Il piano del governo cinese per “sviluppare la mascolinità” nelle scuole

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Basato sull’idea che oggi i bambini maschi sarebbero troppo deboli, a causa dell’influenza delle insegnanti donne e della cultura pop

Circa due settimane fa il ministero dell’Istruzione cinese ha annunciato un piano per potenziare le lezioni di educazione fisica dei bambini e ragazzini maschi nelle scuole. Il programma è stato presentato dopo che l’anno scorso un importante funzionario governativo aveva detto che insegnanti donne e modelli della cultura pop, tra le altre cose, avevano reso i giovani maschi «deboli, effeminati e timidi». Negli ultimi anni in Cina è emersa un’idea più stringente e conservatrice di mascolinità, e secondo i molti critici, che ne stanno discutendo ampiamente anche sui social network, questo piano porterà più problemi che benefici.

Il nuovo piano del ministero dell’Istruzione è orientato a “rafforzare lo spirito e il fisico” di bambini e ragazzi, che secondo le autorità cinesi negli ultimi anni sono diventati più “fragili e insicuri”. Nell’annuncio del programma sono stati indicati pochi dettagli, ma è stato specificato che nelle scuole elementari e medie verranno assunti più insegnanti di educazione fisica e si utilizzeranno metodi per «sviluppare la mascolinità» dei ragazzi. Il ministero ha detto che l’obiettivo del programma è enfatizzare lo «spirito dello yang»: per semplificare, quello che tradizionalmente indica le caratteristiche maschili.

Il programma nasce in risposta a un’affermazione dello scorso maggio di Si Zefu, un importante funzionario della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (CPPCC), un organo formato da diversi partiti e organizzazioni.

Secondo Si bisognava «evitare la femminilizzazione dei giovani maschi», perché negli ultimi anni i bambini erano diventati «deboli, effeminati e timidi» sia, secondo lui, a causa della grande presenza di insegnanti donne, sia per via dei «ragazzetti carini» della cultura pop. Si aveva sostenuto anche che i ragazzi fossero troppo viziati dalle donne delle loro famiglie e si era lamentato del fatto che non volessero più diventare eroi di guerra, dicendo che questa tendenza avrebbe potuto mettere in pericolo i cittadini cinesi.

Il New York Times ha raccontato che negli ultimi anni i media di stato cinesi hanno parlato di una “crisi della mascolinità”, riferendosi per esempio al fatto che i giovani non fossero più adatti alla carriera militare e attribuendo il loro essere più “deboli” all’assenza di esercizio fisico, ai videogiochi e alla masturbazione. Un altro dei fattori che avrebbe reso i giovani maschi meno indipendenti e più “viziati” – quindi meno “mascolini” – è la cosiddetta politica del figlio unico, in vigore dal 1979 al 2016 e che prevedeva che ogni coppia potesse avere soltanto un figlio, per evitare la sovrappopolazione del paese.

Negli anni più recenti gli attori e i membri delle boyband che avevano un aspetto curato sono stati etichettati come “ragazzine”, mentre per esempio in alcuni programmi televisivi sono state oscurate le orecchie dei cantanti maschi che indossavano orecchini.

Allo stesso tempo, il governo ha incoraggiato anche attraverso i media di stato l’idea che i ragazzi dovessero diventare “veri uomini”, cosa che ha persuaso molti genitori a iscrivere i propri figli ai campi di allenamento sportivo o di addestramento militare per ragazzi. Per dare l’idea, un utente dell’usatissimo social network cinese Weibo ha scritto che «è difficile immaginare che ragazzi così effeminati possano difendere il loro paese quando incomberà un’invasione dall’esterno».

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L’annuncio del nuovo piano del ministero dell’Istruzione ha provocato lamentele e ampi dibattiti anche sui blog e sui social network. Secondo i critici, infatti, il programma è solo un altro esempio di come il governo cinese continui a perpetuare gli stereotipi di genere e la discriminazione sessuale.

Il piano non propone esplicitamente un trattamento diverso per ragazze e ragazzi, ma secondo l’esperta di salute ed educazione sessuale Liu Wenli, professoressa dell’Università Normale di Pechino, il programma potrebbe portare ad ancora più casi di bullismo relativi all’espressione di identità di genere o all’orientamento sessuale dei ragazzi. Liu ha scritto su Weibo che «gli educatori non possono parlare di prevenzione del bullismo nelle scuole e al contempo alimentare le dinamiche che lo favoriscono». Un membro dello staff di una ong che lotta per i diritti civili delle persone LGBT+, che ha preferito rimanere anonimo, ha aggiunto che il piano passa anche il messaggio che essere femminili sia sbagliato, e che «preoccuparsi che i ragazzi non siano abbastanza “mascolini” sia discriminazione nei confronti dell’espressione dell’identità femminile». Secondo molti osservatori, inoltre, il concetto di mascolinità è un elemento centrale nei casi di abusi sessuali e violenze domestiche.

La discussione sul programma è stata affrontata anche dalla televisione di stato cinese CCTV, che ha usato toni più smorzati e un po’ diversi da quelli di chi ha promosso il piano. In un commento sul suo profilo Weibo, CCTV ha detto che i ragazzi esprimono lo spirito dello yang anche attraverso «i modi, lo spirito e il fisico» e questo «non significa esclusivamente adottare un “comportamento mascolino”». Il commento di CCTV diceva anche che «l’insegnamento non è semplicemente crescere “uomini” e “donne”, ma è più importante sviluppare la volontà di prendersi le proprie responsabilità».

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[ Fonte articolo: ilpost ]

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