Da dove arriva questo nuovo porta lattine

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Un ingegnoso sistema per tenere insieme le lattine di birre e bibite con poco cartoncino potrebbe risolvere un grave problema per l’ambiente

Verso la fine degli anni Cinquanta, Jules Poupitch era alla ricerca di un sistema più pratico per tenere insieme le lattine di birra, al posto dei fermagli di metallo o delle cassette di legno solitamente impiegate dai produttori. Dopo avere sperimentato varie soluzioni, Poupitch prese un telo di plastica e vi fece passare a forza alcune lattine da una parte all’altra, poi le spinse giù dal tavolo su cui stava lavorando, notando che le lattine erano rimaste insieme e intatte. Poupitch lavorava per l’azienda ITW di St. Louis, nel Missouri (Stati Uniti), e aveva appena realizzato il primo prototipo di un prodotto che avrebbe cambiato radicalmente il modo di trasportare le bibite in lattina.

La versione definitiva della sua invenzione, sei anelli di plastica uniti tra loro all’interno dei quali incastrare altrettante lattine, fu messa in vendita per la prima volta nell’estate del 1960. In breve tempo sostituì le cassette di legno e i sostegni di metallo, che talvolta danneggiavano le lattine facendo uscire il loro contenuto. L’innovazione aveva risolto diversi problemi nel settore delle bibite in lattina, ma negli anni avrebbe contribuito a creare un problema enorme, con il quale dobbiamo fare i conti ancora oggi.

Come molta altra plastica, anche gli anelli per tenere insieme i pacchi di lattine inquinano fiumi, laghi e oceani, costituendo un grande pericolo per gli animali acquatici. Vengono ingeriti oppure si impigliano nel becco degli uccelli o di specie marine come i delfini, causandone la morte. Al culmine del loro impiego, gli anelli di plastica per le lattine divennero uno dei simboli della lotta contro l’inquinamento dei mari, con attivisti e organizzazioni ambientaliste che invitavano per lo meno a tagliare gli anelli prima di gettarli nella spazzatura, in modo da renderli meno rischiosi per la fauna.

È praticamente impossibile stabilire quanti animali siano morti dopo essere rimasti impigliati negli anelli di plastica, ma di certo hanno contribuito a inquinare i mari per decenni. Quando si degradano, polverizzandosi, non scompaiono completamente, ma si trasformano in microplastiche, che potrebbero causare problemi di salute ai pesci e in ultima istanza agli altri animali che li consumano, compresi gli esseri umani.

(Wikimedia)

Per motivi ambientali ed economici, a distanza di circa 60 anni dalla loro introduzione sul mercato, gli anelli di plastica per tenere insieme le lattine sembrano essere destinati a estinguersi: per lo meno in Occidente, dove diverse aziende hanno iniziato a sperimentare soluzioni più sostenibili.

Nel 2018, Carlsberg, una delle più grandi società produttrici di birra al mondo e che controlla almeno una trentina di marchi, annunciò di avere sviluppato una nuova colla temporanea per tenere insieme le lattine, senza la necessità di utilizzare i classici anelli o di avvolgere l’intero pacco in una pellicola di plastica. Da allora il sistema è stato impiegato in alcuni paesi europei, ma soluzioni simili non sono ancora diventate particolarmente diffuse tra altri produttori.

La società statunitense Graphic Packaging ha invece piani molto più ambiziosi e basati sull’introduzione di un particolare cartoncino a cui agganciare la parte superiore delle lattine, in sostituzione degli anelli di plastica, delle scatole di cartone o delle pellicole di plastica. Il sistema si chiama KeelClip e ricorda un origami: il cartoncino viene ripiegato alcune volte intorno alle lattine e ha nella parte superiore due fessure nelle quali inserire le dita, per sollevare e trasportare i singoli pacchetti.

Per assicurare le lattine al cartoncino si deve utilizzare un particolare macchinario, brevettato sempre da Graphic Packaging e che può essere utilizzato dai produttori di birra e bibite direttamente nei siti di produzione. L’azienda, che ha una lunga storia nella produzione di confezioni di vario tipo, sta investendo molto per trovare soluzioni più sostenibili per l’ambiente e più facili da riciclare rispetto alla plastica. È una importante opportunità per gli affari, anche in vista delle probabili future limitazioni che i governi imporranno sull’impiego della plastica nelle confezioni dei prodotti.

KeelClip sembra essere destinato ad avere un successo crescente grazie a Coca-Cola, che ha deciso di impiegarlo per le confezioni delle lattine dei propri prodotti in Europa. L’azienda è una delle più grandi produttrici di bibite in lattina al mondo e negli ultimi anni ha avviato diverse iniziative e campagne per ridurre il proprio impatto ambientale.

(il Post)

Le prime lattine di Coca-Cola e degli altri marchi controllati dall’azienda tenute insieme da KeelClip hanno iniziato a comparire sui mercati di Irlanda e Polonia all’inizio del 2020, come primo test. Superata la fase sperimentale, il sistema è stato via via introdotto in numerosi altri paesi europei, compresa l’Italia. La società ha poi proseguito nel 2021 con l’introduzione di KeelClip in altri paesi, raggiungendo l’obiettivo di vendere pacchi di lattine senza plastica in tutta l’Unione Europea a partire dall’inizio del 2022.

KeelClip viene impiegato da Coca-Cola sui pacchi da quattro, sei e otto lattine, e grazie al suo utilizzo l’azienda prevede di produrre circa 2mila tonnellate di plastica in meno ogni anno, con una riduzione di 3mila tonnellate di anidride carbonica emessa nell’atmosfera (CO2, uno dei principali gas serra). La riduzione di materiali plastici dovrebbe aumentare nei prossimi anni, man mano che il sistema sarà introdotto in altri mercati.

Negli Stati Uniti KeelClip dovrà però vedersela con i classici anelli di plastica, che continuano a essere impiegati da numerosi produttori perché più economici e pratici da gestire. Il macchinario di Graphic Packaging produce inoltre maggiori emissioni di CO2 per ogni confezione, seppure minime: 19,32 grammi rispetto ai 18,96 grammi degli anelli di plastica. L’azienda è però già al lavoro per realizzare una nuova versione del proprio prodotto ugualmente resistente, ma che impieghi meno cartone e la cui produzione comporti metà delle emissioni rispetto a quella per i classici anelli di plastica.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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