Le smart TV ci tengono d’occhio

0

Secondo due ricerche, i televisori collegati a Internet inviano dati sulla loro posizione e il loro utilizzo anche quando non li usiamo

Secondo due ricerche accademiche svolte nel Regno Unito e negli Stati Uniti, le smart TV (cioè i televisori che si collegano a Internet) inviano dati sensibili sui loro proprietari a numerose aziende di Internet, come Google, Facebook, Amazon e Netflix, anche quando non sono attive. Tra le informazioni inviate tramite la connessione ci sono il tipo di televisore utilizzato, la sua localizzazione e gli orari di utilizzo.

Un gruppo di ricercatori della Northeastern University (Boston) e dell’Imperial College London ha notato che alcuni modelli di smart TV (prodotti da grandi aziende come LG e Samsung) e dispositivi da collegare ai televisori normali per sfruttare i servizi online (come Fire TV di Amazon e Roku) inviano diversi dati a Netflix e ai gestori di annunci pubblicitari digitali. Secondo l’analisi, l’invio dei dati avviene a prescindere dall’essere o meno iscritti a Netflix.

La ricerca è stata svolta su 81 diversi dispositivi, utilizzati sia negli Stati Uniti sia nel Regno Unito, e ha portato a rilevare l’esposizione di diversi dati degli utenti. Le informazioni fornite dai dispositivi sono inviate ad Amazon, Google, Akamai e Microsoft. Queste aziende gestiscono i servizi cloud più grandi al mondo, ai quali si appoggiano le società che forniscono contenuti online in streaming.

Amazon – che gestisce le tecnologie cloud con la sua divisione AWS – riceve informazioni da circa la metà degli 81 dispositivi testati presso la Northeastern University. Mettendo insieme le informazioni da milioni di utenti, l’azienda può potenzialmente farsi un’idea piuttosto chiara sulle abitudini dei proprietari di smart TV e dei dispositivi “intelligenti” domestici. Può per esempio sapere quando si è in casa, quando sono utilizzati di più i dispositivi e con quale frequenza.

Amazon può naturalmente ottenere direttamente queste informazioni dai sistemi che vende con il proprio marchio, come Fire TV ed Echo, ma secondo i ricercatori può ottenere informazioni analoghe dai dispositivi prodotti da altri, e che per funzionare si appoggiano ai suoi servizi cloud.

Analizzando il traffico online prodotto dagli 81 dispositivi testati, i ricercatori hanno concluso che tra le informazioni inviate ci sono come minimo: dati sul dispositivo, luogo da cui si collega, tempi di interazione. Nel complesso le informazioni sono inviate in forma criptata, quindi i ricercatori non sanno di preciso quali altri dati siano trasmessi.

Uno studio svolto dalla Princeton University ha invece evidenziato come alcune applicazioni che possono essere installate su Fire Tv e Roku inviano grandi quantità di dati, compresi quelli per distinguere gli utenti, ad aziende di terze parti compresa Google.

Le aziende coinvolte hanno fornito la loro versione sulla diffusione dei dati tramite le smart TV e gli altri dispositivi per la casa. Google ha spiegato che gli sviluppatori delle applicazioni per le smart TV possono utilizzare i sistemi offerti da Google per mostrare gli annunci pubblicitari e valutarne la resa. I dati degli utenti sono condivisi con Google solo se questi hanno espressamente indicato di volerlo fare, così come avviene già sugli smartphone o quando si utilizzano i servizi online di Google. La società ha comunque confermato che a seconda del dispositivo e delle scelte dell’utente, i dati trasmessi possono comprendere il luogo, il tipo di dispositivo e che cosa si sta guardando in quel momento.

Netflix ha confermato di ricevere dati da alcune smart TV anche quando gli utenti non sono collegati o non hanno un account per il suo servizio in streaming. In quest’ultimo caso, le informazioni sono limitate a dare la possibilità all’azienda di capire come la sua applicazione appare sullo schermo e se sia sufficientemente in evidenza. Netflix ha inoltre spiegato di non ricevere informazioni di nessun altro tipo o dati sulle attività svolte sulle smart TV.

Quasi tutte le attività che svolgiamo online sono tenute sotto controllo e misurate da sistemi automatici: avviene quando navighiamo sul Web (sulle pagine dei social network, ma anche sul Post e su qualsiasi grande sito), quando attiviamo un’applicazione sullo smartphone o quando guardiamo un video su YouTube. Le due ricerche mostrano però come pratiche di questo tipo, rese esplicite nelle condizioni d’uso dei vari servizi e che spesso richiedono esplicite autorizzazioni, siano portate avanti in modo più subdolo e opaco per gli utenti sui dispositivi per la casa, dalle smart TV agli assistenti vocali. Il settore non è ancora sufficientemente normato e questo comporta maggiori rischi per la privacy degli utenti, che dovrebbero essere aiutati a fare un uso più consapevole degli oggetti connessi che si mettono in casa.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.

[ Fonte articolo: ilpost ]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.