Perché si parla dei biliardini

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Varie categorie sono preoccupate perché è arrivata la scadenza per mettersi in regola con un complesso sistema di certificazione, anche se finora non ci sono state multe

Il sindacato italiano dei balneari, il SIB, ha diffuso una nota per protestare contro l’obbligo di certificare giochi come biliardini, ping pong e flipper previsto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Le lamentele del sindacato sono state riprese da molti giornali, che hanno annunciato un possibile «addio ai biliardini sulle spiagge italiane» a causa delle multe fatte dai funzionari dell’Agenzia in alcuni stabilimenti balneari sulla base delle nuove direttive.

In realtà le direttive erano già state comunicate mesi fa e soprattutto non è stata fatta ancora nessuna multa. La questione è comunque piuttosto complessa, sia per chi ha biliardini e giochi nel proprio locale, sia per chi li produce, perché nei mesi scorsi l’Agenzia delle Dogane aveva effettivamente introdotto alcuni nuovi obblighi che stanno creando difficoltà burocratiche agli imprenditori.

L’obbligo di certificazione non è una novità di questi giorni: risale al 2008 e all’epoca riguardava solo i videogiochi. Aveva senso perché in quegli anni erano stati segnalati diversi casi di modifiche abusive ai videogiochi, trasformati in giochi di azzardo, in particolare in black jack, chemin de fer e baccarat, un gioco di carte. Il censimento fatto grazie all’obbligo di certificazione consentì all’Agenzia di sapere quanti fossero in Italia e dove sarebbe stato possibile fare controlli.

Nel 2012 una legge estese l’obbligo di certificazione a tutti i giochi chiamati di «puro intrattenimento senza vincite di denaro» come biliardini, ping pong e flipper. L’Agenzia giustificò l’estensione con la necessità di garantire più sicurezza, anche se negli ultimi decenni non sono stati segnalati incidenti dovuti al gioco del biliardino o del ping pong. La garanzia di sicurezza sarebbe stata assicurata da una certificazione di conformità e da una serie di altri documenti forniti dall’azienda produttrice dei giochi.

L’obbligo, però, è stato inapplicato per 8 anni, fino al 2020, quando l’Agenzia delle Dogane era infine intervenuta per annunciare che a distanza di un anno sarebbero entrate in vigore le nuove direttive approvate. Attraverso due circolari – del 18 maggio e dell’1 giugno 2021 – l’Agenzia aveva cercato di chiarire le procedure da seguire per certificare biliardini, ping pong e flipper.

In sostanza, è stata introdotta la possibilità di fare un’autocertificazione, un’operazione che nelle intenzioni dell’Agenzia avrebbe dovuto semplificare il sistema. «In realtà l’autocertificazione è molto complicata», dice Eugenio Bernardi, che da 40 anni è consulente di diverse aziende produttrici di biliardini e giochi. «Anche chi è nel settore da molti anni ha avuto molte difficoltà. È necessario caricare sulla piattaforma online molti documenti tra cui una scheda esplicativa e una fotografia per ogni singolo gioco, immessa con firma digitale e con un formato digitale particolare. Io stesso, che conosco molto bene la procedura, ci metto un’ora e quaranta minuti per ogni singolo gioco. Se l’Agenzia ha dovuto pubblicare 3 determine e 7 circolari per spiegare le regole significa che non è tutto così chiaro».

I costi per l’autocertificazione sono abbastanza contenuti: 10 euro divisi in due pagamenti da 5 euro ciascuno per due diverse pratiche. L’Agenzia ha prorogato diverse volte le scadenze per il rispetto dell’obbligo. Inizialmente aveva concesso due mesi di tempo, dall’1 gennaio al 28 febbraio, poi aveva spostato la scadenza al 30 aprile e infine al 15 giugno, ma potrebbero esserci nuove proroghe per consentire agli stabilimenti balneari di mettersi in regola.

