Mancini: ''Italia forte e divertente, i giocatori buoni bastava cercarli bene"

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Il ct e la rinascita azzurra: ''Era impossibile non trovare giocatori bravi, nonostante il momento difficile. Un po' alla volta sono usciti, miglioreremo ancora". Martedì a Torino sfida con la Bosnia per le qualificazioni agli Europei del 2020

TORINO – L'Italia ha domani sera allo Stadium un'occasione da non perdere. Se batte la Bosnia di Pjanic e Dzeko, in pratica è già all'Europeo del prossimo anno. La partita si giocherà con capienza ridotta (33 mila spettatori), ma davanti a un pubblico notevole: sono già 26 mila i biglietti venduti. La vittoria in Grecia ha avvicinato ancora di più i tifosi alla Nazionale.

Mancini, quanti cambi prevede rispetto ad Atene?
"Qualcuno di sicuro, ma non tantissimi. Domattina dovrò valutare le condizioni fisiche della squadra, prima di fare le scelte definitive".
Finora l'Italia ha segnato 19 gol con 15 marcatori diversi: non è che l'assenza di un centravanti fisso titolare stia diventando per altri versi un vantaggio?
"Ci mancano un po' i gol degli attaccanti. Ma arriveranno, prima o poi, è una cosa un po' anormale che ce ne siano pochi".
Un anno fa gli azzurri erano spettatori del Mondiale: è davvero rinata così in fretta?
"L'Italia è sempre stata terra di grandi giocatori, era impossibile che non ci fossero giovani ricambi e in effetti sono usciti".
Senza centravanti di ruolo: è una formula ancora possibile?
"A me va bene che la squadra giochi in un certo modo, poi chi segna conta fino a un certo punto.  In una squadra, poi, i gol del centravanti diventano decisivi nelle partite importanti, quindi ci vogliono anche quelli. Ad Atene, comunque, Belotti ha fatto un grande primo tempo e un assist. E nel secondo, con gli altri due suoi assist, avremmo potuto segnare ancora. Il centravanti serve anche per questo".
La Bosnia resta l'avversaria più forte del girone?
"Servirà la migliore Italia per vincere: in Finlandia la sconfitta della Bosnia è stata un episodio".
La Nazionale sta mostrando che il calcio italiano è anche un calcio creativo: è una nuova strada.
"In realtà abbiamo avuto sempre campioni in tutti i ruoli, difesa, centrocampo e attacco. Ci sono 30-40 giocatori da scegliere, sempre di qualità. Tanti anni fa pensavamo un calcio più difensivo, ma abbiamo vinto tanto anche così, i titoli mondiali parlano chiaro".
Il 14 giugno uscirà il nuovo ranking Fifa: dove comta che si trovi l'Italia, rispetto al diciassettesimo posto attuale ?
"Dobbiamo continuare a vincere per recuperare, non meritiamo di stare in quella posizione".
Da ct, dice chi la conosce da tempo, lei è molto più sereno e rilassato.
"Io sono sempre stato rilassato, poi è chiaro che giocando la pressione c'è per tutti. Mi diverto da ct perché mi piace allenare ragazzi così bravi, di grande qualità ed esperienza. Poi allenare l'Italia è ancora più bello".
Il criterio di scelta, vista l'abbondanza, è tattico, tecnico o legato allo stato di forma?
"La monetina! E' il momento più difficile, perché tutti sono forti, dello stesso livello. Con 2 partite in 3 giorni conterà anche la condizione fisica. C'è da pressare, da correre tanto. E poi il livello tecnico e la tattica stanno facendo la differenza".
Belotti verrà confermato o può esserci l'alternanza tra i centravanti?
"Vediamo l'allenamento: contano le condizioni fisiche, perché per battere la Bosnia forse c'è bisogno anche più del 100%".
Manca ancora qualcosa per raggiungere il livello delle migliori al mondo?
"Io penso che l'Italia sia forte, che lo sia sempre stata e che lo fosse anche la squadra che non è andata al Mondiale. Bisogna passare per determinati momenti, capita. La delusione mondiale è stata la spinta per fare qualcosa di diverso, di più bello, che potesse portare a la Nazionale a essere una delle squadre più ammirate. Sarebbe stato facile anche aspettare come abbiamo sempre fatto, perché non è detto che non si possa vincere anche in quel modo. Abbiamo scelto una strada nuova".
Una strada da eretico, rispetto alla tradizione?
"Semplicemente ho la fortuna di essere stato un attaccante, ho sempre preferito il calcio offensivo. E ho avuta la fortuna di trovare qui giocatori molto tecnici".
Lei, in questa Nazionale, dove avrebbe giocato?
"Da centravanti: perfetto. Essere in Nazionale è la cosa più bella, soprattutto quando si cerca di creare una squadra che cerca di divertirsi e di divertire".
La presunzione di sentirsi già a buon punto è un rischio?
"E' difficile vincere essendo presuntuosi. Basta andare indietro di 3 giorni e vedere Turchia-Francia e lo score statistico della partita persa dai campioni del mondo. Tra Turchia e Grecia non c'è grande differenza: significa che, se uno a questo livello non dà più del 100%, le partite non le vince. Sarà una serata un po' diversa per la Bosnia, ha appena perso in Finlandia. Vorrà reagire".
Può aiutare la Nazionale il ritorno di Conte e Sarri in Italia?
"Ho sempre pensato che a livello tattico gli italiani siano i più bravi. Se gli allenatori italiani sono tutti in Italia, è meglio per i club e per la Nazionale. Ma è vero anche che il fatto che i nostri vadano ad allenare all'estero è positivo: abbiamo sempre fatto bella figura".

 Bonucci esalta il ct

"Se abbiamo fatto così in fretta a risollevarci, è stato perché è cambiato il nostro ct, uno che ha le idee chiare e di riflesso i giovani hanno iniziato a dare il contributo alle squadra".
Il vicecapitano mette in guardia sul rischio di un’avversaria forte: "La Bosnia merita grande rispetto, al di là del risultato in Finlandia. Ha grandi giocatori come Dzeko e Pjanic, crea problemi giocando in verticale. Pjanic fa girare la squadra, nella sua Nazionale come nella Juve. Non vedremo la Bosnia che ha perso in Finlandia, dobbiamo essere pronto a una grande partita". Esiste una piccola sfida nella sfida. Chiellini ha solo un gol in più nella classifica dei marcatori azzurri: "A noi prima di tutto interessa non prendere gol, la priorità è quella. Se poi segniamo, è una gioia ulteriore. Ci giocheremo questo traguardo da qui alla fine della carriera di entrambi. Però il nostro compito principale qui è di fare capire ai giovani che servono impegno, sacrificio, rispetto delle regole, per potere stare in Nazionale. Con questo ciclo nuovo si è ricreato un grande gruppo".

 
 

[ Fonte articolo: Repubblica ]

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