Per andare sulla Luna bisogna pensare anche ai materassi

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Per questo un’azienda italiana ha progettato un materasso “smart” che è stato sperimentato in una simulazione di spedizione sulla Luna organizzata da Roscosmos e NASA

Mercoledì scorso, vicino a Mosca, in Russia, sei persone – ricercatori e astronauti, alcuni statunitensi altri russi, tre donne e tre uomini – sono usciti da una navicella spaziale dopo quattro mesi di isolamento. Attorno alla navicella, una costruzione tubolare che si chiama NEK, sono in corso un’ottantina di progetti di ricerca che fanno parte della missione Sirius 18/19, organizzata da Roscosmos e dalla NASA e iniziata a novembre: lo scopo degli esperimenti è studiare le condizioni psichiche e fisiche di gruppi di persone che vivono in convivenza forzata e isolamento ambientale, in vista di missioni nello spazio anche molto lunghe, come quelle verso la Luna e verso Marte.

Questi esperimenti si chiamano analog missions, ovvero missioni analoghe, perché simulano sulla Terra esperienze simili a quelle che gli astronauti vivrebbero nello spazio, ma con costi e rischi più contenuti. I volontari di Sirius 18/19 sono “partiti” il 19 marzo scorso, dopo diversi mesi di preparazione, e per 120 giorni hanno svolto una simulazione completa di una spedizione sulla Luna, con tanto di finto allunaggio. Sirius coinvolge istituti e professionisti da tutto il mondo e tra questi un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa che ormai da una decina d’anni (prima che nascessero le missioni Sirius nel 2017) collabora con l’Istituto per i problemi biomedici russo (IBMP) nell’ambito del monitoraggio e dell’analisi dei parametri che rivelano la qualità del sonno.

Sembra strano quando si parla di un ambito della ricerca scientifica sofisticato come l’esplorazione dello spazio, ma uno dei temi più importanti da approfondire prima di poter progettare lunghe missioni è proprio quello della resistenza degli esseri umani a contesti fisicamente e psicologicamente stressanti. In questo senso la qualità del sonno è uno dei principali campi di indagine, sia perché è un elemento fondamentale per la salute umana, sia perché è rivelatore di disfunzioni fisiche o psicologiche generali.

L’ultimo progetto italiano in quest’ambito è stato coordinato da Materassificio Montalese, un’azienda italiana che produce materassi — forse più nota col nome del suo principale marchio, PerDormire — con l’obiettivo di sviluppare una tecnologia non invasiva per rilevare i parametri indicativi della qualità del sonno nei volontari del progetto Sirius. Col finanziamento della regione Toscana è nata una collaborazione tra Materassificio Montalese, gli psicofisiologi dell’università di Pisa e l’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Il risultato di questo lavoro è SmartBed, un materasso che contiene dei sensori che misurano i parametri fisiologici necessari alla valutazione della qualità del sonno e del benessere generale di chi ci dorme sopra.

SmartBed, il materasso su cui per quattro mesi hanno dormito i sei volontari di Sirius 18/19, è il primo dispositivo in grado di valutare la qualità del sonno integrando tutti gli indici utili, come i segnali del sistema nervoso autonomo (per esempio l’attività cardiorespiratoria) e quelli relativi ai movimenti, alla postura e alla temperatura del corpo. I dati che si ottengono sono relativi al tempo di addormentamento, alla continuità e la profondità del sonno e possono aiutare a identificare un disturbo del sonno come l’insonnia.

A differenza delle tecnologie usate finora, i sensori di SmartBed non sono invasivi perché inglobati nel materasso, che si presenta, appunto, come un normalissimo materasso. SmartBed è collegato a una piattaforma esterna che funziona da centrale di memorizzazione, elaborazione e integrazione dei dati fisiologici e anche ambientali. Questa piattaforma si interfaccia – tramite un collegamento wireless – con dispositivi mobili o indossabili, allo scopo di poter ottenere informazioni relative alle attività che l’aspirante astronauta compie anche mentre è sveglio. Durante le loro giornate nella navicella, infatti, i volontari di Sirius hanno portato avanti dei programmi di allenamento sportivo e un costante monitoraggio dei parametri fisici.

Il software di elaborazione dei dati di SmartBed si basa sulle più recenti conoscenze scientifiche nel campo del sonno e del benessere e permette di fornire agli utenti informazioni di semplice comprensione sulla qualità del proprio sonno e più in generale sul proprio benessere. Questo permette di usare SmartBed anche a chi non ha in programma di partire per la Luna, ma vuole raccogliere informazioni sul proprio sonno per motivi di salute. È una cosa che recentemente molte persone hanno già cominciato a fare scaricando alcune app (non tutte efficacissime) che monitorano il sonno sul proprio cellulare, ma che grazie ai sensori contenuti direttamente nel materasso potrebbero diventare ancora più accurate.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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