Luigi Di Maio è sempre più lontano dal M5S

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Dopo lo scontro politico con Conte degli ultimi giorni, i giornali danno per certo che presto se ne andrà o verrà espulso

Ormai da giorni le cronache politiche sui giornali raccontano di fortissime tensioni fra il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e la dirigenza del suo partito, il Movimento 5 Stelle, di cui Di Maio è stato a capo fra il 2017 e il 2020. Molti commentatori sono convinti che sia solo questione di tempo prima che Di Maio venga espulso dal Movimento oppure decida di uscirne. In entrambi i casi sarebbe una notizia molto rilevante e potenzialmente cruciale per capire cosa ne sarà del partito più votato alle elezioni politiche del 2018, ma che da tempo viene descritto come allo sbando.

Lo scontro era rimasto perlopiù sotterraneo e confinato ai retroscena politici fino alla scorsa settimana, quando Di Maio aveva criticato duramente il presidente del M5S Giuseppe Conte per i risultati delle elezioni amministrative, molto negativi per il partito. Ma dietro c’è uno scontro che va avanti da più tempo e che riguarda la linea politica di Conte e di gran parte del M5S sull’invasione russa dell’Ucraina, che Di Maio giudica eccessivamente ambigua riguardo al sostegno alla popolazione e al governo ucraini. Da ministro degli Esteri del governo Draghi, tra i più convinti sostenitori europei del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, da mesi Di Maio sembra poco a suo agio in un partito in cui sono diffusi estesi scetticismi sulla posizione da tenere nei confronti del conflitto, a partire dalle forniture di armi.

Domenica sera si è tenuta una riunione del Consiglio nazionale del M5S, uno dei vari organi dirigenziali del partito composto da vari rappresentanti come i presidenti dei gruppi parlamentari, che ha diffuso un comunicato altrettanto duro su Di Maio, accusandolo di avere portato un «grave discredito sull’intera comunità politica del M5S». Nel frattempo sui giornali sono uscite varie interviste a leader del M5S vicini a Conte estremamente critiche con Di Maio. Il vicepresidente del partito Riccardo Ricciardi lo ha definito un «corpo estraneo», mentre la senatrice Paola Taverna ha detto alla Stampa: «non lo riconosco più, sembra di sentir parlare Renzi, si comporta come un centrista qualunque».

Mercoledì è arrivata anche una critica molto netta del presidente della Camera, Roberto Fico, espresso dal M5S e fino a poco tempo fa considerato in ottimi rapporti con Di Maio. «Ci sono frizioni all’interno del Movimento, è vero», ha detto Fico, «però non riesco proprio a comprendere che il ministro Di Maio attacchi su posizioni rispetto alla NATO e all’UE che assolutamente nel Movimento non ci sono». Un portavoce di Di Maio ha risposto a Fico dicendo che «siamo stupiti e stanchi per gli attacchi che diversi esponenti del M5S, titolari anche di importanti cariche istituzionali, hanno rivolto al ministro Di Maio».

La tensione fra Di Maio e Conte e i suoi alleati ha una componente personale – i giornali scrivono che i due non vanno d’accordo da tempo – ma sembra soprattutto di natura politica. In estrema sintesi, Di Maio ha moderato molte delle sue posizioni che aveva quando era capo politico del Movimento 5 Stelle, nonché di fatto leader dell’ala destra del partito. Fu Di Maio, fra le varie cose, a spingere per formare un governo con la Lega, a proporre un referendum per uscire dall’euro, a definire le ong che soccorrono i migranti in mare «taxi del Mediterraneo», a chiedere la messa in stato d’accusa contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante le trattative per formare il governo nel 2018.

Oggi Di Maio, dopo quattro anni ininterrotti da ministro, dice cose come «rivendico con orgoglio di essere fortemente atlantista ed europeista», difende il presidente del Consiglio Mario Draghi ogni volta che ne ha l’occasione, e ha buonissimi rapporti col Partito Democratico, con diversi piccoli partiti centristi e con l’ala moderata di Forza Italia. Conte invece sta cercando di portare il Movimento in una direzione opposta, più vicina ai temi promossi nei primi anni di vita del partito, con toni diversi rispetti a quelli del fondatore Beppe Grillo ma in linea col populismo degli inizi.

Tutti i principali giornali sostengono che Di Maio stia lavorando per fondare un nuovo partito insieme ad altri leader politici, il più citato dei quali è il sindaco di Milano Beppe Sala, che al momento fa parte dei Verdi. Repubblica scrive che Di Maio sta anche portando avanti delle «interlocuzioni» col sindaco uscente di Parma Federico Pizzarotti, che aveva lasciato il M5S nel 2016, ma anche con amministratori di centrodestra come il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. La Stampa osserva che per Di Maio «l’opzione migliore potrebbe essere quella di entrare in una forza nuova che aggreghi le anime le anime liberali, ecologiste e moderate».

Prima però dovrebbe uscire o essere espulso dal Movimento 5 Stelle. Sui giornali la seconda ipotesi sembra ancora la più probabile. Per le norme previste dallo statuto del Movimento, passa da una decisione del presidente, cioè Conte, e dal collegio dei tre probiviri, una specie di organo di controllo sulla fedeltà al partito. Anche il garante, cioè Beppe Grillo, ha il potere di chiedere una sanzione al collegio dei probiviri: ma da quello che si legge sui retroscena politici potrebbe provare a fare da intermediario fra Conte e Di Maio per evitare una scissione. Diversi giornali scrivono che nei prossimi giorni ci si aspetta che Grillo vada a Roma per una serie di riunioni politiche.

Il Corriere della Sera scrive che secondo un calcolo di alcune persone vicine a Conte una eventuale espulsione o uscita dal Movimento di Di Maio causerebbe una scissione di circa una ventina di parlamentari. Secondo altre fonti più vicine a Di Maio, il numero sale a «30-40 parlamentari», mentre per una fonte vicina al Partito Democratico sentita dal Sole 24 Ore, i fuoriusciti sarebbero 70-80.

Non è ancora chiaro cosa succederebbe al suo incarico da ministro degli Esteri in caso di uscita o espulsione del Movimento. Fonti di governo hanno fatto sapere a Repubblica che Draghi non gradirebbe una richiesta del Movimento 5 Stelle di cambiare il ministro degli Esteri con una guerra in corso ai confini dell’Europa.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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