Fmi: la crescita globale resta "modesta". Pil Italia +0,1% nel 2019

0

Il Fondo monetario internazionale riduce le stime sulla crescita mondiale del Pil per l’anno in corso e per il prossimo. Pesano i timori di una guerra commerciale, incide la Brexit, preoccupano le tensioni geopolitiche e la conseguente corsa al rialzo del costo dell’energia. L’eurozona fondamentalmente tiene, i tagli più consistenti alle stime di crescita dei Paesi in via di sviluppo

Condividi

La crescita globale resta “modesta”. Il giudizio è del Fondo monetario internazionale che ha limato dello 0,1% le sue stime sull’andamento del Pil mondiale per quest’anno e per il prossimo. I dati più recenti contenuti nell’aggiornamento del World economic outlook, pubblicato due volte l’anno, fissano l’incremento del prodotto al 3,2% nel 2019 e al 3,5% nel 2020, lo 0,1% in meno rispetto a quanto indicato nel rapporto di aprile. Sullo scenario, scrivono gli economisti dell’istituto di Washington, pesano i timori legati alla guerra commerciale, alla Brexit e alle crescenti tensioni geopolitiche che hanno spinto verso l’alto i prezzi dell’energia. I rischi per la previsione, avverte il Fondo, “sono principalmente orientati verso il basso” e “sono aumentati rispetto ad aprile”. E anche il rimbalzo atteso per il 2020 è “incerto”. Il timore è che “l’inasprirsi delle tensioni commerciali e sulla tecnologia intacchino la fiducia e rallentino gli investimenti” e che “le pressioni deflazionistiche appesantiscano il servizio del debito” e “riducano lo spazio di azione della politica monetaria”.

Tengono le economie avanzate
Nel dettaglio la crescita delle economie avanzate è ora prevista all’1,9% nel 2019 e all’1,7% nel 2020, con un miglioramento dello 0,1% sulla stima per quest’anno. Particolarmente positiva è la revisione per gli Stati Uniti, che quest’anno potrebbero vedere il Pil salire del 2,6%, lo 0,3% in più rispetto ai numeri contenuti nel rapporto primaverile.La crescita nell’area dell’euro dovrebbe invece attestarsi all’1,3% nel 2019 e all’1,6% nel 2020. Le stime di aumento del Pil per quest’anno sono state riviste al ribasso dello 0,1% allo 0,7% per la Germania, mentre rimangono invariate allo 0,1% per l’Italia e al’1,3% per la Francia. Tra le altre economie sviluppate la Gran Bretagna incassa una revisione al rialzo dello 0,1% all’1,3%, mentre il Giappone subisce una limatura dello 0,1% allo 0,9%.

Flessione per i Paesi in via di sviluppo
Netto è il taglio per i Paesi in via di sviluppo. Nel loro complesso cresceranno del 4,1% quest’anno e del 4,7% il prossimo, rispettivamente lo 0,3% e lo 0,1% in meno rispetto alle stime di aprile. Per la Cina la revisione è al ribasso dello 0,1% a +6,2% per entrambi gli anni. Più pesante il taglio per l’India: -0,3% al 7% nel 2019 e al 7,2% nel 2020. Notevole la revisione al ribasso dei calcoli relativi all’America Latina: qui il Pil crescera’ dello 0,6% nel 2019 (lo 0,8% in meno rispetto alle stime di aprile) e del 2,3% nel 2020 (e non piu’ del 2,4%). Il peggioramento è dovuto al Brasile (dove “l’umore è peggiorato notevolmente a causa del persistere dell’incertezza sull’approvazione delle riforme pensionistiche e di altre riforme strutturali”) e al Messico (dove “gli investimenti restano deboli e i consumi privati hanno rallentato”). Nel caso del Brasile, il Pil 2019 è stato ridotto dell’1,3% a un +0,8% e quello del 2020 è stato limato dello 0,1% a un +2,4%. In Messico l’economia è vista crescere dello 0,9% quest’anno (lo 0,7% in meno) e dell’1,9% il prossimo (come previsto ad aprile). Dell’Argentina il Fondo si limita a dire che “l’economia si è contratta nel primo trimestre anche se a un passo più lento del 2018” e che le stime per il 2019 sono state riviste “leggermente al ribasso”.

L’Italia non dà certezze
L’economia italiana crescerà dello 0,1% quest’anno e dello 0,8% il prossimo. La stima è contenuta nell’aggiornamento del World economic outlook del Fondo monetario internazionale. Nel nostro Paese, scrivono gli economisti dell’istituto di Washington, “l’incertezza delle prospettive sui conti resta simile a quella di aprile, con un costo in termini di investimenti e domanda domestica”. 

L’economia soffre le tensioni
I rischi al ribasso, ossia di un rallentamento dell’economia mondiale, sono aumentati rispetto allo scorso aprile. Tra i rischi citati dall’istituto di Washington ci sono “le tensioni commerciali e tecnologiche, la possibilità di un’avversione al rischio prolungata che espone le vulnerabilità finanziarie accumulate nel corso degli anni grazie a tassi di interesse bassi, tensioni geopolitiche e un aumento di pressioni disinflative”. Il Fondo fa notare che sebbene le tensioni commerciali siano calate anche grazie alla tregua siglata il 29 giugno scorso da Usa e Cina, “accordi duraturi restano soggetti a negoziati lunghi e difficili”. L’Fmi cita sviluppi avversi – inclusi ulteriori dazi tra Usa e Cina, tariffe doganali sulle auto o un mancato accordo sulla Brexit – che “andrebbero a pesare sulla fiducia, indebolirebbero gli investimenti e manderebbero in tilt le catene di approvvigionamento portando a un rallentamento forte della crescita mondiale rispetto allo scenario di base”, che per il Fondo è pari a un +3,2% nel 2019 e a un +3,5% nel 2020.

Attenzione alla deflazione
Quanto al rischio deflazione, l’istituto di Washington avverte: “è stato riacceso da un rallentamento dell’economia mondiale e da un calo dell’inflazione core nelle economie avanzate ed emergenti. “Un’inflazione più bassa e aspettative in calo sull’inflazione aumentano le difficoltà di chi è indebitato, pesano sugli investimenti aziendali e limitano lo spazio di manovra della politica monenetaria che le banche centrali hanno per contrastare una crisi”. Tra gli altri rischi, l’Fmi cita il cambiamento climatico, quelli politici e le guerre.

[ Fonte articolo: Rai News ]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.