Tottenham, Pochettino: ''La finale di Champions un'impresa, la fortuna non c'entra''

0

Sabato a Madrid gli Spurs si giocheranno contro il Liverpool la coppa più importante. Il tecnico argentino: "Ci siamo arrivati senza aver comprato nessuno in estate e con Kane, uno dei migliori attaccanti del mondo, che ha saltato per infortunio quarti e semifinali"

LONDRA – A tre giorni dalla finale di Madrid, Mauricio Pochettino si vede a un passo dalla gloria: "Se la vincessimo, sarebbe la prima Champions della storia del Tottenham, qualcosa di incredibile e meraviglioso sia per club sia per me. E naturalmente, per lo staff e per la squadra tutta".
Non trova incredibile il modo in cui ci siete arrivati?
"Incredibile, sì. Abbiamo rischiato l'eliminazione ai gironi, poi ci sono state quelle partite pazzesche con Manchester City e Ajax. A livello emozionale, è chiaro che non è possibile non parlare di come è andata con la squadra di Guardiola: un continuo saliscendi, un momento eravamo dentro e un altro eravamo fuori. Alla fine abbiamo avuto un'esplosione di allegria. Ma ad Amsterdam l'emozione è stata ancora più intensa, perché mancavano 35 minuti ed eravamo sotto di tre gol. Quello che è successo con la nostra rimonta supera qualsiasi altro precedente".
E dopo il terzo gol di Lucas Moura, lei è scoppiato in lacrime.
"Sono venute fuori così, perché sono spontaneo. Non puoi sapere prima come ti comporterai quando accade quello che avevi solo sognato. Dalla realizzazione dei propri sogni bisogna sapere farsi sorprendere, rimanendo aperti alla spontaneità, anche perché credo che la naturalezza sia la cosa che più crea empatia con la gente. Quelle lacrime riassumevano il lavoro, la fatica del giorno dopo giorno, le motivazioni che ho cercato di trasmettere al gruppo: sono tutte cose che hanno fatto in modo che la spontaneità erompesse attraverso il pianto. In quel momento c'era bisogno che l'energia che avevo dentro si liberasse in qualche modo".
Si può dire che il Tottenham è arrivato in finale per una serie di coincidenze?
"Volete dire il destino, la fortuna? Che cos'è la fortuna? Nei quarti di finale siamo stati superiori al Manchester City e se il var dice che un gol è in fuorigioco, vuol dire che è in fuorigioco. Ma anche all'Ajax siamo stati superiori, in semifinale: se analizzate le due partite, vedrete che loro sono stati meglio di noi nei primi 30 minuti di quella d'andata, e basta. Trenta minuti su centottanta. E sull'Ajax sono passati messaggi sbagliati, è stata spacciata come una formazione di ragazzini quando invece ha molti giocatori di esperienza e di grande qualità ed è un club che ha storia, perché ha vinto tre o quattro Champions mentre noi nessuna. Se una squadra che elimina Real e Juventus non lo fa per fortuna, se poi viene eliminata dal Tottenham non può essere per sfortuna, non credete? Poi, ci mancherebbe, un pizzico di buona sorte serve sempre: senza quel famoso gol all'ultimo secondo di Iniesta a Stamford Bridge, per esempio, chissà se sarebbe mai cominciato il ciclo straordinario del Barcellona di Guardiola. Ma questa finale noi ce la siamo meritata tutta: siamo qui non grazie al var, non grazie alla fortuna ma solo grazie il lavoro. Soprattutto quello collettivo, perché abbiamo mantenuto il nostro livello nonostante le tante assenze che abbiamo accusato".
Le dà fastidio che il Tottenham sia stato sottovalutato, sottostimato?
"Un po' sì, ma ci passo sopra. A me interessa il giudizio delle persone che conosco, sono loro che non voglio deludere. Gli altri possono pensare quello che desiderano".
Cosa vorrebbe che si rimarcasse, del Tottenham?
"Che siamo l'unica squadra che l'estate scorsa non ha fatto neanche un acquisto. Che siamo il club che ha cominciato la stagione pensando di poter finalmente entrare nel suo nuovo stadio e che invece in primavera era ancora a Wembley, dove una volta abbiamo dovuto giocare il lunedì con il City e il mercoledì con il West Ham perché la priorità era ospitare la Nfl o i concerti rock. Che abbiamo sofferto un serie incredibile di infortuni eppure siamo nella top four della Premier League e in finale di Champions. Se si guarda a quello che abbiamo passato, quello che stiamo facendo ha un valore enorme".
Non le viene riconosciuto, questo?
"La realtà è che siamo qui senza aver speso soldi e con uno dei migliori attaccanti del mondo che ha saltato per infortunio quarti e semifinali. È come se al Barcellona mancasse Messi o alla Juve Ronaldo: Kane significa questo, per noi".
Recentemente ha polemizzato con il Real Madrid, accusandolo di non avervi voluto concedere le strutture di Valdebebas per pernottare prima della finale. Non teme di aver rotto i rapporti con la Real casa?
"Ma no, era solo humor inglese: forse per uno spagnolo è difficile coglierlo, ma dopo sei anni e mezzo che sto qui l'ho imparato. All'inizio non lo capivo neanche io".
Quindi non si è pregiudicato la possibilità di allenare il Real, prima o poi?
"Ho sempre detto che è la squadra per cui facevo il tifo da bambino: erano i tempi di Juanito, di Camacho…. Ed è stato proprio Camacho a volermi all'Espanyol, dove mi faceva una testa così tutti giorni: e i coglioni del Madrid, e la storia del Madrid, e lo spirito del Madrid, e il 'miedo escenico', e le cose che dice Valdano… Se hai giocato nell'Espanyol e hai avuto Camacho come allenatore, è normale avere simpatia per il Real. Quindi spiace che una chiacchiera da bar abbia generato un'interpretazione sbagliata".

[ Fonte articolo: Repubblica ]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.