Elon Musk e la libertà di espressione

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Sostiene di voler comprare Twitter per garantire a tutti la possibilità di esprimersi liberamente, ma sembra trascurare l’enorme complessità del tema

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Elon Musk sostiene di voler comprare Twitter perché crede nelle sue «potenzialità come piattaforma per la libera espressione in tutto il pianeta», che a suo modo di vedere non sarebbero state sfruttate pienamente da chi gestisce il social network. Per questo, dopo avere acquistato il 9,2 per cento delle azioni della società (diventandone il principale azionista), la scorsa settimana Musk ha offerto a tutti gli azionisti di Twitter di acquistare le loro quote, in un’operazione finanziaria da 43 miliardi di dollari. Per impedire l’acquisto, il consiglio di amministrazione della società ha approvato alcune regole straordinarie che dovrebbero limitare i rischi di una acquisizione ostile.

Musk è la persona più ricca al mondo ed è conosciuto soprattutto per essere il CEO di Tesla, la sua azienda di automobili elettriche, e della compagnia spaziale privata SpaceX. Ha molti fan e sostenitori con i quali mantiene un rapporto piuttosto diretto proprio su Twitter, il social network che più volte ha detto di preferire per dire come la pensa su vari temi e interagire con chi lo segue.

Pur essendone un assiduo utilizzatore, Musk nel tempo aveva criticato in più occasioni Twitter, suggerendo modifiche ad alcune funzionalità e sostenendo che in alcuni casi i suoi algoritmi non fossero trasparenti e limitassero la libera espressione da parte degli iscritti al social network. Le critiche si erano via via fatte più frequenti, tanto da fare ipotizzare ad alcuni che Musk avesse intenzione di lasciare Twitter per fondare un servizio alternativo sul quale non ci sarebbe stata praticamente moderazione.

Prima di acquistare il 9,2 per cento delle azioni di Twitter, Musk aveva negato di essere interessato a diventare azionista, così come aveva escluso di ottenere la proprietà del social network, pochi giorni prima di presentare la propria offerta di acquisto. Le cose erano poi cambiate rapidamente, portando alla proposta di acquisire Twitter e ritirare tutte le sue quote dal mercato azionario, rendendo la società non quotata in Borsa.

Nella lettera inviata a Twitter per informare la società sulla proposta e nella documentazione alle autorità di controllo degli Stati Uniti, Musk aveva scritto di voler procedere con l’acquisto per preservare la libertà di espressione, definita come «un imperativo per la società e per garantire il funzionamento della democrazia». Musk aveva poi spiegato di non ritenere che gli attuali dirigenti di Twitter fossero in grado di garantire questa circostanza: «Da quando ho avviato il mio investimento, mi sono reso conto che l’azienda non potrà mai sfruttare né offrire questo imperativo per la società nella sua forma attuale. Twitter deve essere trasformato e reso un’azienda non quotata in Borsa».

Queste affermazioni hanno spinto vari osservatori a chiedersi che cosa intenda Musk con “libertà di espressione”, e soprattutto se abbia idea della grande complessità del tema discusso da decenni tra giuristi, esperti di comunicazione e politici, soprattutto per quanto riguarda i social network e più in generale Internet. Il concetto stesso di libertà di espressione varia moltissimo a seconda dei paesi e delle regole decise dai loro governi.

Negli Stati Uniti la libertà di espressione è tutelata dalla Costituzione e viene prima di molte possibilità di limitazione, in molti paesi dell’Unione Europea le regole sono simili seppure con qualche vincolo in più, mentre nei paesi governati da regimi autoritari le possibilità di esprimersi liberamente sono molto limitate e vincolano anche i social network.

Una decina di anni fa, l’allora CEO di Twitter, Dick Costolo, aveva detto che il suo social network era per la libertà di espressione nelle forme più alte possibili. All’epoca i social network esistevano da pochi anni e sembravano essere un sistema per contribuire alla libera diffusione di informazioni, superando in alcuni casi le censure da parte dei governi. Twitter fu per esempio centrale nelle manifestazioni e rivoluzioni della cosiddetta “primavera araba”, così come nella diffusione di notizie riservate sulle attività dei governi da parte di varie organizzazioni a partire da WikiLeaks.

Negli anni seguenti le cose sarebbero però cambiate velocemente. In molti paesi furono approvate leggi per limitare la diffusione di alcune informazioni, in alcuni casi con l’obiettivo di ridurre la circolazione di notizie false e le attività di disinformazione, in altri con il chiaro scopo di censurare contenuti e ostacolare la diffusione di notizie indipendenti e fuori dal controllo dei governi. In poco tempo, Twitter, Facebook e gli altri social network si trovarono a dover diversificare e adattare il proprio funzionamento nei vari paesi, a seconda delle leggi sulla libertà di espressione e diffusione di particolari informazioni.

Salvo qualche eccezione, in Occidente la possibilità di esprimersi liberamente sui social network è stata mantenuta, lasciando alle aziende che li gestiscono il compito di moderare i contenuti e di assicurarsi che ciò che circola sulle loro piattaforme sia consentito dalla legge. I gestori dei social network hanno in più occasioni ricevuto critiche per le loro attività di moderazione, giudicate insufficienti e poco efficaci soprattutto nel contrastare la disinformazione e i messaggi d’odio, e finendo al centro di indagini governative negli Stati Uniti e nell’Unione Europea, alcune ancora in corso.

