La prossima ondata di coronavirus in Europa

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L’ECDC ha definito BA.4 e BA.5 “varianti di cui preoccuparsi” e stima che diventeranno presto dominanti, causando un sensibile aumento dei contagi

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha definito “varianti di cui preoccuparsi” le sottovarianti di omicron BA.4 e BA.5, prevedendo che diventeranno dominanti in Europa nei prossimi mesi, rendendo probabile una nuova ondata di casi di coronavirus nel continente. Al momento non ci sono comunque indicazioni su una maggiore gravità dei sintomi da COVID-19 per chi sviluppa un’infezione da BA.4 o BA.5 rispetto alle precedenti sottovarianti di omicron già circolate in Europa e in altre aree del mondo.

BA.4 e BA.5 erano state identificate per la prima volta in Sudafrica tra gennaio e febbraio di quest’anno e da allora sono diventate dominanti nel paese. Le due sottovarianti sono riuscite a sostituire le altre versioni di omicron grazie ad alcune differenze nella loro struttura, che le rende particolarmente contagiose anche per chi aveva già subìto in precedenza un’infezione da coronavirus, omicron compresa.

Finora in Europa la quantità più consistente di contagi da BA.5 è stata registrata in Portogallo, dove si è assistito a un sensibile aumento dei casi positivi. Secondo le autorità sanitarie portoghesi, alla fine della prima settimana di maggio BA.5 era stata la causa del 37 per cento circa dei contagi rilevati. Hanno inoltre calcolato che in Portogallo il vantaggio di crescita di BA.5 rispetto a BA.2, altra sottovariante molto diffusa negli ultimi mesi in Europa, sia del 12 per cento su base giornaliera, un dato simile al 12 per cento calcolato in precedenza in Sudafrica. Mantenendo questo tasso di crescita, BA.5 diventerà dominante in Portogallo tra poco meno di una settimana.

Il tasso di crescita così alto, spiega sempre l’ECDC, deriva probabilmente dalla capacità di BA.4 e di BA.5 di superare l’immunità sviluppata con precedenti infezioni da coronavirus o in seguito alla vaccinazione. Dai test di laboratorio, effettuati su campioni di sangue prelevati da pazienti non vaccinati che avevano avuto un’infezione da BA.1, è emerso che le due nuove sottovarianti sono in grado di sfuggire alle risorse immunitarie sviluppate per contrastare BA.1. I non vaccinati – anche se infettati in precedenza – hanno quindi meno probabilità di essere protetti dalla COVID-19 sintomatica rispetto a chi ha completato il ciclo vaccinale, ricevendo anche la dose di richiamo.

I test sono stati effettuati anche su campioni di sangue prelevati da persone vaccinate, sui quali è stata riscontrata una maggiore capacità di contrastare le nuove sottovarianti rispetto ai non vaccinati. È comunque importante ricordare che l’immunità offerta dal vaccino tende a ridursi nel corso del tempo. Tuttavia, la vaccinazione contribuisce a sviluppare difese immunitarie che rendono meno rischiosa un’infezione da COVID-19, riducendo il rischio di ricovero e nei casi più gravi di morte.

Le cose da sapere sul coronavirus

Gli studi svolti finora in Sudafrica, e negli altri paesi in cui BA.4 e BA.5 iniziano a essere presenti, non hanno fatto rilevare un aumento della gravità delle infezioni rispetto alle precedenti sottovarianti di omicron.

L’ECDC ha comunque segnalato che: «La presenza di queste varianti potrebbe causare un aumento complessivo significante di casi di COVID-19 in Europa nei prossimi mesi». Al momento BA.4 e BA.5 non sono ancora molto diffuse nel continente, ma considerato il loro vantaggio di crescita è ormai evidente che diventeranno dominanti in Europa nel corso dei prossimi mesi: «Sulla base dei dati limitati finora disponibili, non ci si attende un aumento della gravità delle infezioni rispetto alle sottovarianti BA.1 e BA.2 già in circolazione. Tuttavia, come nelle precedenti ondate, se i livelli di COVID-19 dovessero aumentare significativamente, ci potrebbe essere un aumento di ricoveri negli ospedali e nei reparti di terapia intensiva».

Come raccomandato più volte nei mesi scorsi all’emergere di nuove varianti, l’ECDC consiglia ai governi europei di effettuare test e sequenziamenti per tenere traccia degli eventuali aumenti di casi dovuti a BA.4 e BA.5, in modo da produrre modelli di previsione più accurati su possibili aumenti di casi. Al momento non ci sono invece raccomandazioni per procedere con una seconda dose di richiamo dei vaccini, se non per le persone con più di 80 anni come già consigliato in precedenza.

Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità (ISS), la sottovariante BA.2 in Italia è al 93,8 per cento, mentre BA.4 e BA.5 sono rispettivamente allo 0,5 e allo 0,4 per cento. I dati sono stati comunicati nella giornata di venerdì 13 maggio, ma sono riferiti a un’indagine svolta dieci giorni prima. Nell’ultima settimana nel nostro paese sono stati rilevati oltre 226mila casi positivi e sono morte 674 persone a causa della COVID-19.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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