Arcelor Mittal, è scontro tra Confindustria e sindacati sulle garanzie per l'occupazione

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Vincenzo Boccia: “Errore madornale mantenere i livelli di occupazione nelle crisi congiunturali. La replica di Landini: “Parole senza senso: c’è un accordo da far rispettare, firmato un anno fa, che prevede degli impegni”. Le ditte dell’indotto tarantino temono ripercussioni sul credito di 50 milioni già fatturati e non incassati per prestazioni e forniture

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E’ polemica aspra tra Confindustria e sindacati sulla vertenza Arcelor Mittal. Ad innescarla sono state le parole del presidente degli industriali Boccia: “Se pretendiamo che nonostante le crisi congiunturali le imprese debbano mantenere i livelli di occupazione facciamo un errore madornale”. Immediata la replica dei leader di Cgil e Cisl.

Boccia (Confindustria): errore tenere livelli occupazionali con la crisi in atto
“Se pretendiamo che nonostante le crisi congiunturali le imprese devono mantenere i livelli di occupazione, quindi finanziare disoccupazione e non mantenere le imprese, facciamo un errore madornale”, ha detto il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine del Forum della piccola impresa, rispondendo alla domanda sui 5mila esuberi  paventati da Arcelor Mittal. “Se c’è una crisi congiunturale legata all’acciaio, è inutile far finta che non ci sia. Bisogna capire come gestire questa fase permettendo di ‘costruire’, come accade in tutte le aziende del mondo”, ha aggiunto Boccia. “Ci sono strumenti come la cassa integrazione e gli altri, che si attivano in momenti congiunturali negativi delle imprese, occorre affrontare il problema con serietà e buonsenso. Il punto è creare sviluppo in quel territorio, costruire altre occasioni di lavoro, ma non sostitutive, complementari. Se l’Ilva arretra per la congiuntura internazionale, ogni azienda deve avere una flessibilità in chiave congiunturale”.

Landini: “Da Boccia parole senza senso”
A stretto giro di posta arriva la replica del segretario generale della Cgil, Landini, che dice: le parole di oggi del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, secondo cui sarebbe ‘un errore madornale’ per l’ex Ilva di Taranto mantenere i livelli di occupazione attuali malgrado le crisi congiunturali, “sono parole senza senso: c’è un accordo da far rispettare, firmato un anno fa, che prevede degli impegni”. Secondo il leader della Cgil, “non sono cali temporanei di mercato che modificano piani strategiche prevedono 4 miliardi di investimenti. Quegli accordi lì vanno fatti rispettare: e anche lui dovrebbe chiedere alla multinazionale di rispettare il nostro Paese, e di rispettare gli accordi. Credo che l’affidabilità nel rispetto degli accordi sia una regola delle parti sociali”. 

Furlan: “Crisi non si supera chiudendo fabbrica”
“Se c’è una crisi dell’acciaio, si affronta con il confronto con il sindacato non chiudendo le fabbriche e mandando a casa 5000 persone. Questo fa un’impresa seria. Ma Arcelor Mittal ha scelto finora la strada più breve ed irresponsabile”. Così la leader Cisl, Annamaria Furlan replica a Boccia. Se il tema è il ritorno dello scudo penale “facciamo una battaglia insieme. Non è il momento delle divisioni. Ma se i problemi sono solo un pretesto per chiudere, allora è molto difficile trovare una strada condivisa nell’interesse del paese”.

L’allarme dell’indotto
Dopo l’annuncio di Arcelor Mittal di recessione dal contratto ex Ilva, le ditte dell’indotto tarantino temono ripercussioni sul credito di 50 milioni già fatturati e non incassati per prestazioni e forniture, con uno scaduto che sarebbe pari a circa 5 milioni. Lo si apprende da fonti sindacali dopo un incontro nella sede di Confindustria. Sono 200 le aziende interessate. Alcune avanzano da settimane il pagamento delle fatture e hanno evidenziato problemi di liquidità per il pagamento degli stipendi agli operai. 

Lunedì possibile nuovo incontro fra Conte e i vertici di Arcelor Mittal
Intanto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo la visita di ieri a Taranto, potrebbe tornare a incontrare i vertici del gruppo lunedì. Il governo lavora inoltre a un fondo pluriennale da destinare alla riqualificazione e reinserimento nel mondo del lavoro di oltre 1.500 lavoratori attualmente in cassa integrazione.

[ Fonte articolo: Rai News ]

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