Louis Vuitton: la sfilata Cruise 2022-23 al tramonto della California

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Aveva un che di leggendario la sfilata Cruise 2022-23 di Louis Vuitton, andata in scena a La Jolla, a San Diego, giovedì 12. In Italia erano le 3 di notte del giorno dopo, ma la California godeva di un tramonto dorato che ha reso “il sole l’ospite d’onore della sfilata”, come ha raccontato lo stesso direttore creativo, Nicolas Ghesquière. Batteva sulle pareti frastagliate del celebre Salk institute for biological studies, progettato da Louis Khan, eccezionalmente preso in prestito come set dello show, con l’orizzonte sul mare a fare da scenografia e la passerella snodata tra i balconi dell’edificio brutalista e il cortile in travertino disegnato da Luis Barragàn, attraversato dal rivolo d’acqua al centro, a simboleggiare la vita. Un luogo dal fascino mistico eppure ultra scientifico, tra i più prestigiosi istituti di ricerca in campo biomedico nel mondo.

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Una duplice essenza che ripercorreva la sfilata, dove la californication di modelle con sotto braccio skate logati LV e dettagli techno chic da surfista incrociava look dai richiami fantascientifici. Specchiati e lucenti oppure stampati e cromati, gli outfit scultorei citavano ora Grace Jones e i volumi Anni 80, definiti da cappucci morbidi e avvolgenti e dalle spalle imbottite, ora look da guerriera, con i top incrociati sul davanti e le armature di pailettes o di maxi scaglie lamé. Impossibile non pensare a Dune: dai drappeggi di Zendaya nell’ultimo film di Villeneuve alle corazze in pelle e ai maxi guanti-bracciali che richiamavano la pellicola di Lynch.

Un look della sfilata Cruise 2022-23 di Louis Vuitton.

In apertura, un trionfo di abiti dai richiami seicenteschi (la storia del costume, insieme agli Ottanta, è una grande fonte d’ispirazione per Ghesquiere) poi ripresi dai bomber oversize che echeggiavano più le casacche lanzichenecche che lo stile college. In chiusura, i volumi futuristi: con i baveri delle giacche trasformati in ampissimi scolli scultorei e una pioggia di frange in lurex al posto della giacca. Non è dato sapere quale parte sia piaciuta di più agli ospiti in prima fila, dov’erano sedute, tra le altre, Lea Seydoux, Emma Roberts, Ana De Armas, Phoebe Dynevor e Stacy Martins.

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Sugli accessori ancora techno-glamour. Parola d’ordine per le borse, splendere tra i bagliori della pelle matelassé e le maxi borchie, così come per gli stivali alti intrecciati o ricoperti di pailettes double face oro e argento. Poi sneaker dalla suola ultra chunky e boots cattivissimi, con la punta ferrata e le catene al posto dei lacci. In testa, gli occhiali a mascherina e, alternati ai drappeggi stile nomade, cappelli con veletta parasole sul collo che sembravano allo stesso tempo l’augurio di viaggi esotici postpandemici  e la prospettiva di un futuro arido e sabbioso. Proprio la California, fino ai tempi di Steinbeck, era la terra dei pascoli lussuregganti.

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Amica ©RIPRODUZIONE RISERVATA

[ Fonte articolo: Amica ]

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