Prada, buona la prima: con Raf Simons rilegge l'uniforme

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Prada, buona la prima: con Raf Simons rilegge l'uniforme

di Federica Mochi
“Non ho mai dato tanta importanza al rapporto tra la tecnologia, le macchine e le donne. Ma durante il lockdown mi sono accorta di quanto la tecnologia fosse importante e dell’impatto che ha su di noi. Oggi abbiamo avuto l’occasione di mostrare davvero i vestiti. Ci tenevo a sottolineare l’importanza della sostenibilità e dell’inclusività, due questioni diventate davvero importanti per le aziende e per le persone. Aspetti che ognuno di noi dovrebbe abbracciare e fare propri”. Finisce lo show ed è Miuccia Prada a restituire subito l’immaginario della nuova collezione, la prima pensata e disegnata in tandem con Raf Simons.

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Una sfilata digitale, forse la più attesa di questa edizione di Milano Moda Donna, un po’ perché sancisce l’inizio di una collaborazione destinata a far parlare a lungo. Un po’ perché per il designer belga è la prima prova, superata a pieni voti, sotto la co-direzione creativa con la ‘Signora’. Parlano tanto i due stilisti alla fine dello show. Parlano e rispondono in diretta alle domande che gli utenti gli rivolgono via social. Una su tutte: da quanto volevate lavorate insieme? “L’idea è nata in modo spontaneo – spiega Miuccia Prada – in passato, in diverse interviste, entrambi abbiamo detto ‘perché no? Perché non lavorare insieme un giorno?’ e poi all’improvviso è accaduto”.

Replica lo stilista belga: “Non credevo potesse succedere ma sono felicissimo, entrambi conoscevamo il lavoro dell’altro. Ho incontrato la Signora Miuccia tanto tempo fa, abbiamo sempre avuto sentimenti positivi l’uno per l’altro, quindi quando è arrivata questa opportunità non ci sono stati dubbi”. Lavorare insieme “è naturale – osserva Simons – mi sento davvero a mio agio in questa situazione”. Anche per la stilista “è più facile lavorare insieme perché si condivide di più”. Ma, fa notare, “lavorare in due richiede anche energia in più, perché non sei da solo ma condividi. E’ difficile ma non in modo difficile. Direi interessante. Sono sicura che avremo tempo per discutere e parlare molto”.

Come si fa a disegnare qualcosa di nuovo, sempre? “E’ la cosa più importante – spiega ancora la stilista – l’incubo di ogni stilista ma anche quello che ogni designer cerca di fare. Il presente è sempre legato al passato, fare qualcosa di nuovo è in qualche modo impossibile. Ce ne preoccupiamo tutto il tempo ma ora non è più un problema rilevante. La moda segue i cambiamenti delle persone. Il nuovo è quello che viene dalla società. La moda è reagire a quello che succede attorno a noi”.

Fondamentale per entrambi gli stilisti è conservare, ciascuno, la propria libertà, perché, spiega Simons “è importante mantenerla nel modo di lavorare”. Due punti di vista differenti, quindi, che ora convergono e diventano un unicum, in una conversazione creativa in itinere in cui la moda è riflesso e risposta al tempo presente. A parlare sono i capi della collezione, con il concetto di uniforme che la fa da padrone. “La mia – ammette Simons è sempre la stessa: una t-shirt e pantaloni Prada, che indosso da anni, da prima di iniziare a lavorare con Miuccia”.

Gli abiti sono essenziali, mirati, senza decorazioni superflue: bluse smanicate, pantaloni dritti, soprabiti in re-nylon industriale realizzati con tecniche sartoriali e completi in felpa. Tutti capi disegnati seguendo le linee del corpo e tenuti insieme da una mano. L’imponta di Raf Simons c’è e si vede ovunque: nei soprabiti e giacche destrutturate, nei volumi over, nelle maglie ‘bucate’, nei loghi cuciti su maglie e abiti, nelle scritte che campeggiano sui capi: ‘Signaux violents vers nous’.

Ma va detto, c’è anche tanta Miuccia Prada, come nelle stampe d’archivio utilizzate per interrompere e spezzare le superfici uniformi degli abiti, nei kitten heels. Ma non sarebbe uniforme senza semplicità. Componente necessaria, riduce l’abito a un’essenza all’essenziale. Minimo comun denominatore è ‘The Wrap’, un rettangolo di tessuto da avvolgere attorno a sé e declinato in jersey, tessuto felpato, re-nylon, duchesse ricamato, taffettà chiné. Funzionale per ripararsi dal freddo, pura estetica se utilizzata solo come elemento decorativo.

Suggestiva l’ambientazione di questa sfilata virtuale, ideata da Oma/Amo: una stanza tutta gialla con lampadari che, con monitor e telecamere, si animano in una sorta di danza al ritmo delle falcate delle modelle. La colonna sonora, composta per la sfilata da Plastikman, il musicista anglo-canadese Richie Hawtin, protagonista della scena elettronica, include i nomi di tutte le protagoniste della sfilata: un cast di modelle che non hanno mai calcato le passerelle e per le quali questa è una sfilata di debutto.

“Non creiamo per noi stessi – è il Simons-pensiero – la cosa di cui ho più parlato con Miuccia in questi mesi è stata l’uniforme, intesa in senso metaforico. Qual è l’uniforme di Prada? Per me l’ispirazione è venuta guardando come si veste Miuccia. L’uniforme è qualcosa che ci fa sentire bene e che deve esprime qualcosa che è timeless, senza tempo’.

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[ Fonte articolo: ADNKRONOS ]