Perché si parla con allarmismo di questo pupazzo

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Una canzone su “Huggy Wuggy”, protagonista di un videogioco horror, è stata oggetto di avvisi della polizia, sembra senza motivo

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Negli ultimi giorni diversi giornali e siti d’informazione italiani hanno parlato con toni piuttosto allarmistici di Huggy Wuggy, un pupazzo comparso in vari video di YouTube e TikTok che, a detta di alcuni, potrebbe essere pericoloso per i bambini e rischierebbe di generare in loro ansie e paura. La polizia postale ha anche diffuso un comunicato al riguardo. Più probabilmente, però, la storia di Huggy Wuggy è un altro caso – come furono quelli su Blue Whale e Momo Challenge – di fenomeni diventati virali principalmente perché se ne parla con toni allarmistici, e intorno ai quali si genera molto panico.

Huggy Wuggy è un pupazzo blu con una grande bocca piena di denti aguzzi. Ha un aspetto un po’ inquietante, dovuto al fatto che è nato come personaggio cattivo del videogioco horror Poppy Playtime, consigliato per i maggiori di 12 anni.

Il protagonista del videogioco è l’ex dipendente di una vecchia fabbrica di giocattoli che vi fa ritorno dopo molti anni e la trova abbandonata e abitata da giocattoli animati e malvagi. Uno di questi è proprio Huggy Wuggy, un pupazzo solo apparentemente tenero e affettuoso, col velcro sulle zampe che permette di attaccarlo al collo dei bambini come se li abbracciasse, ma che è in realtà un brutale assassino. Il videogioco era stato pubblicato nel 2021 e aveva avuto un buon successo in tutto il mondo, e di Huggy Wuggy e di altri personaggi erano stati messi in vendita peluche e altri oggetti.

– Leggi anche: Cos’è la “Momo Challenge”

Della presunta pericolosità di Huggy Wuggy si era iniziato a parlare nel Regno Unito, e in particolare dal Dorset, una contea nel sud-ovest dell’isola: a inizio aprile la polizia locale aveva diffuso un allarme sulla circolazione online di alcuni video che ritraevano un inquietante pupazzo che esortava i bambini a compiere atti violenti.

Raccogliendo alcune segnalazioni di genitori preoccupati, la polizia aveva detto che questi video avevano raggiunto diversi bambini troppo piccoli per quel genere di contenuti, e aveva invitato quindi i genitori a controllare meglio e più da vicino la navigazione su internet dei propri figli. La segnalazione della polizia riguardava in particolare un video, molto circolato su YouTube e TikTok, di Huggy Wuggy che cantava una canzoncina dai versi piuttosto inquietanti: «Potrei abbracciarti / per sempre / fino a quando esalerai l’ultimo respiro». Ad ogni modo non era stato rilevato nessun caso di bambini che avevano compiuto atti violenti a causa della canzoncina, che peraltro non aveva nulla a che fare col videogioco, dove Huggy Wuggy non canta. La canzone era stata infatti creata solo successivamente da alcuni fan e inserita in un video caricato su YouTube.

Il video aveva comunque ricevuto molta attenzione, tanto che il giornale locale che aveva riportato l’allarme della polizia, il DorsetLive, aveva titolato l’articolo sulle “pericolose canzoni” cantate da Huggy Wuggy. Stando a quanto riportato dal giornale, inoltre, la polizia del Dorset aveva detto che i video di Huggy Wuggy erano liberamente accessibili da YouTube Kids e da TikTok for Younger Users, cioè i canali di YouTube e TikTok per i minori di 12 e 13 anni.

In realtà, come ha spiegato il noto sito di debunking Snopes, non ci sono prove del fatto che il video della canzoncina fosse apparso su questi canali, anche perché il suo creatore ne aveva impostato la diffusione solo sulla versione di YouTube libera da parental control, dove chi ha meno di 12 anni non dovrebbe poter navigare senza la supervisione dei genitori. Su YouTube Kids, scrive Snopes, c’erano solo alcuni tutorial che mostravano come disegnare il personaggio di Huggy Wuggy.

Con meccanismi molto simili, l’allarmismo su Huggy Wuggy ha raggiunto anche l’Italia. A dare grande visibilità al pupazzo ha contribuito un post dai toni molto preoccupati pubblicato da una donna sui social network e diventato nel giro di poco tempo virale, in particolare a causa della diffusione da parte di moltissimi genitori. Nel post, citato dai siti di debunking Butac e Bufale.net, la donna diceva di aver visto un video in cui il pupazzo Huggy Wuggy cantava la versione italiana della canzoncina inglese, e se ne diceva estremamente preoccupata.

Nel post, l’autrice accusava chi aveva condiviso il video di «usare i bambini» per diffondere il contenuto e raccomandava ai genitori di non assecondare «le mode del momento», vigilando sempre su video e giochi dei propri figli. Come nel caso del Regno Unito, però, la canzoncina non aveva nulla a che fare col videogioco e i contenuti a cui il post faceva riferimento non erano presenti sul canale YouTube riservato ai più piccoli, dove se si cerca “Huggy Wuggy” compare questa schermata:

Anche in questo caso, insomma, ciò che era stato giudicato pericoloso dai genitori era in realtà un contenuto per adulti, che i bambini erano riusciti a vedere navigando su piattaforme libere da parental control senza la supervisione dei genitori.

Ad aumentare l’allarmismo su Huggy Wuggy si è aggiunto un avviso della Polizia postale che, probabilmente sull’onda delle segnalazioni, citava il videogioco Poppy Playtime raccomandandosi coi genitori di supervisionare la navigazione su internet dei propri figli. I giornali italiani hanno a loro volta ripreso con grande enfasi l’avviso della Polizia postale, citando anche l’esempio inglese a sostegno della presunta pericolosità del pupazzo: «Gli investigatori inglesi: “non fatelo vedere ai vostri figli”», titolava Repubblica.

Sulla stampa italiana, la popolarità e la diffusione del pupazzo è stata attribuita ai video dei Me Contro Te, popolarissima coppia di videomaker nota per soprattutto per realizzare video per bambini su YouTube. In alcuni dei loro video compare in effetti Huggy Wuggy, più che altro come personaggio genericamente cattivo ma non volutamente “spaventoso” come nel videogioco. Anche in questo caso, comunque, si parla di contenuti non disponibili su YouTube Kids.

– Leggi anche: La battaglia legale per Snopes

[ Fonte articolo: ilpost ]

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