Stanno venendo fuori i precedenti di molestie alle adunate degli alpini

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Si stanno accumulando le segnalazioni riferite a Trento, Milano e ancora più indietro, molte peraltro pubbliche da anni

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Dopo le decine di accuse di molestie durante l’ultima adunata degli alpini a Rimini sono arrivati vari commenti e reazioni tra esponenti delle istituzioni e della politica e tra rappresentanti del corpo dell’esercito, molti di giustificazione e alcuni di condanna, ma in generale caratterizzati da un certo stupore. L’alpina Oriana Papais, all’Adnkronos, ha detto: «È la prima volta che succede una cosa del genere. Probabilmente la pandemia ha fatto male a tutti». Il caso di Rimini, in realtà, non è isolato.

In questi ultimi giorni si sono accumulate centinaia di testimonianze di molestie riferite ad adunate degli alpini del passato. Questi ritrovi, a cui partecipano decine di migliaia di uomini specialmente di età avanzata, sono stati descritti molte volte come caratterizzati da un forte spirito maschilista e sessista, incentivato e tollerato dalle dinamiche di branco, che si concretizza in insulti, approcci non richiesti, molestie verbali e abusi fisici nei confronti di ragazze e donne, giovani e meno giovani.

Rimini non rappresenta nemmeno la prima volta che la questione delle molestie e del sessismo è diventata pubblica ed è stata raccontata sui giornali: era accaduto anche nel 2018 all’adunata di Trento. È però la prima volta che la storia occupa così tanto spazio, che in molte e molti hanno preso posizione e che sono state presentate delle interrogazioni parlamentari per indagare e comprendere quanto accaduto.

A Trento, nel 2018, quando il motto che accompagnava l’adunata era “Per gli Alpini non esiste l’impossibile”, il caso era stato ripreso a livello nazionale quando Non Una di Meno aveva segnalato, in particolare, uno degli eventi in programma durante quei tre giorni: la serata dedicata a “Miss Alpina bagnata”. L’invito era: ““Vota la tua alpina preferita bagnandola con la birra”.

Il movimento femminista aveva poi cominciato a ricevere e a pubblicare sulla propria pagina Facebook decine di testimonianze di donne che durante l’adunata erano state molestate: «Non me ne vado finché non mi dai un bacio», «Dai fammi vedere il culo, non crederai mica che non te lo guardi nessuno», «Puoi vestirti provocante e fare una sorpresa al mio amico?», «Ma siete anche puttane per caso?» e così via. Le storie raccolte allora sono molto simili a quelle raccontate da decine di donne anche oggi.

Le attiviste erano state a loro volta oggetto di attacchi sessisti molto violenti. I dirigenti dell’ANA, dalle pagine dei giornali, avevano inizialmente smentito le parole delle donne che avevano raccontato le molestie subite a Trento e avevano minacciato querele nei confronti del movimento che le aveva portate all’attenzione pubblica. Qualche giorno dopo, a seguito del moltiplicarsi delle testimonianze, l’ANA aveva però pubblicato un comunicato in cui esprimeva solidarietà alle donne che avevano subito violenza fisica e verbale durante il raduno e invitandole comunque a presentare denunce formali:

«In seguito agli episodi segnalati da alcune donne, durante l’adunata nazionale degli Alpini a Trento, il Comitato organizzatore, a nome dell’Ana nazionale, condanna fermamente ogni atteggiamento che possa aver dato adito a situazioni spiacevoli nei loro confronti, ed esprime piena solidarietà verso chiunque si sia sentita molestata o a disagio. L’Ana si dissocia totalmente da simili comportamenti, assolutamente estranei ai valori di rispetto, concordia e solidarietà che ogni giorno gli Alpini evidenziano nel servizio alle loro comunità e a chiunque si rivolga a loro».

In questi giorni molte delle testimonianze che sono arrivate riguardano adunate passate, quando la questione in sé non ricevette alcuna particolare attenzione mediatica che venne invece rivolta a qualche isolata protesta contro la presenza degli alpini in città, come a Milano nel 2019 quando su una vetrina di un negozio del centro che faceva da sede per le attività dell’adunata venne scritto “Gli alpini stuprano”.

I racconti di violenze e abusi raccolti in questi ultimi giorni vanno anche molto indietro, arrivando a citare anche adunate degli anni Ottanta: «All’adunata di Milano a me è stata sollevata la gonna. Ero in mezzo alla gente, è stato umiliante»; «Nell’anno in cui il raduno si è fatto a Padova io frequentavo la quarta liceo e per sicurezza il preside della scuola ha preferito chiudere l’istituto che al 98% era frequentato da ragazze»; «Mia figlia aveva 15 anni, a Latina. Un alpino le disse “vieni nella tenda con me e ne uscirai felice”».

Stavolta dopo gli eventi di Rimini l’ANA, l’Associazione nazionale alpini che ogni anno organizza l’adunata, aveva diffuso un comunicato stampa molto più ambiguo rispetto a quello di Trento del 2018, in cui aveva ipotizzato che le molestie fossero state compiute da persone che avevano comprato un cappello e che si erano finte alpini. Parlando di «episodi di maleducazione», l’ANA aveva poi spiegato che sono «fisiologici» quando «si concentrano in una sola località centinaia di migliaia di persone per festeggiare» e che comunque non erano state presentate delle denunce formali.

I movimenti femministi, così come alcune esponenti politiche, hanno replicato che non è necessaria una denuncia alle autorità perché quanto segnalato sia reale, e che comunque denunciare le violenze subite non è affatto semplice: «In un evento in cui si concentrano migliaia di uomini, militari, che consumano alcol e sostanze è ancora più difficile. Come fa una ragazzina da sola a denunciare un branco di adulti che l’hanno molestata? O una lavoratrice che rischia il posto?» ha detto ad esempio un’attivista di Non Una di Meno, che ha offerto assistenza legale e sostegno a tutte le donne vittime di abusi.

Martedì la prima denuncia formale legata all’adunata di Rimini è stata presentata. Il presidente dell’ANA, Sebastiano Favero, in un’intervista al Corriere della Sera di giovedì ha ammorbidito le proprie posizioni. Ha chiesto scusa «a chi ha subito le molestie», ha parlato di «episodi molto gravi» che hanno «sicuramente creato malessere in chi li ha subiti», ha ribadito che questi stessi episodi che hanno avuto per protagonisti pochi «imbecilli» e «uomini soli che sfogano così la loro malinconia o solitudine» hanno provocato anche «un danno d’immagine» all’organizzazione. Non ha negato che alla base della violenza di genere possa anche esserci un problema culturale e ha detto che «una volta che le cose si saranno chiarite» l’associazione farà le necessarie valutazioni interne.

Nel frattempo è stata lanciata una petizione per chiedere di fermare le adunate per i prossimi due anni e sono state presentate delle interrogazioni parlamentari per fare chiarezza su quanto accaduto.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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