Verona: "L'Elisir d'amore", quando Donizetti è country

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Debutta una nuova produzione del melodramma. Il regista Pier Francesco Maestrini colloca l’opera nel Midwest americano degli anni ’70, con un cast internazionale di giovani interpreti diretti dal maestro svedese Ola Rudner

Una scena dello spettacolo (Michele Borzoni-TerraProject-Contrasto)
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A Verona, domenica 17 novembre debutta al Teatro Filarmonico una nuova produzione de “L’Elisir d’amore” (1832), melodramma di Gaetano Donizetti. Il regista Pier Francesco Maestrini colloca l’opera nel Midwest americano degli anni ’70, con un cast internazionale di giovani interpreti diretti dal maestro svedese Ola Rudner.

La stagione lirica al Teatro Filarmonico della Fondazione Arena di Verona prosegue nel suo Viaggio in Italia nel tempo e negli stili con il titolo più emblematico dell’opera semiseria nonché il più rappresentato al mondo di Gaetano Donizetti (1797-1848). Infatti “L’Elisir d’amore” gode da sempre di grande attenzione e numerose rappresentazioni a Verona: sono attestate diverse recite nei teatri cittadini sin dal 1838, appena sei anni dopo la prima assoluta dell’opera e, insieme a “Il Barbiere di Siviglia”, è l’unico titolo che sia mai stato eseguito in Arena molto prima della creazione del Festival (1856). Il Festival estivo lo mise in scena nello storico anfiteatro nel 1936 mentre l’Ente lirico, poi Fondazione, l’ha ripreso più volte nella storia del Teatro Filarmonico, dove è stato sempre accolto con successo dal 1981 al 2013 con interpreti del calibro di Alida Ferrarini, Giuseppe Taddei, Max Renè Cosotti, Carlo Desderi, Zoltan Kelemen, Vittorio Grigolo, Irina Lungu, Francesco Demuro, Carlo Lepore, Francesco Meli, Serena Gamberoni e Bruno De Simone.

Il regista Pier Francesco Maestrini, con le scene di Juan Guillermo Nova, i costumi di Luca Dall’Alpi e le luci di Paolo Mazzon, colloca la vicenda nel Midwest americano, in quella Corn-Belt rurale non troppo diversa dal paesaggio bergamasco probabilmente immaginato da Donizetti. Qui l’umile Nemorino ha più di un motivo per essere lo zimbello della piccola comunità sfiorata dalla Route 66 e l’indipendente Adina, nella sua stazione di servizio, non può che cedere alle lusinghe e alle promesse di figure di passaggio come lo spavaldo Belcore e il vistoso Dulcamara.

Gag e citazioni visive degli anni ’70 pop e country abbondano nello spettacolo di Maestrini, che ha già firmato a Verona due acclamate produzioni rossiniane innovative per l’interazione con proiezioni e cartoon.

Dal 17 al 24 novembre per quattro recite salgono sul palcoscenico del Teatro Filarmonico giovani interpreti provenienti da tutto il mondo, alcuni dei quali al loro esordio a Verona: Nemorino è interpretato dal tenore Francesco Demuro, che proprio con questo titolo ha debuttato a Verona nel 2009, mentre l’amata ma capricciosa Adina è il soprano Laura Giordano; il baritono cinese Qianming Dou è Belcore ed Elisabetta Zizzo è Giannetta. Accanto a loro nei panni del Dottor Dulcamara torna l’esperto buffo Salvatore Salvaggio, dopo il recente impegno nel Matrimonio segreto.

Eccezionalmente per questa produzione il Coro è preparato dal giovane maestro veronese Matteo Valbusa mentre alla guida dell’Orchestra c’è il direttore svedese Ola Rudner, più volte applaudito a Verona nel repertorio sinfonico e qui al proprio debutto operistico con i complessi artistici areniani.

[ Fonte articolo: Rai News ]

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