Guida alle elezioni amministrative

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Domenica si voterà in più di 900 comuni fra cui Palermo, Genova, l’Aquila e Verona: quali potrebbero essere le conseguenze sulla politica nazionale?

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Domenica 12 giugno, oltre che per i referendum sulla giustizia, si voterà per rinnovare sindaco e consiglio comunale in 971 comuni italiani, fra cui 26 capoluoghi di provincia. I seggi saranno aperti dalle 7 alle 23. Lo scrutinio invece inizierà lunedì 13 alle 14, dato che verrà data la precedenza a quello dei referendum. Nelle città che hanno più di 15mila abitanti se nessun candidato avrà ottenuto il 50 per cento più uno dei voti si terrà un voto di ballottaggio fissato per il 26 giugno.

Fra le città al voto ci sono 4 capoluoghi di regione – Genova, Palermo, l’Aquila e Catanzaro – e diversi altri centri importanti come Verona, Taranto, Parma, Padova e Messina. Ormai da giorni i leader politici sono impegnati nella campagna elettorale in giro per l’Italia. Il ministero dell’Interno ha calcolato che si voterà nel comune di residenza di 10 milioni di persone che vivono in Italia, praticamente una su sei.

La gran parte dei 26 capoluoghi è governata dal centrodestra grazie all’ottima tornata elettorale del 2017, una delle più negative della storia recente per il centrosinistra. Sulla carta quindi il centrodestra ha solo da perdere da questo voto: in realtà parte avanti in varie città sia per i consensi molto alti a livello nazionale, che secondo i sondaggi sono persino superiori al 50 per cento, sia perché a livello locale i sindaci uscenti che si ricandidano sono tradizionalmente avvantaggiati rispetto agli avversari. Al momento il centrosinistra è sfavorito in tutti e quattro i capoluoghi di regione in cui si vota, e anche altrove non ci si aspettano risultati nettamente positivi, a meno di qualche sorpresa.

A Genova la campagna elettorale è stata piuttosto dimessa, anche perché secondo commentatori e sondaggi il risultato appare piuttosto scontato: l’attuale sindaco Marco Bucci, 62 anni, ex manager d’azienda, il primo di destra o centrodestra che abbia mai vinto in città, dovrebbe essere rieletto forse già al primo turno. Bucci è apprezzato soprattutto per come ha gestito da commissario straordinario i lavori della ricostruzione del Ponte Morandi, il cui crollo nel 2018 causò 43 morti. In poco meno di due anni è stato inaugurato il nuovo viadotto, disegnato dall’architetto Renzo Piano. Bucci è sostenuto anche da Italia Viva, il partito di Matteo Renzi. Il candidato di centrosinistra è Ariel Dello Strologo, 55 anni, avvocato, ex presidente della comunità ebraica di Genova. Lo sostengono i partiti di sinistra, di centrosinistra e il Movimento 5 Stelle.

Il sindaco uscente di Genova, Marco Bucci (LaPresse – Massimo Paolone)

Fra le poche questioni che hanno animato la campagna elettorale c’è stata quella del cosiddetto “scolmatore”, una grande galleria che alleggerirà il principale torrente della città in caso di grandi afflussi provocati dalla pioggia, i cui lavori sono fermi da mesi.

– Leggi anche: Genova aspetta il suo “scolmatore”

Palermo invece cambierà sindaco dopo i due mandati consecutivi di Leoluca Orlando, indipendente di centrosinistra. Il centrodestra ha candidato Roberto Lagalla, 67 anni. Radiologo, ex rettore dell’università di Palermo, assessore regionale alla Sanità dal 2006 al 2008 e all’Istruzione dal 2017 fino alle dimissioni di quest’anno. Tra i mediatori più influenti che hanno convinto i partiti a convergere su Lagalla ci sono anche Marcello Dell’Utri e Salvatore Cuffaro, detto Totò: entrambi non possono fare politica attiva perché condannati rispettivamente a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e a 7 anni per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. Il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle appoggiano invece la candidatura di Franco Miceli, ex assessore comunale ai Lavori pubblici nonché attuale presidente del Consiglio nazionale degli architetti.

Il segretario del PD Enrico Letta insieme a Franco Miceli (ANSA / IGOR PETYX)

Negli ultimi anni il comune ha deciso di chiudere al traffico molte strade e piazze. La restituzione delle strade alle persone e la spinta verso una mobilità più sostenibile sono due dei princìpi che hanno guidato gli ultimi dieci anni dell’amministrazione di Orlando, che però è accusato di avere gestito male la transizione. Durante la campagna elettorale si è parlato molto, per esempio, di tre nuove linee di tram di cui Orlando ha appena approvato la costruzione nel centro della città: nessuno dei principali candidati sembra però volere farsene carico.

– Leggi anche: Palermo deve decidere cosa fare con le auto

Verona è forse la grande città in cui l’esito è più incerto. Il sindaco uscente Federico Sboarina, noto fra le altre cose per la sua vicinanza agli ambienti di estrema destra della città, si è ricandidato ed è sostenuto dai principali partiti di destra. I suoi avversari saranno soprattutto l’ex sindaco Flavio Tosi, sostenuto da Italia Viva e Forza Italia, e l’ex calciatore Damiano Tommasi. I sondaggi danno tutti e tre molto vicini.

