C’è qualche novità sul congedo parentale

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Il governo ha presentato una bozza di decreto per rendere permanente l’estensione di quello per i padri a 10 giorni

Giovedì il Consiglio dei ministri ha approvato una bozza di decreto legislativo che recepisce una direttiva europea del 2019 riguardante, tra le altre cose, l’aumento dei giorni di congedo dal lavoro per i padri dei neonati, da tempo considerati troppo pochi soprattutto se confrontati con quelli di diversi paesi europei e con i giorni concessi alle madri (5 mesi in tutto).

Il congedo di paternità era già stato stato esteso da 7 giorni retribuiti a 10 con le leggi di bilancio del 2021 e del 2022, e la nuova bozza di decreto prevede che questa misura venga stabilizzata. Finora il congedo era stato però esteso solo ai dipendenti privati, mentre per quelli pubblici sarebbero serviti provvedimenti attuativi da parte del ministero della Pubblica amministrazione che però non sono mai arrivati. Il nuovo decreto dovrebbe risolvere questa disparità, introducendo il congedo di paternità anche per il settore pubblico.

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha presentato la bozza di decreto dicendo che servirà a «promuovere il miglioramento della conciliazione tra i tempi della vita lavorativa e quelli dedicati alla vita familiare» per tutti i lavoratori con figli, al fine di conseguire «una più equa condivisione delle responsabilità tra uomini e donne e di promuovere un’effettiva parità di genere, sia in ambito lavorativo sia familiare».

I 10 giorni di congedo dal lavoro saranno fruibili dai padri dai 2 mesi precedenti al parto ai 5 successivi, sia in caso di nascita sia di morte perinatale del bambino (cioè di morte del feto o del neonato dalle 28 settimane di gravidanza fino alla prima settimana di vita).

L’aumento dei giorni di congedo di paternità è un tema di cui in Italia si parla da anni per via della forte disparità che c’è con tanti paesi europei. Tra questi spicca la Germania dove un genitore, padre o madre che sia, può chiedere fino a 14 mesi di congedo dal lavoro ricevendo il 67 per cento dello stipendio (se entrambi i genitori richiedano almeno due mesi di congedo, mentre se ne fa richiesta un solo genitore sono 12 mesi). Ci sono poi paesi dove la situazione è più simile a quella italiana, come la Francia dove fino a pochi mesi fa i giorni di congedo di paternità erano solo 14, anche se dallo scorso luglio sono stati estesi a 28.

Per rimediare a questo problema nei mesi scorsi erano state anche presentate diverse leggi, sia al Senato che alla Camera, che però al momento sono ferme in fase di discussione. Una, a firma dei senatori del Partito Democratico Tommaso Nannicini e Valeria Fedeli, chiede che vengano equiparati totalmente i congedi di maternità e paternità, quindi 5 mesi retribuiti al 100 per cento sia per padri che per madri.

Un’altra proposta presentata dal centrosinistra alla Camera chiede invece l’istituzione di un congedo di paternità di 3 mesi, nel primo anno di vita del bambino, con un’indennità del 100 per cento della retribuzione. C’è inoltre ancora in discussione al Senato il cosiddetto Family Act, presentato nel 2020 dalla ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, e dall’allora ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. Il Family Act ha avuto un percorso molto lungo e difficoltoso alla Camera, e solo dopo molte discussioni vi è stata inserita una norma che prevede l’istituzione di un congedo di paternità di 90 giorni.

Tra le altre misure inserite nella bozza di decreto approvato giovedì c’è l’aumento da 10 a 11 mesi della durata del congedo spettante al “genitore solo” (condizione in cui si trova un genitore nel caso di morte o abbandono del nucleo familiare da parte dell’altro genitore).

Viene inoltre aumentato da 6 a 12 anni il limite di età del figlio per avere il congedo parentale parzialmente indennizzato (al 30 per cento della retribuzione), e viene esteso il diritto all’indennità di maternità in favore delle lavoratrici autonome e delle libere professioniste, anche per gli eventuali periodi di astensione anticipati per gravidanza a rischio. La bozza di decreto introduce anche alcune novità per lo smart working, obbligando i datori di lavoro pubblici o privati a dare la priorità ai genitori con figli fino a 12 anni o con disabilità nella concessione della possibilità di lavorare in remoto.

–Leggi anche: La questione del cognome materno

[ Fonte articolo: ilpost ]

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