Canan Kaftancioglu è un pericolo per Erdogan

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È una delle principali leader dell’opposizione, ha un consenso importante ed è stata condannata con una sentenza quasi certamente pretestuosa

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In Turchia una delle figure politiche più rilevanti è Canan Kaftancioglu, la presidente della sezione di Istanbul del Partito Popolare Repubblicano (CHP, il principale partito dell’opposizione laica e secolare), da tempo molto attiva contro il presidente Recep Tayyip Erdogan. Kaftancioglu, 50 anni, è considerata una seria minaccia per Erdogan, tanto che il suo governo ha già preso contromisure nei suoi confronti, in vista delle elezioni presidenziali che si terranno esattamente tra un anno, nel giugno del 2023.

Lo scorso mese, Kaftancioglu è stata condannata in via definitiva a 4 anni, 11 mesi e 20 giorni di reclusione con l’accusa di offese al presidente e allo stato turco. La condanna è considerata pretestuosa da molti analisti: gli insulti sarebbero contenuti in post sui social network, soprattutto Twitter, e alcuni sono vecchi anche di 10 anni. A fine maggio Kaftancioglu è entrata in prigione ed è stata liberata dopo poche ore, in base a una legge che consente la scarcerazione per reati inferiori ai cinque anni, mentre in suo favore si era radunata una protesta di migliaia di persone.

Il risultato principale della condanna è che Kaftancioglu non potrà presentarsi alle prossime elezioni, né legislative né politiche. Kaftancioglu in teoria non ha più possibilità di far ricorso, ma questo non significa che la sua carriera politica sia finita: ha avuto un ruolo decisivo nel 2019 per l’elezione a sindaco di Istanbul di Ekrem Imamoglu, la prima vittoria in vent’anni per l’opposizione a Erdogan in una elezione di alto livello, ed è molto probabile che tenterà di ripetere l’esperimento a livello nazionale.

Canan Kaftancioglu è stata tra le principali artefici del compattamento delle varie forze di opposizione, anche piuttosto distanti fra loro, che si è verificato negli ultimi mesi, e ha contribuito all’ampliamento dell’elettorato storico del suo partito, grazie a un’azione capace di coinvolgere giovani e minoranze. Una formula che l’opposizione a Erdogan vuole replicare fra un anno e che rende Kaftancioglu pericolosa per l’attuale presidente.

Apertamente di sinistra, femminista, esponente di una visione laica della Turchia che si rifà alla concezione del fondatore del paese moderno Mustafa Kemal Atatürk, Kaftancioglu ha appoggiato i movimenti pro LGBT+, cosa poco comune per un politico di rilievo in Turchia.

Kaftancioglu è figlia di un maestro elementare e di una casalinga, è cresciuta in una cittadina sul Mar Nero e si è laureata in Medicina forense. Attivista già ai tempi dell’università a Istanbul, quando difese il diritto delle studentesse a entrare in facoltà col velo, si è laureata con una tesi sui casi di tortura documentati dalla Fondazione per i Diritti Umani turca. Ha sposato un medico che lavora in un ospedale pubblico e il cui padre, giornalista, fu assassinato da ultranazionalisti turchi nel 1980.

I suoi legami con i movimenti di “base” sono diventati lavoro politico quando nel 2011 ha assunto l’incarico di capo ufficio stampa, cultura e comunicazioni nel partito Popolare Repubblicano. Da allora il suo ruolo nel partito è cresciuto. Attualmente Kaftancioglu è una delle dirigenti più influenti e riconoscibili del partito, anche se non ne è la segretaria (quel ruolo è occupato da anni dal vecchio leader Kemal Kilicdaroglu).

Negli anni si è distinta per posizioni considerate controverse in Turchia, come il riconoscimento del genocidio armeno o la critica a politiche aggressive nei confronti dei gruppi curdi, e ha finito col modificare la stessa natura del CHP. Il partito era considerato distante dalle fasce più povere della popolazione e ostile ai turchi religiosi, ma Kaftancioglu è riuscita a rinnovarne l’immagine diventando simbolo di un cambio generazionale in un paese tradizionalmente dominato da uomini anziani, lo ha reso attraente per i più giovani, meno legati rispetto ai genitori alle divisioni politiche classiche.

Kaftancioglu rifiuta la retorica militare e muscolare tipica del CHP: se tradizionalmente i membri del partito si definiscono “soldati di Atatürk”, lei usa “compagna di Atatürk”. Con una campagna focalizzata sulla lotta alla corruzione e sui diritti, ha contribuito a posizionare il suo partito al centro di un’ampia coalizione che, nelle elezioni per il sindaco di Istanbul nel 2019, comprendeva il Partito democratico del popolo (HDP), di sinistra e filo-curdo, oltre che partiti di destra e islamisti.

La sua condanna giudiziaria per insulti a Erdogan e allo stato, che fa riferimento ad alcuni tweet, fra cui quello in cui definì il governo di Ankara «serial killer» (in riferimento all’uccisione di un manifestante durante le proteste del 2013), si inserisce in un ampio filone di sentenze politiche ritenute politicamente motivate contro gli oppositori del presidente Erdogan.

Lo stesso sindaco di Istanbul, uno dei possibili candidati ad affrontare Erdogan alle presidenziali, dovrà rispondere dell’accusa di aver criticato il verdetto del Concilio Supremo elettorale che ha condannato Kaftancioglu: rischia 4 anni di carcere e l’interdizione dai pubblici uffici.

Nel corso degli anni le accuse contro personalità rilevanti che minacciavano Erdogan sono state numerose: l’imprenditore e oppositore Osman Kavala è stato condannato all’ergastolo, con l’accusa di voler sovvertire il governo, per le sue critiche a Erdogan; Selahattin Demirtas, uno dei leader del partito curdo HDP, deve scontare sei anni di prigione, benché la sua condanna sia stata ritenuta illegittima anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

All’inizio di giugno, Erdogan ha promosso a viceministro della Giustizia il giudice Akın Gürlek: quello che ha condannato Kaftancioglu, Demirtas e vari altri attivisti e oppositori del governo.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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