Alle amministrative il centro si presenta in ordine sparso

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Italia Viva, Azione e Più Europa si presentano assieme in poche città, e non sembrano avere piani comuni in vista delle politiche del 2023

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In Italia esistono almeno tre piccoli partiti di centro: Azione, Italia Viva e Più Europa. Da tempo diverse persone che gravitano attorno a questi partiti auspicano un’alleanza elettorale che riesca a massimizzare i voti provenienti dall’elettorato centrista, che a giudicare dai sondaggi non sembra particolarmente ampio, almeno in questo periodo storico. Finora un accordo di questo tipo si è materializzato solo in parte con un’alleanza informale fra Azione e Più Europa.

In molti comuni che voteranno per rinnovare il sindaco il 12 giugno, Italia Viva sostiene invece candidati diversi, cosa che complica ulteriormente il progetto di un’unica lista centrista in vista delle elezioni politiche del 2023.

Azione e Più Europa si presentano insieme ma non seguono un’unica strategia nei rapporti col centrosinistra: a volte sostengono un candidato di coalizione, come a Verona, Monza e Piacenza. In altre città si presentano da soli, come a Palermo, Parma e La Spezia. Il quadro, insomma, è piuttosto confuso.

Il partito che ha più agitato questo contesto rimane comunque Italia Viva, che in vista delle amministrative non ha scelto una linea nazionale ma ha preferito «seguire le indicazioni che ci sono arrivate dal territorio», spiega Ettore Rosato, vicepresidente del Senato e coordinatore nazionale di Italia Viva: «e in base a queste abbiamo orientato il nostro lavoro».

In diverse e importanti città Italia Viva si presenta nella stessa coalizione del centrodestra: è successo a Genova, dove Italia Viva sostiene il popolare sindaco uscente Marco Bucci, ma anche a Catanzaro, dove invece il centrodestra ha deciso di sostenere il candidato di Italia Viva Valerio Donato. A Verona Italia Viva sostiene l’ex sindaco della Lega Flavio Tosi, oggi candidato di centrodestra sostenuto anche da Forza Italia. A Palermo il gruppo dirigente locale sostiene e si è candidato in una lista per Roberto Lagalla, candidato del centrodestra unito, nonostante la dirigenza del partito abbia preso formalmente le distanze da questa scelta.

Azione e Più Europa hanno fatto una scelta molto diversa: nelle città in cui non hanno un proprio candidato sindaco non si sono presentati oppure hanno aderito alla candidatura del centrosinistra. «Per noi con Lega e Fratelli d’Italia c’è un’incompatibilità ambientale, anche a livello locale», ha spiegato a Repubblica Matteo Richetti, senatore e presidente di Azione.

In realtà anche fra i dirigenti e gli attivisti di Italia Viva ci sono moltissime persone che si sentono molto più a loro agio nel centrosinistra che nel centrodestra, per non parlare degli altri partiti di centro: il programma e i valori sono praticamente indistinguibili da quelli di Azione e Più Europa, cioè in estrema sintesi a destra del PD sul lavoro, l’ambiente e in generale i temi economici, allineati col centrosinistra sui diritti civili e con un’idea garantista della giustizia, figlia della tradizione liberale.

Diversi osservatori della politica ritengono che la ragione per cui Italia Viva non abbia alcuna alleanza stabile dipende soprattutto da fattori personali: il segretario Matteo Renzi ha pessimi rapporti con buona parte dei dirigenti del Partito Democratico, di cui è stato segretario fra 2013 e 2017, e non si prende con Carlo Calenda, leader di Azione. «Decidi se vuoi fare politica o business», disse per esempio Calenda a Renzi dopo le polemiche per i suoi incarichi di consulenza in Arabia Saudita. Questa freddezza si traduce in una distanza anche a livello locale, oltre che nazionale.

L’unico elemento che unisce Azione e Italia Viva, per ora, è l’ostilità al Movimento 5 Stelle. In vista delle elezioni amministrative nessuno dei due partiti si è detto disponibile a entrare in una coalizione insieme al Movimento 5 Stelle, di cui criticano l’approccio populista e alcune delle principali proposte politiche.

Italia Viva in effetti non sostiene alcun candidato condiviso col Movimento 5 Stelle nelle grandi città al voto, mentre per quanto riguarda Azione, Calenda aveva detto che il partito non avrebbe fatto parte di coalizioni in cui sarebbe stato presente il simbolo del Movimento 5 Stelle. Di recente Pagella Politica ha verificato che «è vero che il simbolo di Azione non comparirà mai a fianco a quello del M5S alle prossime comunali. Allo stesso tempo, però, in alcuni dei 26 capoluoghi al voto il partito di Calenda sosterrà gli stessi candidati sindaco supportati dal M5s». Succederà per esempio a Padova e Viterbo.

Rosato invita a non trarre particolari conclusioni dalle divisioni e alleanze di queste elezioni amministrative: «in questi casi l’incompatibilità con alcuni partiti si può annacquare perché il governo di Pistoia, per esempio, non si basa su cosa pensiamo della Legge Severino ma sull’amministrazione della città e risposte più operative». Per quanto riguarda l’alleanza con gli altri partiti centristi in vista delle elezioni politiche del 2023, almeno per Italia Viva, si vedrà nei prossimi mesi.

Azione e Più Europa sembrano invece meno intenzionate a una prospettiva condivisa. Calenda, ha scritto di recente il cronista politico Francesco Verderami sul Corriere della Sera, «non appare oggi intenzionato ad allearsi con altri: teme che un simile rassemblement venga visto dagli elettori come un’unione di reduci e punta in solitudine a diventare la terza forza, determinante per il governo nella prossima legislatura».

[ Fonte articolo: ilpost ]

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