Sboarina con Matteo Salvini (Lapresse / Stefano Cavicchi)

Mentre Tommasi è alla sua prima esperienza politica, Tosi e Sboarina hanno una lunga storia: non solo all’interno dell’amministrazione cittadina, ma anche tra loro. Una storia fatta di vicinanze, separazioni e conflitti: elementi che hanno condizionato la campagna elettorale. 

– Leggi anche: A Verona non c’è una sola destra

All’Aquila i candidati principali sono invece il sindaco uscente Pierluigi Biondi, di centrodestra, netto favorito, e Stefania Pezzopane, 62enne deputata del Partito Democratico ed ex presidente della provincia. Pezzopane è forse la candidata sindaca più sostenuta dai pezzi grossi del partito fra le città principali: nelle ultime settimane hanno fatto campagna per lei il segretario del PD Enrico Letta, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il ministro della Cultura Dario Franceschini e quello della Salute Roberto Speranza. I pochi sondaggi realizzati danno però in vantaggio Biondi, che spera addirittura di vincere al primo turno.

La situazione è molto più caotica a Catanzaro, dove negli ultimi 25 anni ha quasi sempre governato Sergio Abramo, ex imprenditore di centrodestra, che però arriva al voto indebolito. Forza Italia e Lega sostengono la candidatura di Valerio Donato, professore di Diritto privato all’università cittadina nonché storico attivista del Partito Democratico locale. «Ribadisco di non essere un candidato del centrodestra, così come ho preferito non essere un candidato del centrosinistra», ha detto ancora pochi giorni fa.

Fratelli d’Italia ha candidato invece la propria vicecapogruppo alla Camera, Wanda Ferro, sostenuta anche da Abramo. Il centrosinistra e il M5S appoggiano Nicola Fiorita, che insegna Diritto canonico all’Università della Calabria e si era già candidato senza successo nel 2017.

Altre due città che saranno seguite con attenzione da tv e giornali saranno Parma e Taranto. A Parma si eleggerà un nuovo sindaco dopo dieci anni di Federico Pizzarotti, il primo sindaco espresso dal Movimento 5 Stelle in un capoluogo di provincia. Pizzarotti nel frattempo è uscito dal M5S e per la sua successione sostiene la candidatura del suo attuale assessore alla Cultura, Michele Guerra, insieme al centrosinistra. Lega e Forza Italia hanno invece candidato Pietro Vignali, già sindaco fra il 2007 e il 2011, che nel 2015 patteggiò due anni di carcere per peculato e corruzione nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione delle società partecipate del Comune di Parma.

A Taranto invece il grande favorito è il candidato del centrosinistra Rinaldo Melucci, che lo scorso novembre il consiglio comunale aveva sfiduciato con un atto del notaio per motivi mai del tutto chiariti, probabilmente legati a questioni personali tra l’ex sindaco e alcuni consiglieri di maggioranza.

– Leggi anche: Taranto vuole cambiare identità

Rinaldo Melucci (Valerio Portelli/LaPresse)

Taranto fra l’altro è una delle 18 città in cui PD e Movimento 5 Stelle si presentano insieme dopo avere passato anni a litigare e rimanere su posizioni opposte. È la prima volta che i due partiti si presentano insieme in maniera così sistematica alle amministrative, anche se è difficile prevedere quali conseguenze avrà questo voto per la loro alleanza.

Il M5S sta infatti attraversando un delicatissimo periodo di transizione, e in vista delle elezioni politiche del 2023 e di una gestione più compiuta da parte di Giuseppe Conte ha deciso di non presentarsi in moltissime città. Il Corriere della Sera ha calcolato che su 978 comuni in cui si vota, il M5S si è presentato in appena 64, fra cui 17 capoluoghi: appena il 6,5 per cento del totale. In Sicilia, dove alle politiche del 2018 aveva ottenuto quasi un voto su due, il Movimento sarà presente in quattro comuni (Palermo, Messina, Erice e Scicli) su 120. In Sardegna soltanto a Oristano su un totale di 65 comuni.

Anche il centrodestra non se la passa benissimo: nonostante si presenti unito in moltissime città ci sono eccezioni notevoli – Verona, Parma e Catanzaro su tutte – e la percezione di molti commentatori è che eventuali buoni risultati di Fratelli d’Italia nelle città in cui si presenta da solo aumenteranno le tensioni già emerse con forza durante le ultime elezioni del presidente della Repubblica.

Anche i partiti di centro arrivano al voto divisi e in ordine sparso: Azione di Carlo Calenda e Più Europa hanno stretto un’alleanza e si presentano ovunque uniti e spesso in coalizione col centrosinistra, mentre Italia Viva, nelle poche città in cui si presenta, sostiene sia candidati di centrosinistra sia candidati di centrodestra.

Questo, infine, è l’elenco completo dei 26 capoluoghi di provincia in cui si voterà: Alessandria, Asti, Barletta, Belluno, Catanzaro, Como, Cuneo, Frosinone, Genova, Gorizia, L’Aquila, La Spezia, Lodi, Lucca, Messina, Monza, Oristano, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Verona e Viterbo.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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