Crisi di governo, Casellati:"Se non c'è unanimità in capigruppo decide l'Aula"

0

Al via la conferenza dei capigruppo in Senato per decidere tempi e modalità del dibattito sulle mozioni di sfiducia al premier Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il Pd: “Aula domani forzatura inaudita”. Di Maio: “La Lega ritiri i suoi ministri”

Riunione dei capigruppo in Senato
Condividi

Inciucio, governo istituzionale, accordicchio, esecutivo di transizione o di scopo. Le possibilità sono aperte. E gli scenari si susseguono di giorno in giorno. La conferenza dei capigruppo si è riunita in Senato per decidere tempi e modalità del dibattito sulle mozioni di sfiducia al premier Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini. Mentre in mattinata si sono riuniti i gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico. Tutto questo mentre si attende un incontro tra il leader leghista Matteo Salvini e Silvio Berlusconi.

La presidente del Senato Elisabetta Casellati ha precisato che “la convocazione dell’Assemblea,nell’ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità, non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l’applicazione del regolamento. L’art. 55, comma 3 prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l’Assemblea, che è sovrana. Non il Presidente, dunque”, aggiunge, sottolineando che il “rispetto delle regole” è a “garanzia” dei cittadini. 

Le decisione della capigruppo comunque chiarirà meglio i tempi della crisi: se si tratterà di un appuntamento vicino a Ferragosto, l’ipotesi di elezioni a breve sarà più concreta. Se invece ci saranno tempi più lunghi, l’ipotesi è che si cerchi di trovare la quadra di un governo di transizione.

Pd, Marcucci: “Aula domani forzatura inaudita”
“Sarebbe una forzatura inaudita convocare domani l’Aula sulla crisi. E’ inaudito e impensabile, servono i tempi necessari”. Così il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci arrivando alla capigruppo a Palazzo Madama, spiegando che “ci risulta che ci sia una richiesta formale da parte del presidente del Consiglio Conte” di fare le sue comunicazioni. “Per noi si deve partire da lì poi si aprirà formalmente la crisi”.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è al lavoro nella sede del Governo. Domani il premier sarà a Foggia e mercoledì alla commemorazione delle 43 vittime del ponte Morandi.

Gli scenari possibili.
Nel Pd Matteo Renzi ha ripreso la scena proponendo un governo ‘no tax’ che, prima di andare al voto, faccia la manovra e porti a compimento il taglio dei parlamentari. L’offerta è a chi ci sta: dal M5s a Leu, passando per FI. E con le aperture dei Cinque Stelle, Matteo Salvini ha visto farsi materia il fantasma che stava scacciando da giorni, quello di un accordo che allontani le elezioni. Per questo prima ha lanciato la ‘sua manovra’ per evitare l’aumento dell’Iva, che prevede taglio delle tasse e pace fiscale. Poi ha programmato per martedì un incontro con FI e FdI, per serrare le fila in funzione ‘anti inciucio’.

In questo scenario a geometria variabile, più forze politiche si sono appellate al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che dovrà gestire la fase post caduta del governo Conte.   Alla proposta di Renzi sono arrivati dei “No”, qualche”vedremo”, diversi “sì, però”.  L’ex premier dem può contare sui suoi parlamentari, che sono maggioranza sia nel gruppo al Senato sia in quello alla Camera. Ma il segretario Nicola Zingaretti, “con franchezza”, ha detto “no” a “una esperienza di governo Pd-M5s per affrontare la drammatica manovra di bilancio e poi magari dopo tornare alle elezioni”, anche per il “timore dello spazio immenso che questo darebbe a Salvini”.

Forza Italia è per il voto subito. Ma con qualche dubbio. Nel corso dell’incontro con Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, ognuno dovrà capire cosa sia disposto a concedere l’altro. FI e FdI mirano ad una futura alleanza di governo, che via Bellerio finora non ha dato per scontata. Però Salvini vuole che anche FI dica ‘no’ al governo istituzionale proposto da Renzi, in modo da stroncarlo.   

M5S, Di Maio: “Nessuno vuole sedersi al tavolo con Renzi, solo voto per taglio parlamentari
“Nel M5S nessuno si siede al tavolo con Renzi, non c’è nessuna apertura, non ci sono giochi di palazzo da fare. Noi chiediamo solo l’apertura al voto del taglio dei parlamentari”. Lo ha detto il vicepremier e ministro Luigi Di Maio, nel corso di una diretta Facebook. In mattinata il leader pentastellato ha incontrato i parlamentari: “Se ce ne sarà bisogno staremo lì anche a Ferragosto – spiega – Dobbiamo tagliare i 345 parlamentari. Siamo ad un passo. Bastano due ore! L’unica apertura che ci interessa è questa”. Per uscire dalle secche della crisi, il  leader Cinque Stelle si affida alle decisioni del Presidente della Repubblica. “Mattarella è l’unico che decide quando e se andare a votare”. E poi chiede che la Lega ritiri i suoi ministri: “La Lega faccia dimettere tutti i suoi ministri da questo governo. I ministri della Lega dovrebbero votare contro se stessi. Noi saremo al fianco di Giuseppe Conte. Ha il diritto di presentarsi alle Camere per dire quello che abbiamo fatto, quello che potevamo fare e che non faremo. Ci devono guardare negli occhi”. Parole dure quelle pronunciate dal leader M5s nei confronti dell’ex alleato nel corso dell’assemblea. “Nemmeno 24ore e Salvini è tornato da Berlusconi. Noi abbiamo dato speranza a questo Paese un’opportunità alla Lega di poter cambiare. Salvini ha deciso di tornare all’ovile. Noi gli facciamo gli auguri, buon ritorno a casa e buon ritorno ad Arcore”.
 

[ Fonte articolo: Rai News ]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.