Bagnai: "Se l'Ue cerca l'incidente Tria deve opporre un fermo no. Rischio modi mafiosi"

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“Non si possono accettare atteggiamenti ricattatori” afferma il presidente della Commissione finanze del Senato ospite di “1/2 in più”

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Se dovesse emergere che l’Ue “cerca l’incidente” con l’Italia, il governo – e il ministro dell’Economia in particolare – dovrebbe “opporre un fermo no”. Così il presidente della Commissione finanze del Senato Alberto Bagnai, ospite di “1/2 in più”.

“In questo momento – ha spiegato – c’è evidentemente bisogno di creare un incidente che tenga l’Italia sotto un sostanziale potere di ricatto: ti faccio la procedura se tu non accetti una serie di cose. A questo atteggiamento ricattatorio, mafioso, se dovessero evidenziarsi dinamiche di questo tipo, non dico che siano di questo tipo, ma se si dovesse vedere che l’attacco al nostro paese è pretestuoso, sono il primo a dire, ma lo farebbe senza che nessuno glielo dica, che il ministro Tria opporrebbe un fermo no”.

Procedura senza precedenti con violazione minimale
“Sa cosa penso della procedura? Che l’Europa è una famiglia di tanti politici di diversi paesi, e ogni paese ha i suoi elettori. Noi purtroppo ne abbiamo più degli altri, che ne hanno sempre di meno e ci dispiace non è colpa nostra. Quelli che hanno meno elettori di noi tendono a fare la voce grossa e quindi intavolano una procedura senza precedenti a fronte di una violazione che tutto sommato è minimale” ha sottolineato Bagnai, “qui è chiaro che c’è un tema politico”. “Si va ad attaccare, chiedendo politiche di austerità che tutti sanno che hanno fallito, un Paese che sta dialogando, perché il ministro Tria sta dialogando e fornendo numeri, in una fase di rallentamento dell’economia mondiale”, ha detto ancora, sottolineando comunque che “sono i nostri compagni di strada,cerchiamo di fargli intendere ragione e quindi il ministro Tria sta facendo questo”.

Italia solida, la valutazione di Savona sul debito è astratta
“L’Italia è un Paese dai fondamentali singolarmente solidi: genera avanzi primari, siamo in un avanzo della bilancia dei pagamenti, stiamo anche tornando verso una situazione patrimoniale netta sull’estero- ha spiegato il senatore-. Non siamo nella situazione della Spagna nel 2011 come riconosciuto da De Guindos. L’Italia è un Paese solido. Dopodiché su quanto teoricamente un Paese possa sostenere di debito pubblico si può parlare, la valutazione del professor Savona era di carattere astratto”.

Uscita dall’euro? Non rinnego ma c’è il contratto di Governo
“Non penso di poter decidere da solo i destini del mio paese. Scientificamente non rinnego nulla di quello che ho scritto nelle sedi scientifiche, in particolare, ma politicamente devo tener conto del contratto di Governo che sto aiutando a realizzare” ha detto ancora il presidente della Commissione Finanze del Senato a proposito della sua posizione sull’uscita dall’euro. “Un economista non può dire che l’euro sia una buona idea, e nessuno l’ha detto tranne qualche fenomeno da talk show, ma un politico deve fare altre cose”, ha puntualizzato.

[ Fonte articolo: Rai News ]

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