In un quadro così complesso, dalle numerose sfumature e implicazioni, le dichiarazioni di Musk sulla libertà di espressione sono sembrate a molti generiche e prive di grandi conoscenze su un tema dibattuto ormai da decenni. In una recente intervista, Musk ha detto che le libertà di esprimersi offerte da Twitter dovrebbero comunque «corrispondere a ciò che è consentito dalle leggi dei singoli paesi» e ha definito il social network come l’«agorà» per rendere pubbliche le proprie idee e confrontarle con quelle di altre persone.

In realtà, la funzione di «agorà» non è assolta da un unico social network, semmai da Internet nella sua interezza, di cui Twitter è solo una piccola parte, con una quantità di utenti relativamente ridotta (circa 200 milioni di utilizzatori giornalieri) rispetto ad altre piattaforme molto più frequentate, come Facebook, Instagram o TikTok.

Nell’intervista Musk ha mostrato di essere soprattutto interessato a sistemi che a suo dire possano rendere il funzionamento di Twitter più trasparente: «È veramente importante che le persone abbiano la percezione e la possibilità di essere in grado di parlare liberamente nei confini della legge. […] Penso in generale che i rischi per la civiltà diminuiscano man mano che possiamo aumentare la fiducia verso Twitter come una piattaforma pubblica».

Il concetto di trasparenza legato a Twitter era stato citato da Musk già in altre occasioni, quando aveva proposto di rendere liberamente accessibili gli algoritmi che fanno funzionare il social network. Il loro impiego consente a Twitter di mettere in evidenza alcuni tweet sulla base degli interessi dei singoli utenti, di segnalare gli argomenti più discussi sulla piattaforma e in ultima istanza di incentivare l’impiego stesso del social network aumentando il coinvolgimento dei singoli utenti.

Come le altre piattaforme, anche Twitter non dà informazioni precise su come funzionino i propri algoritmi, sia perché potrebbero essere copiati dalla concorrenza sia perché, conoscendoli, alcuni utenti potrebbero approfittarsene per cercare di imporre i propri contenuti rispetto a quelli degli altri. Musk pensa che rendendo pubblici gli algoritmi e il loro funzionamento si otterrebbe una piattaforma più libera, una sorta di social network decentralizzato, dove ognuno può cambiare e modulare a proprio piacimento il funzionamento di un algoritmo.

Non è però chiaro come un simile approccio possa garantire meglio la libertà di espressione, considerato che Twitter avrebbe comunque il compito di svolgere attività di moderazione e assicurarsi che i contenuti pubblicati dagli utenti rispettino le leggi dei singoli paesi. Gli algoritmi pubblici potrebbero essere inoltre sfruttati da chi fa campagne di disinformazione per imporre i loro contenuti alla maggior parte degli utenti, che non avrebbero comunque le conoscenze per personalizzare o modificare gli algoritmi a loro piacimento. Come hanno notato alcuni osservatori, Google mantiene segreto il funzionamento dei propri algoritmi da sempre proprio per evitare che i gestori dei siti se ne approfittino, mettendo in evidenza i propri contenuti anche se meno rilevanti rispetto a quelli di altri per determinate ricerche online.

A una versione decentralizzata e più personalizzata di Twitter ci aveva del resto già pensato Jack Dorsey, ex cofondatore del social network e a lungo suo CEO. Alla fine del 2019 aveva avviato il progetto Bluesky per provare a realizzarlo, ma a distanza di oltre due anni l’iniziativa non sembra avere fatto molti progressi, diventando meno rilevante dopo l’arrivo alla guida della società del nuovo CEO, Parag Agrawal.

Elon Musk potrebbe rivelarsi nei fatti un ostacolo alla libertà di espressione su Twitter. Nel caso in cui ottenesse il pieno controllo del social network, ritirandolo dai mercati finanziari, potrebbe renderlo molto più ricattabile di adesso dai governi intenzionati a limitare la libera circolazione delle informazioni. Musk ha per esempio grandi interessi nei paesi in cui sono presenti fabbriche per la costruzione delle Tesla. Se uno di questi paesi decidesse di imporre maggiori limitazioni ai social network, potrebbe fare pressioni sul proprietario di Twitter minacciandolo di rivedere o ritirare i permessi per gli stabilimenti della sua azienda automobilistica. Lo stesso potrebbe accadere con SpaceX, che porta nello Spazio satelliti per conto di diversi governi oltre a quello statunitense.

Nel corso della sua carriera, Musk ha dimostrato di poter raggiungere obiettivi ambiziosi, dalla costruzione di automobili elettriche via via in grado di guidarsi da sole a razzi riutilizzabili che hanno reso più accessibile lo Spazio e continueranno a farlo nei prossimi decenni, anche in vista di nuove esplorazioni interplanetarie. È riuscito a farlo in ambiti dove l’imprevedibilità umana conta fino a un certo punto, specialmente se confrontata con gli ambiti della comunicazione e la sua evoluzione, che da Internet in poi ha subìto una drammatica accelerazione.

Lo hanno sperimentato in modo tangibile e talvolta drammatico le aziende che gestiscono le grandi piattaforme, ancora oggi al lavoro per trovare sistemi e soluzioni per tenere insieme le libertà di espressione, le leggi nei singoli paesi e le opportunità di crescita dei loro servizi. Le osservazioni di Musk sembrano non tenerne molto conto e riportano il confronto a temi ormai superati dai seppur limitati progressi raggiunti in questi anni, sui quali le piattaforme stanno cercando di costruire il loro futuro.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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