Dakar: Petrucci vince 5/a tappa moto, Lategan nelle auto

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Ma prima caduto causa cammello ‘Erano in dieci, uno mi è venuto contro. E mi sono anche perso’

Danilo Petrucci, su Ktm, festeggia la sua prima vittoria di tappa alla Dakar, grazie a un eccesso di velocità dell’australiano Tony Price che, al centauro ‘aussie’, è costato 6 minuti di penalizzazione e quindi anche il successo parziale nella quinta frazione, di 346 km, accorciata dagli organizzatori per motivi “logistici e di sicurezza”. Così il primo posto è andato al ternano ex pilota di MotoGp che due giorni fa ha rischiato di ritirarsi per problemi meccanici al suo mezzo e che, in precedenza, si era presentato al via del raid reduce dal Covid. Nella classifica generale delle moto rimane in testa il britannico Sam Sunderland (Ktm), oggi 13/o, davanti all’austriaco Matthias Walkner, staccato di 2’29”, e al francese Adrien Van Beveren, terzo a 5’59”. Nelle auto vittoria di tappa al sudafricano Henk Lategan, mentre in classifica generale è sempre al comando il rappresentante del Qatar Nasser al-Attiyah (Toyota), bronzo olimpico a Londra 2012 nel tiro a volo.

 “Nel deserto mi avevano avvisato a stare attento a sabbia, sassi e pietre, ma si deve fare attenzione pure ai cammelli. Al chilometro 60 dopo un cumulo di sabbia ce n’era un gruppo di dieci e uno, nero, ha deciso di venirmi incontro: io sono andato dall’altra parte sui dossi e mi sono cappottato”. Felice per la vittoria nella 5/a tappa della Dakar che gli è stata assegnata dopo la penalizzazione di 6 minuti inflitta all’australiano Price, Danilo Petrucci racconta le ‘disavventure’ che, nonostante tutto, alla fine lo hanno portato al successo. Il ternano della Ktm dopo la caduta avrebbe potuto mollare, invece non ha mollato a conferma di uno dei suoi soprannomi, “l’Inarrestbile”. “Dopo il capitombolo è arrivato Sanders e con lui siamo andati a riprendere tanti concorrenti – le parole di Petrucci -, ma dopo un waypoint ci siamo persi in sei. Sono tornato indietro ho ritrovato la via e ho fatto pure strada a due Yamaha, quando speravo mi aiutassero loro”. Poi l’ultimo tratto: “gli ultimi 60 chilometri sono stati sulle dune, non sulle pietre e per poco non cado in un buco – racconta -: ho sentito una botta alla caviglia e ho temuto, ma per fortuna mi è andata bene”. 

[ Fonte articolo: ANSA ]

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