"Non aveva nessun dovere" Carola, perché Patronaggio smonta la scelta del gip Vella

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Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio e la sostituta Gloria Andreoli ricorrono alla Suprema Corte contro la mancata convalida dell’arresto della comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete. Secondo la Procura "non si può ritenere sussistente la scriminante dell’avere adempiuto a un dovere visto che i migranti erano in sicurezza nella rada con la massima assistenza delle autorità che avevano anche disposto alcuni sbarchi per motivi sanitari". A Carola – spiega Il Fatto Quotidiano – che sostiene di essere entrata in porto "per necessità", perché i migranti minacciavano di buttarsi in mare, la Procura risponde che "lo stato di necessità sussisteva al momento del salvataggio, non certo quando la nave ha urtato la motovedetta della Guardia di Finanza". E che "l’obbligo di fare sbarcare i migranti incombeva sull’autorità di pubblica sicurezza e non certo sul comandante di Sea Watch".

L’accusa, dunque è quella di resistenza e violenza a nave da guerra e resistenza a pubblico ufficiale. Tutti reati che la giudice Alessandra Vella ha escluso perché la nave non era "da guerra" e soprattutto perché la comandante aveva "agito in adempimento del dovere" di portare i naufraghi nel "porto sicuro" indicato dalle Convenzioni internazionali sul soccorso in mare. La giovane capitana era infatti, dopo 17 giorni in mare, entrata a Lampedusa, urtando una motovedetta che tentava fisicamente di impedire l’attracco.

[ Fonte articolo: Libero Quotidiano ]

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