La maggioranza continua a discutere del Superbonus

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Il governo ha concesso una nuova proroga, ma sembra intenzionato a ridimensionarlo e continuano i problemi nella cessione dei crediti

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Tra le misure inserite nel cosiddetto “Decreto aiuti” approvato lunedì dal governo c’è anche una proroga per usufruire del Superbonus 110%, l’agevolazione fiscale per gli interventi di ristrutturazione che migliorano l’efficienza energetica di case e condomini. La proroga sposta dal 30 giugno al 30 settembre 2022 il termine per effettuare almeno il 30 per cento dei lavori nelle villette unifamiliari per poter usufruire del bonus. Resta invece il 31 dicembre 2022 come termine per ultimare i lavori (mentre per i condomini la data ultima per poter detrarre il 110% delle spese sostenute è il 31 dicembre del 2023).

La proroga era stata chiesta con insistenza al governo da tutti i partiti della maggioranza, a causa delle molte segnalazioni delle imprese edili di ritardi nei lavori di ristrutturazione. I giornali scrivono che la proroga è stata inserita dopo molte discussioni tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e i leader dei partiti. Draghi, come anche il ministro dell’Economia Daniele Franco, è da tempo fortemente critico nei confronti del Superbonus, che era stato introdotto nel 2020 dal secondo governo Conte, sostenuto dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle.

Secondo Draghi l’agevolazione avrebbe causato un aumento delle frodi del fisco, come accertato dall’Agenzia delle Entrate, e un aumento generale dei prezzi delle ristrutturazioni. Ha ribadito la sua contrarietà anche martedì, intervenendo al Parlamento Europeo: «Cito solo un esempio: i prezzi degli investimenti necessari per attuare le ristrutturazioni sono più che triplicati, perché il 110% di per sé toglie l’incentivo alla trattativa sul prezzo. E quindi, questo è il risultato», ha detto Draghi. Si riferiva al fatto che i clienti, sapendo che otterranno indietro la spesa sostenuta, non sono interessati a trattare con l’impresa edile per abbassare il prezzo dei lavori.

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In molti hanno interpretato queste parole come la volontà del governo di ridimensionare molto, in futuro, i fondi destinati al Superbonus, se non addirittura di eliminare del tutto l’agevolazione fiscale. Quest’ultima interpretazione è stata sostenuta soprattutto dal Movimento 5 Stelle, che del Superbonus è tra i principali sostenitori. Il leader del partito, Giuseppe Conte, ha peraltro accusato Draghi di aver «parlato male di una misura che gli ha consentito di fregiarsi della crescita del PIL», e ha detto che «non ne faccio una questione personale ma che riguarda gli 11 milioni di italiani che ci hanno votato: noi abbiamo dato l’assenso alla formazione di questo governo per avviare la transizione ecologica».

A gennaio il governo aveva già provato a ridimensionare l’accesso al Superbonus, inserendo all’interno del decreto Sostegni ter un articolo che limitava la cessione a più intermediari dei crediti d’imposta, cioè le detrazioni sulle tasse. La decisione aveva causato però grandi discussioni nella maggioranza e proteste da parte dei lavoratori del settore edile, ed è stata successivamente corretta con una modifica approvata a fine febbraio.

Con la cessione dei crediti, chi ristruttura casa può trasferire la detrazione fiscale garantita dal Superbonus a imprese, banche, enti o professionisti, e in cambio avere subito i soldi che servono per iniziare i lavori oppure per accedere a un mutuo o a un finanziamento. Inizialmente era possibile cedere il credito ad altre società o enti per un numero illimitato di volte per accedere al Superbonus, ma a gennaio il governo aveva deciso che i crediti si potevano cedere una sola volta.

L’obiettivo era evitare i diversi passaggi di società in società e tra più intermediari, uno strumento che secondo l’Agenzia delle Entrate era stato ampiamente utilizzato per frodare il fisco. Allo stesso tempo però la limitazione aveva bloccato il mercato dei crediti d’imposta, con diversi istituti bancari e finanziari che avevano deciso di sospenderne la compravendita, provocando l’interruzione di molti cantieri. Alla fine di febbraio il governo aveva quindi corretto il decreto Sostegni ter, e grazie alle modifiche ora il credito può essere ceduto fino a tre volte.

Ciononostante i problemi nella cessione dei crediti stanno continuando, e in molti casi i lavori di ristrutturazione si sono di fatto bloccati. In particolare, secondo le imprese edili, è ancora difficile riuscire a ricevere l’approvazione di una cessione del credito in tempi rapidi.

Fabio Tonelli dell’OICE, associazione delle organizzazioni di ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico-economica, ha detto che «sono rallentate fortissimamente le procedure in corso con le banche; oggi l’espletamento di una pratica d’approvazione di cessione è passata dai 30-45 giorni medi a 90-120 giorni». Tonelli sostiene che oltre ai tempi sono aumentati parallelamente anche i costi medi delle commissioni applicate dagli operatori bancari e finanziari per ogni cessione del credito, che rispetto all’anno scorso sarebbero aumentati «del 30-50%».

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[ Fonte articolo: ilpost ]

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