Assange: il ministro dell'Interno britannico ha firmato l'estradizione

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Il ministro Sajid Javid ha dato il suo ok all’estradizione dell’attivista australiano in Usa, ma per ora è soltanto un atto formale. Domani prima udienza in tribunale. I legali di Assange, pronti alla controffensiva, accusano l’azione di Washington come persecutoria

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Il ministro dell’Interno britannico, Sajid Javid, ha rivelato nel corso di un’intervista  alla Bbc, di aver firmato la richiesta di estradizione per Julian Assange avanzata dagli Stati Uniti. Il ministro ha  però precisato che la decisione finale spetta al tribunale. Nel corso di un programma radiofonico della Bbc Javid ha affermato che il fondatore di Wikileaks “è giustamente dietro le sbarre. C’è una richiesta di estradizione degli Stati Uniti che sarà al vaglio del Tribunale domani, ma ieri io ho firmato l’ordine di estradizione, l’ho certificato e sarà in tribunale domani. Adesso spetta alle corti”.

Un atto preliminare
L’atto di Javid ha un valore puramente tecnico e preliminare. Domani il caso affronterà, infatti, solo la prima udienza formale in tribunale. Una udienza alla quale non si sa se Julian Assange potrà essere presente date le sue precarie condizioni di salute che hanno indotto di recente le autorità a farlo ricoverare nel reparto ospedaliero del carcere inglese di massima sicurezza. Assange infatti sta scontando una condanna a 50 settimane inflittegli per aver violato i termini della cauzione nel 2012, quando si rifugiò nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Il caso di fronte alla giustizia britannica sulla richiesta di estradizione Usa è in ogni modo destinato a durare mesi, data l’opposizione già preannunciata dagli avvocati di Assange che denunciano l’azione di Washington come una persecuzione e un tentativo di vendetta innescato dalla pubblicazione nel 2010 da parte di Wikileaks di una montagna di documenti riservati americani, una parte dei quali uscita dal Pentagono, comprovante crimini di guerra commessi in Iraq e Afghanistan. L’effetto più concreto della firma del ministro britannico Javid è comunque al momento la conferma di priorità dell’istanza proveniente dagli Usa rispetto a una ipotetica domanda di estradizione che dovesse arrivare dalla Svezia, dopo la riapertura a Stoccolma di una controversa inchiesta per presunto stupro contro l’attivista australiano. Domanda per ora bloccata, dopo che una corte di Uppsala ha detto no a un nuovo mandato di arresto chiesto dalla Procura, ritenendo insufficienti gli indizi d’accusa.

[ Fonte articolo: Rai News ]

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