La sinistra francese si presenterà unita alle legislative?

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Sembrava una cosa impossibile, ma Jean-Luc Mélenchon potrebbe riuscirci: manca solo il sì dei Socialisti

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Dopo giorni di intense trattative, mercoledì i principali partiti della sinistra francese hanno raggiunto un accordo per presentarsi uniti in vista delle elezioni legislative che si terranno su doppio turno il 12 e il 19 giugno. La nuova formazione si chiamerà Nouvelle Union populaire écologique et sociale (Nupes): sarà di fatto guidata da La France Insoumise, il partito di sinistra di Jean-Luc Mélenchon, e includerà il Partito comunista francese (Pcf) e Europa-Ecologia (Ee). Un primo accordo è stato chiuso anche con il Partito socialista (Ps), dove però ci sono molti pareri contrari e dove l’intesa dovrà essere accettata con un voto nelle prossime ore.

Il 24 aprile Emmanuel Macron è stato di nuovo eletto presidente, ma come andrà il suo secondo mandato dipenderà molto dall’esito delle legislative. Per sfruttare appieno i propri poteri, il presidente della Repubblica – che nomina il primo ministro, e su suo suggerimento i ministri – ha infatti bisogno di una maggioranza all’Assemblea Nazionale, il parlamento.

– Leggi anche: Quanto ha vinto davvero Macron?

In passato è accaduto diverse volte che il presidente della Repubblica e il capo del governo appartenessero a partiti diversi, la cosiddetta “cohabitation”: in questa situazione i poteri del presidente sono molto limitati, al punto da rendere di fatto la Francia una repubblica parlamentare.

Jean-Luc Mélenchon aveva ottenuto circa il 22 per cento dei voti al primo turno delle presidenziali, restando escluso dal ballottaggio anche a causa delle troppe candidature a sinistra: quella di Fabien Roussel del Pcf (2,3 per cento al primo turno) e quella di Yannick Jadot dei Verdi (4,6 per cento). Durante la campagna delle presidenziali i leader delle varie formazioni di sinistra si erano accusati a vicenda e si erano divisi su diverse questioni, a partire dalle differenti posizioni sulla guerra in Ucraina, sul ruolo della NATO e dell’Unione Europea.

Nei giorni successivi alla sua esclusione dal ballottaggio delle presidenziali, Mélenchon aveva avviato la propria campagna elettorale chiedendo ai francesi di “eleggerlo” primo ministro votando alle legislative la coalizione di cui è a capo e che ha cercato da subito di allargare avviando diverse trattative con le aree politiche più prossime: per superare i differenti posizionamenti e con l’obiettivo di arrivare alla maggioranza e di imporre a Macron una coabitazione.

Il primo accordo concluso da Mélenchon è stato con i Verdi; poi, nella notte del primo maggio, con i comunisti e infine con il Partito socialista. Le negoziazioni sono state bilaterali e le intese raggiunte con ciascuna parte non sono risultate uguali tra loro. Le basi sono comunque tutte molto vicine al programma di Mélenchon, ma restano alcune questioni (quelle su cui le diverse formazioni hanno visioni più lontane) che sono state o solo accennate o che non sono state inserite.

Uno dei punti più controversi degli accordi riguarda l’ipotesi della «disobbedienza» ai trattati dell’Unione Europea sui temi economici e di bilancio, nel caso in cui questi stessi trattati impediscano di applicare il programma condiviso del futuro ipotetico governo. Ambientalisti e comunisti condividono questa linea, per i socialisti la cosa è più problematica. Nel comunicato stampa congiunto pubblicato dopo il raggiungimento di una prima intesa a proposito dell’Unione Europea, si dice: «A causa delle nostre storie, si parla di disobbedienza per alcuni, di deroga temporanea per altri, ma puntiamo allo stesso obiettivo: essere in grado di applicare il programma di governo condiviso e quindi rispettare il mandato che ci è stato dato dai francesi».

Il programma della Nouvelle Union populaire écologique et sociale sarà pubblicato nei prossimi giorni. Se gli accordi con il Pcf e i Verdi, pur dopo l’accettazione di qualche compromesso, sono stati generalmente accolti, all’interno del Ps la situazione è più complicata. C’è chi ha parlato di «scomparsa del Partito socialista», come l’ex presidente François Hollande, e chi ha già detto di voler lasciare il partito: tra questi ultimi ci sono anche ex ministri, ex presidenti del Consiglio e figure di peso del partito.

I circa 300 membri socialisti del consiglio nazionale voteranno sull’alleanza venerdì 6 maggio. Secondo alcuni osservatori, se l’unione della sinistra dovesse concretizzarsi e non frantumarsi nelle prossime settimane a causa delle divisioni interne sarà una svolta storica per il panorama politico francese. Libération ha scritto dunque che Mélenchon sembra aver «fatto l’impossibile».

[ Fonte articolo: ilpost ]

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