occupa un volume circa 600 volte inferiore e una metaniera può trasportarne una quantità molto maggiore. Il GNL viene trasportato nelle navi a pressione poco superiore a quella atmosferica e a una temperatura di -162 °C. Nei rigassificatori torna allo stato gassoso grazie a un processo di riscaldamento controllato all’interno di un vaporizzatore, che ha un volume adeguato per permettere l’espansione del gas. Il riscaldamento avviene facendo passare il GNL all’interno di tubi immersi in acqua marina – che ha chiaramente una temperatura più alta.

Tornato allo stato gassoso, il gas può essere immesso nei gasdotti della rete di fornitura di un territorio e da lì distribuito nelle case, nelle aziende e impiegato nelle centrali elettriche a gas per la produzione di energia.

L’importazione di GNL è uno dei modi più immediati per trovare nuove fonti di approvvigionamento di gas fuori dal mercato dei gasdotti, più costosi e complicati da costruire. Al momento in Italia ci sono tre rigassificatori, due in mare e uno sulla terraferma. Il più grande è il Terminale GNL Adriatico ed è un impianto offshore: un’isola artificiale che si trova in mare al largo di Porto Viro, in provincia di Rovigo, e ha una capacità di produzione annuale di 8 miliardi di metri cubi di gas. Anche nel mar Tirreno, al largo della costa tra Livorno e Pisa, c’è un rigassificatore offshore: è una nave metaniera che è stata modificata e ancorata in modo permanente al fondale e immette gas in rete dal 2013. Ha una capacità di trattamento annuale di 3,75 miliardi di metri cubi. Il terzo rigassificatore in funzione è invece una struttura onshore, cioè sulla terraferma, si trova a Panigaglia, in provincia di La Spezia e ha una capacità di trattamento di 3,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

La Golar Tundra che sarà installata a Piombino può lavorare fino a 5 miliardi di metri cubi all’anno, una quantità che consentirebbe di ridurre la quota di gas acquistato dalla Russia, da cui nel 2021 l’Italia aveva importato quasi 29 miliardi di metri cubi. Secondo Stefano Venier, amministratore delegato della SNAM, la nave da sola potrà contribuire al 6,5 per cento del fabbisogno nazionale. Il governo vuole installare una nave simile anche nel porto di Ravenna, ma nel 2024, un anno dopo rispetto a Piombino. Oltre ai nuovi rigassificatori, il governo ha trovato nuovi accordi per aumentare la quantità di gas importata attraverso i gasdotti, in particolare dall’Algeria da cui arriveranno 9 miliardi di metri cubi di gas in più rispetto ai 22,5 miliardi di metri cubi importati nel 2021.

La cosiddetta diversificazione, cioè la necessità di trovare nuove fonti per fare a meno del gas russo, è diventata ancora più urgente dopo i tagli alle forniture di gas all’Europa da parte di Gazprom dell’ultima settimana. I tagli stanno iniziando a mostrare i primi effetti: il prezzo del gas naturale sul TTF, il mercato di riferimento per lo scambio di gas in Europa, è aumentato di più del 40 per cento in una settimana, e si teme che nei prossimi giorni possa aumentare ulteriormente se dovessero esserci nuove limitazioni alle forniture.

– Leggi anche: L’Europa deve decidere cosa fare col gas

La protesta dei sindaci e di una parte degli abitanti della zona si inserisce quindi in un complicato contesto internazionale, soggetto a continui e rapidi cambiamenti. Anche per questo il governo vorrebbe una soluzione rapida: il 9 giugno Giani era stato nominato commissario per accelerare la fase delle autorizzazioni. L’obiettivo è far arrivare la nave in porto entro settembre per iniziare l’installazione in vista dell’entrata in funzione entro aprile 2023. Le tempistiche veloci, però, non si conciliano con il dialogo necessario per far sì che la popolazione accetti un’opera di questo tipo.

Le preoccupazioni dei sindaci e dei comitati riguardano due problemi: l’impatto del cloro scaricato in mare dal rigassificatore – secondo le previsioni 50 chili al giorno – e la connessione alla rete del gas attraverso un tubo lungo 8 chilometri dalla nave fino alla prima centrale di distribuzione del gas sulla terraferma. «Di sicuro ci sarà una qualche alterazione del sistema con l’immissione di cloro in quelle quantità, tuttavia non è possibile esprimersi con certezza sull’esito di quell’impatto. Per questo ci vogliono analisi e numeri», ha detto al Corriere Fiorentino Alberto Castelli, professore di Ecologia al Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa. «Bisogna considerare il fatto che, come sostanza, il cloro nell’acqua già sia presente in maniera naturale, resta da capire in che forma e quantità viene immesso, dato che esistono dei limiti scritti da non superare, che immediatamente farebbero capire l’invasività dell’operazione».

In merito al tubo di collegamento, invece, i problemi riguardano il passaggio nell’area industrializzata di Piombino. Se si vorrà realizzarlo sottoterra saranno indispensabili misurazioni dell’inquinamento del suolo e soprattutto bonifiche che potrebbero essere complicate e costose. La soluzione in superficie, invece, avrebbe un impatto notevole sul paesaggio e su molte attività della zona. Molti pescatori, inoltre, temono danni per i loro allevamenti di pesce: Piombino è uno dei principali poli italiani di allevamento di pesce e cozze.

Durante la manifestazione di sabato il sindaco di Piombino, Francesco Ferrari, ha detto che le rassicurazioni date da SNAM non bastano e che il rigassificatore nel porto rappresenta un pericolo per la sicurezza oltre a un danno economico, sociale, ambientale e turistico per una città che con fatica sta cercando di superare la crisi dovuta alla pandemia. «Vogliamo diritto di scelta, per noi e per i nostri figli, e la scelta è no al rigassificatore che pregiudica la sicurezza, il futuro, l’economia, l’ambiente», ha detto Ferrari. Tra le altre cose, il sindaco ha spiegato di essere deluso perché è stato avvertito quando la decisione era già stata presa. Non si è mai discusso se installare il rigassificatore a Piombino o in un altro porto, ma soltanto di come e quando sarebbe stato possibile posizionarlo a Piombino, senza ascoltare il parere dei sindaci della zona.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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