La seconda fase delle autorizzazioni è invece assai più complessa e costosa. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, infatti, ha stabilito che l’autocertificazione avrà valore fino al 31 dicembre 2022 o al 31 dicembre 2023 a seconda delle diverse categorie di giochi. Entro le due scadenze, chi possiede un biliardino o un altro gioco deve commissionare un’omologazione ufficiale a uno dei tre enti certificatori, aziende che si occupano di valutare la sicurezza di macchinari industriali o apparecchi prodotti dalle aziende, tra cui appunto i biliardini.

L’omologazione può costare tra tremila e cinquemila euro per ogni modello posseduto. Significa che se un’azienda ha dieci esemplari di un particolare modello dovrà ottenere una sola omologazione. «Nelle ultime settimane la mia azienda ha dovuto caricare 700 schede descrittive per chiedere l’autorizzazione richiesta per ognuno dei 700 apparecchi che possediamo», dice Sergio Milesi, delegato di Astro, l’associazione che rappresenta gli imprenditori del gioco all’interno di Confindustria. «Se le attuali regole saranno confermate, dovremo fare 170 omologazioni».

La sanzione prevista in caso di mancato rispetto della direttiva sulle autocertificazioni è di 4.000 euro. Finora, però, come è stato chiarito dall’Agenzia delle Dogane, non sono state fatte multe. Molti giornali hanno scritto che era stato sanzionato uno stabilimento balneare a Margherita di Savoia, in Puglia, ma in realtà il gestore dello stabilimento si è limitato a riporre il biliardino spontaneamente in magazzino in quanto non ancora certificato. «Non abbiamo dato mandato agli organi ispettivi di emettere sanzioni perché siamo in un periodo transitorio», ha detto il direttore dell’Agenzia delle Dogane, Marcello Minenna. «Per la quarta volta abbiamo riaperto i termini per presentare le autocertificazioni per i ritardatari».

Un’altra differenza rispetto alle interpretazioni più diffuse negli ultimi giorni riguarda l’imposta sugli intrattenimenti (ISI), che non è cambiata. Come ha chiarito in una nota la stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, «tali apparecchi sono assoggettati, da oltre venti anni, all’imposta sugli intrattenimenti. Anche in questo caso, nulla è cambiato con la nuova regolamentazione ed è quindi oggettiva l’inesattezza delle informazioni riportate sui media».

L’ISI consiste nel pagamento di un’aliquota dell’8 per cento, che nel caso dei biliardini è di 40 euro e 80 centesimi in quanto si calcola su un imponibile forfettario di 510 euro. I locali che mettono a disposizione i giochi gratis, come gli oratori, non devono pagare nulla. «L’Agenzia ha semplificato la disciplina del 2012 che era dormiente che è diventata operativa, trasformando un obbligo di legge in una autocertificazione», ha Minenna. «Se l’oratorio fa l’oratorio, il gioco viene dato a titolo gratuito, se invece c’è un bar si capisce che è un altro tipo di attività».

Milesi chiarisce che già da un anno sono state avviate le discussioni tra i rappresentanti degli imprenditori e l’Agenzia delle Dogane per trovare una soluzione a questo obbligo che molti considerano vessatorio e ingiustificato. Finora l’Agenzia delle Dogane ha sempre spiegato che, non avendo potere legislativo, non ha potuto far altro che rispettare le norme di legge. «Siccome è evidente che queste regole siano fuori luogo per quella tipologia di apparecchi, abbiamo chiesto di bloccare temporaneamente gli effetti delle circolari in attesa di una possibile modifica della legge», dice Milesi. «L’Agenzia dice che applica le leggi, eppure le norme tecniche sono scritte da loro».

Nella sua nota, l’Agenzia delle Dogane ha spiegato di essersi fatta promotrice di una nuova norma di semplificazione in discussione in parlamento per rimuovere i giochi di puro divertimento dall’obbligo di certificazione.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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