L’app per favorire il turismo responsabile a Palau, in Micronesia

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Funziona accumulando punti, e più si è rispettosi verso l’ambiente e la cultura locale più si ha accesso a esperienze esclusive

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La Repubblica di Palau è uno degli stati insulari più remoti del mondo: si trova in Micronesia, circa 900 chilometri a sud-est delle Filippine, ed è composta da più di 340 isole, perlopiù disabitate. È anche uno dei paesi più attenti al rispetto del territorio e alla sostenibilità ambientale, soprattutto visto che prima della pandemia da coronavirus era visitata da circa 150mila persone straniere all’anno, sette volte e mezzo la sua popolazione totale. Adesso che ha riaperto i propri confini ai turisti, dopo due anni di chiusura, Palau si è inventata un particolare sistema di ricompense proprio per premiare i comportamenti virtuosi nei confronti dell’ambiente e della cultura locale.

Ad aprile è stato avviato il programma Ol’au Palau, un’iniziativa di turismo responsabile che si basa sulla logica della gamification, cioè l’adozione di tecniche e dinamiche di gioco per creare una certa situazione o raggiungere un certo obiettivo: in questo caso, motivare le persone a trattare con rispetto il territorio offrendo in cambio esperienze esclusive che normalmente non sarebbero aperte ai turisti.

Funziona tutto tramite un’app dedicata, attraverso cui si possono ottenere punti usando creme solari che non danneggiano la barriera corallina, evitando i prodotti di plastica usa e getta, scegliendo di mangiare prodotti coltivati o pescati localmente oppure ancora visitando siti di interesse culturale, come il museo nazionale di Belau y Bai, il più antico della Micronesia. I punti vengono assegnati quando si inquadra il simbolo dell’app che si può trovare nei negozi e nei musei che aderiscono all’iniziativa, ma dalle informazioni disponibili sul sito che la illustra non è chiaro come possano essere assegnati per comportamenti che non si possono verificare direttamente, come nel caso dell’utilizzo di creme che non rischino di danneggiare i coralli.

I punti ottenuti permettono di “sbloccare” vari premi che puntano a soddisfare gli interessi di chi visita il paese, che è una meta turistica diventata popolare soprattutto per le immersioni subacquee, durante le quali si possono ammirare le decine di specie di animali marini che ospita, ma anche i relitti delle navi e degli aerei giapponesi distrutti durante la Seconda guerra mondiale.

Tra i premi che si possono richiedere ci sono per esempio escursioni e visite a grotte nascoste, uscite in kayak o appunto immersioni in posti poco frequentati. Si può anche scegliere di partecipare a varie attività assieme alla comunità locale, come cenare con le persone del posto o assistere ai cerimoniali che accompagnano la nascita del primo figlio di una donna, che a Palau – dove la società è matriarcale – è un evento culturale estremamente importante.

L’idea di organizzare un’iniziativa per convincere i turisti a rispettare l’ambiente è un’evoluzione del cosiddetto “Palau Pledge”, una dichiarazione che esiste dal 2018 e prevede che ciascun visitatore si impegni a trattare con cura l’ambiente e a proteggere le isole, non lasciando traccia del proprio passaggio. È stata pensata dalla palauana Jennifer Koskelin-Gibbons e dalla pubblicitaria australiana Laura Clarke, che vive a Palau e in un’intervista a BBC ha spiegato anche la scelta del nome “Ol’au”: un’espressione informale che si usa per chiamare qualcuno che si conosce, come familiari o amici, e invitarli a condividere un momento di svago, come un barbecue o un giro in barca.

A Palau la pandemia da coronavirus è arrivata con molto ritardo rispetto alla maggior parte degli altri paesi (il primo contagio è stato registrato nell’agosto del 2021), ma i lockdown imposti nel resto del mondo hanno avuto un impatto enorme sull’economia locale.

L’iniziativa Ol’au Palau sembra essere anche un modo per provare a risollevare il turismo e attirare di nuovo i visitatori che mancavano da più di due anni. L’idea di dover rispettare l’ambiente comunque coinvolge anche moltissimi enti, attività e strutture turistiche del posto. Nel 2020 inoltre il governo palauano ha istituito un’enorme area marina protetta che si estende per 500mila chilometri quadrati all’interno della quale è vietata qualsiasi forma di estrazione ed è proibita anche la pesca commerciale.

– Leggi anche: “L’isola dei senza colore”, nell’oceano Pacifico

[ Fonte articolo: ilpost ]

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