Moto: Royal Enfield Interceptor, più inglese delle inglesi

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La Himalayan riscopre l’enduro classica dei primi anni ’80

Enfield, o meglio Enfield Cycle Company, è un marchio storico, uno dei marchi che ha contribuito a scrivere la storia della motocicletta. Nasce da una costola di una delle principali fabbriche inglesi di armamenti: non a caso ‘Made like a gun, goes like a bullet’, costruita come un cannone, va come un proiettile, è ancora oggi il motto del costruttore.

Il primo modello lascia gli stabilimenti di Redditch, nel Worcestershire, nel 1901. Il che fa della Enfield il più antico produttore di moto ancora in attività, a pari merito con l’americana Indian. Nel 1955 quella che ormai è diventata la Royal Enfield, comincia a produrre in India e nel 1967 gli stabilimenti inglesi chiudono definitivamente i battenti. Da allora la Royal Enfied ha continuato a produrre moto monocilindriche di piccola cilindrata, che hanno contribuito a motorizzare il continente indiano e che, anche in Europa, godono di una numerosa cerchia di appassionati.

Nel 2017, però, arriva la prima svolta: si chiama Himalayan ed è una enduro di concezione moderna, improntata all’essenzialità e all’economicità di gestione. Il motore è completamente nuovo, 411 cc e 24,5 cavalli di potenza massima.

E’ montato su un telaio inedito, mentre le forme ammiccano alle moto da rally. Il serbatoio è circondato da protezioni tubolari in metallo e il manubrio è sormontato da un sontuoso cruscotto che incorpora anche una bussola digitale. La Himalayan è una moto che non spaventa, complice la ridotta altezza della sella per una enduro, la limitata potenza del motore e l’erogazione dolce e lineare. La frenata, assistita dall’Abs, è dosabile, ma forse manca un po’ di grinta all’anteriore. La facilità e il prezzo estremamente allettante, che ne fanno una alternativa a uno scooter da città, hanno determinato l’immediato successo per la enduro di Chennai.

La corsa al rinnovamento di Royal Enfield, però, non è finita qui: dopo 40 anni è tornato in produzione un motore bicilindrico, che mancava da quando chiuse l’ultimo stabilimento in terra inglese. La nuova unità equipaggia due modelli che condividono anche la stessa base ciclistica: la Interceptor e la Continental Gt. Ha una cilindrata di 650 centimetri cubici, ed è raffreddato ad aria-olio, con quattro valvole per cilindro. I cavalli erogati sono 47 a 7.250 giri, con una coppia di 52 Nm a 5.250 giri. Numeri che, tra l’altro, permettono di guidare le due nuove arrivate anche a chi ha solo la patente A2. I cerchi sono entrambi da 18 pollici, mentre il reparto frenante può contare su un disco anteriore da 320 millimetri e un posteriore da 240, entrambi con pinze ‘ByBre’, ovvero By Brembo. Il peso a secco dichiarato, per la Interceptor, è di 202 chili.

Ecco la Royal Enfield Interceptor, piu’ inglese delle inglesi

La linea inconfondibilmente anni ’60, equilibrata e classica, rispetta puntualmente il ‘canone’ fissato dalle moto inglesi di quegli anni. Una volta in sella è ancora una volta l’equilibrio a sorprendere: il telaio doppia culla disegnato dagli esperti di Harris Performance è la vera chicca di questa moto. Agile e sincero, ma allo stesso tempo sempre stabile, permette una guida sciolta e intuitiva in qualsiasi situazione, anche spingendo la moto ad andature poco consone per una ‘classica’. Altro punto di forza è il cambio, vicino alla perfezione: gli innesti sono precisi e morbidi, aiutati da una frizione con antisaltellamento che perdona anche le scalate più brutali nell’ingresso in curva.

La Interceptor è dunque una moto godibile a 360 gradi, piacevole per viaggiare e divertente nel misto.

[ Fonte articolo: ANSA ]

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