"Porto Sea Watch e migranti a Lampedusa". La capitana sfida Salvini: oltre la legge

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"Io voglio entrare. Entro nelle acque italiane con la Sea Watch e porto in salvo i migranti a Lampedusa". Carola Rackete, 31enne tedesca capitana dell’imbarcazione della ong olandese in lotta da giorni con Matteo Salvini e il governo italiano per far sbarcare 42 migranti a bordo della nave sceglie Repubblica per lanciare la sua ultima sfida all’Italia. 

"Sto aspettando cosa dirà la Corte europea dei diritti dell’uomo. Poi non avrò altra scelta che sbarcarli lì", spiega la Rackete, che così rischierà l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, oltre a una multa e alla confisca della Sea Watch. "So anche questo – dice – ma io sono responsabile delle 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più. Quanti altri soprusi devono sopportare? La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione. Non bisognava arrivare a questo punto". C’è chi sottolinea come per tutto il tempo in cui è restata ferma alle porte di Lampedusa, la nave avrebbe potuto materialmente recarsi in Olanda, il Paese della Ong, ma con la Rackete questo passa in secondo piano: "I migranti sono disperati. Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle. Non ce la fanno più, si sentono in prigione. L’Italia mi costringe a tenerli ammassati sul ponte, con appena tre metri quadrati di spazio a testa". A bordo anche tre minorenni "tre ragazzi di 11, 16 e 17 anni". Rackete conferma che Malta "ha negato l’autorizzazione" e nemmeno l’Olanda collabora. Quanto alla Tunisia, "non ha una normativa che tuteli i rifugiati".

[ Fonte articolo: Libero Quotidiano ]

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