"Abolire la povertà"? Di Maio umiliato dal Nobel. Ha sbagliato tutto: una stroncatura mondiale

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Di Maio aveva promesso di abolire la povertà, tuttavia non ha preso il Nobel per l’ economia. Il riconoscimento invece è andato a tre economisti che la povertà hanno provato a sconfiggerla veramente. Tre i vincitori quest’ anno: l’ indiano Abhijit Banerjee, la francese Esther Duflo – marito e moglie – e l’ americano Michael Kremer. I primi due operano al Massachusetts Institute of Technology (il famoso Mit di Boston), mentre il terzo insegna ad Harvard. Ebbene, questi signori da 15 anni vanno sul campo, dall’ Africa all’ Asia, a capire qual è il problema dei 700 milioni di abitanti che vivono in uno stato di indigenza. E grazie al loro approccio empirico hanno scoperto che le teorie globaliste non vanno bene. Mandare soldi a pioggia nel Continente nero non serve a nulla. Semplicemente perché l’ Occidente e il Fondo Monetario Internazionale (oltre ai progressisti ignoranti), agiscono in base a teorie e modelli economici avulsi dalla realtà.
Spiegano infatti i Nobel: coloro che vivono con un dollaro o anche meno al giorno non patiscono la fame. Se fossero affamati spenderebbero tutti i loro redditi in generi alimentari. Ma non è così. il cibo rappresenta tra il 36% e il 79% del consumo dei poveri che vivono in campagna, e tra il 53% e il 74% di quelli che vivono nelle città. Per ogni 1% di aumento dei redditi, ne consumano in cibo soltanto lo 0,67%. Insomma, ciò che veramente serve per finanziare i Paesi poveri è farsi la domanda giusta, come ad esempio: perchè un uomo che vive in Marocco, in condizioni di sottoalimentazione, si indebita per comprare un televisore? Oppure, perchè i bambini in molti Paesi dell’ Africa non vanno a scuola? Ecco, in questo caso la ricerca sul campo ha dimostrato che le assenze scolastiche non dipendono dalla mancanza di scuole, o di maestri, o di libri, ma dal fatto che molti bambini in Kenya hanno i vermi e che questo li fa ammalare e non andare a scuola. Per cui non serve a niente spendere i soldi degli aiuti per rifornirli di matite, o di quaderni, ma sarebbe molto più utile investire gli aiuti in laboratori medici e in medicinali per prevenire e per curare queste infestazioni prevalentemente di tipo gastro-intestinale.

Altro esempio: l’ accesso al credito. I tre nobel «verificano che rappresenta un problema concreto nei Paesi in via di sviluppo per i piccoli imprenditori. E dimostrano – ha spiegato all’ agenzia Agi l’ economista Francesco Ferrante – che la microfinanza è uno strumento concreto che può aiutare a superare questo problema e ad allargare l’ accesso al credito dei piccolissimo imprenditori. Ma non si limitano a segnalarlo, vanno lì sul posto, in Bangladesh, per verificare come effettivamente funziona questo strumento della microfinanza e come si può applicarlo meglio per combattere la povertà e la disoccupazione e come strumento per promuovere l’ imprenditorialità. Ecco questa è la differenza di approccio rispetto al passato, quando chi si occupava di sviluppo per le grandi agenzie internazionali, sbarcava in un Paese asiatico o africano, alloggiava in grande albergo e, senza verificare come andavano le cose, spesso influenzato da forti pregiudizi, scriveva un report alla Banca mondiale su cosa avrebbe dovuto fare quel Paese per svilupparsi. Ovviamente le ricette erano sempre quelle: liberalizzazione dei mercati, taglio del costo del lavoro… Insomma, cure standard, valide per tutti».
La motivazione dell’ Accademia di Svezia, che donerà 830mila euro ai tre economisti della povertà, è abbastanza chiara: "Ogni anno, circa cinque milioni di bambini al di sotto dei cinque anni d’ età muoiono ancora per malattie che potrebbero spesso essere prevenute o curate con trattamenti economici. La metà dei bambini del mondo lascia ancora la scuola senza competenze di alfabetizzazione e di calcolo. I vincitori di quest’ anno hanno introdotto un nuovo approccio per ottenere risposte affidabili sui modi migliori per combattere la povertà globale. In breve, comporta la divisione del problema in domande più piccole e più gestibili».
Tutto il contrario del metodo sbandierato da progressisti. Aiutarli a casa loro, gli africani, si può. E costa pure poco. Basta volerlo.

di Giuliano Zulin

[ Fonte articolo: Libero Quotidiano ]

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