Le critiche al primo allevamento di polpi

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Verrà aperto alle Canarie da una multinazionale spagnola, ma molti scienziati ritengono che ci siano problemi su più fronti

L’annuncio della prossima apertura del primo allevamento di polpi al mondo, in Spagna, ha provocato ampie critiche da parte della comunità scientifica. La carne di polpo è consumata in tutto il mondo e come sta accadendo a molte altre specie marine la sua popolazione globale è minacciata dalla pesca intensiva. Per questo da decenni sono in corso studi per capire se e come sia possibile allevarlo in cattività, come si fa per molti pesci.

Diversi scienziati ritengono però che i polpi non dovrebbero essere allevati per poi essere uccisi e venduti sul mercato alimentare: da un lato perché sono animali molto intelligenti, che in base a ricerche e all’esperienza diretta di chi li studia sarebbero capaci di sentire dolore e provare emozioni, dall’altro per le più ampie conseguenze dell’allevamento sulla pesca.

Gli esperimenti per studiare la possibilità di allevare i polpi in cattività cominciarono negli anni Sessanta, ma finora non era stato possibile farlo in modo redditizio. Infatti i polpi sono animali complessi e fino a poco tempo fa non si sapevano molte cose su come nascessero e come crescessero: per questo non si riusciva a capire come riprodurre in laboratorio le condizioni adatte al loro ciclo vitale e alla riproduzione. Solo negli ultimi anni sono stati ottenuti risultati soddisfacenti: a novembre la multinazionale spagnola Nueva Pescanova ha annunciato che nel 2023 comincerà a vendere i primi polpi cresciuti in allevamento.

Nueva Pescanova aveva cominciato a sperimentare l’allevamento in cattività nel 2018 crescendo 50 esemplari di polpo comune (Octopus vulgaris) e basando i propri esperimenti sulle osservazioni dell’Istituto Spagnolo di Oceanografia rispetto alle abitudini di riproduzione della specie.

Il sito di notizie sui porti e le industrie marittime del Mediterraneo PortSEurope spiega che il nuovo allevamento, che diversamente dai precedenti sperimentali sarà destinato al commercio, dovrebbe essere realizzato vicino al porto di Las Palmas de Gran Canaria, alle isole Canarie, nell’oceano Atlantico. Nueva Pescanova investirà più di 50 milioni di euro per produrre circa 3mila tonnellate di polpo all’anno, l’equivalente del 10 per cento di polpi pescati ogni anno in Spagna – e una piccolissima parte rispetto a quello che viene pescato ogni anno in tutto il mondo.

Nueva Pescanova sostiene che allevando i polpi in cattività si salvaguarderanno quelli che vivono in natura, le cui popolazioni sono sottoposte a pesca intensiva. L’azienda non ha tuttavia risposto alle numerose richieste di sapere come verrà gestita la struttura o come saranno uccisi gli animali.

Nel frattempo, l’apertura dell’allevamento è stata denunciata da un gruppo internazionale di scienziati e attivisti che ritiene la pratica «eticamente ed ecologicamente ingiustificabile». Il gruppo, Compassion in World Farming, ha scritto anche a vari governi, tra cui quello spagnolo, per chiedere che le sperimentazioni sull’allevamento di questi animali vengano vietate.

Un polpo all’acquario di Melbourne, in Australia (Robert Cianflone/ Getty Images)

La grande intelligenza dei polpi è stata comprovata in numerosi esperimenti scientifici. Sono animali capaci di usare strumenti per nutrirsi, di risolvere problemi e di collaborare con altre specie, ma anche di riconoscere un altro membro della propria specie e di memorizzare a lungo tecniche e procedimenti relativamente complessi, se necessari a sopravvivere.

La biologa marina Elena Lara, direttrice di Compassion in World Farming, ha detto a BBC che allevare i polpi in vasche sterili, senza stimoli esterni, farebbe loro molto male. In più, sono animali molto territoriali: per questo, secondo gli esperti, potrebbero addirittura cominciare a mangiarsi l’un l’altro se fossero cresciuti assieme in un’unica vasca.

Jakob Vinther, biologo evolutivo dell’università di Bristol, ha spiegato che i polpi sono «esseri estremamente complessi», che secondo lui avrebbero un’allegria e una curiosità molto simili a quelle degli umani. Ne ha parlato anche Stacey Tonkin, una dei cinque addetti che si occupano di questi animali all’acquario di Bristol e che per lavoro gioca spesso con un polpo gigante del Pacifico chiamato DJ, come Davy Jones, uno dei personaggi cattivi nella saga di Pirati dei Caraibi. Tonkin racconta che certi giorni DJ è scontroso, mentre altri è più giocherellone, e in ogni caso mostra una reazione diversa a seconda delle persone con cui interagisce: «Quando lo guardi e lui guarda senti davvero che c’è qualcosa».

– Leggi anche: Allevare i polpi è una buona idea?

Di recente un gruppo di scienziati del Regno Unito ha esaminato più di 300 studi scientifici su varie specie di crostacei e cefalopodi – molluschi che comprendono polpi, seppie e calamari –, concludendo che i polpi sono «esseri senzienti».

Secondo la relazione degli scienziati, ci sono inoltre «buone prove scientifiche» che dimostrano che questi animali possano provare emozioni e sensazioni, come piacere e dolore. Per queste ragioni, gli autori dell’analisi si sono detti «convinti» che allevare i polpi mantenendo alto il loro benessere sia «impossibile», e hanno suggerito al governo britannico di valutare di vietare le importazioni di polpi da allevamento in futuro.

Un altro problema dell’allevamento secondo gli scienziati riguarda la sua sostenibilità a livello ambientale.

Nueva Pescanova ha detto di «credere fermamente» che l’allevamento sia un metodo efficace per ridurre la pressione sulle riserve ittiche dei mari e degli oceani e sostituire almeno in parte la pesca intensiva. I polpi però sono animali carnivori e per nutrirli servono grandi quantità di animali marini, come piccoli crostacei, sardine e aringhe, che andrebbero pescate in mare.

Se l’allevamento intensivo di altri animali marini come gamberetti e salmoni ha ridotto la pressione sulle riserve ittiche in natura, poi, in molti casi ha creato nuovi problemi: tra questi c’è per esempio la diffusione di malattie, che spesso si trasmettono anche al di fuori dell’allevamento.

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[ Fonte articolo: ilpost ]

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