L'ultimatum dell'Europa all'Italia: "Saremo rapidi su procedura di infrazione"

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La Commissione Europea, a scanso di equivoci, lancia due messaggi chiari al governo italiano, che dovrebbe trovare una linea comune davanti alla procedura per debito che l'Unione Europea potrebbe decidere di lanciare.

Il commissario agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici ha approfittato di una conferenza stampa a Bruxelles, al termine del collegio dei commissari, per trasmettere a Roma due concetti, rispondendo alle domande dei cronisti.

Prima cosa, rivolta a chi dà per scontato che nella scelta dei tempi della procedura per debito nei confronti dell'Italia le istituzioni Ue andranno con i piedi di piombo: Moscovici manda a dire che sui tempi è "di gran lunga preferibile" muoversi con "rapidità". Il che vuol dire che, in assenza di misure a correzione dei conti, la Commissione raccomanderà all'Ecofin già il 9 luglio di passare agli stadi successivi della procedura. In assenza di "misure" adeguate, la procedura per debito non si fermerà.

Secondo messaggio, rivolto a chi pensa che l'Ue non andrà "fino in fondo" nella procedura: la Commissione Europea, ha sottolineato Moscovici, non esiterà ad applicare le "regole" nei confronti dell'Italia, se il nostro Paese non rispetterà i criteri previsti dai trattati. Ed è meglio per tutti, ha aggiunto, che "nessuno" ne dubiti. L'irrigidimento della Commissione arriva dopo che ieri il numero uno di palazzo Berlaymont, Jean-Claude Juncker, ha rimarcato che l'Italia rischia di restare intrappolata "per anni" in una procedura per debito.

Come funziona la procedura d'infrazione

La procedura d'infrazione è lunga, complicata e ha numerosi passaggi: prima di arrivare alle sanzioni "ci vogliono anni", come ha detto il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani. Però diviene via via più stringente, a mano a mano che procede. La Commissione, quindi, farà il suo lavoro, a meno che il governo italiano non si presenti con misure tali da consentire all'esecutivo Ue, che ora ha anche l'appoggio dei tecnici dell'Ecofin, di raccomandare al Consiglio di non aprire la procedura, in quanto non più "giustificata".

Il Comitato Economico e Finanziario, Efc nel gergo comunitario, riporta l'opinione ex articolo 126.4 del Tfue adottata ieri, "è dell'opinione che il criterio del debito dovrebbe essere considerato come non rispettato" da parte dell'Italia "e che una procedura per deficit eccessivo" legata al debito nei confronti del nostro Paese "è giustificata. Ulteriori elementi che l'Italia potrebbe presentare potrebbero essere tenuti in considerazione dalla Commissione e dal Comitato".

Quest'ultima frase, nota l'eurodeputato del Pd Roberto Gualtieri, già presidente della Commissione Econ del Parlamento, "apre uno spiraglio", uno "spazio negoziale" che il governo italiano "dovrebbe utilizzare al meglio", per evitare una "procedura di deficit eccessivo per debito" che sarebbe "molto dannosa per l'Italia e per tutti gli italiani".

L'opinione dell'Efc contiene anche altre aperture esplicite, che sta al governo decidere se sfruttare o no, come quando "nota l'indicazione da parte delle autorità italiane sull'esistenza di possibili 'rischi' al rialzo della manovra 2019, grazie a un gettito più elevato del previsto e una spesa più bassa delle attese sulle misure per il 2019, che appaiono complessivamente plausibili alla Commissione, ma che possono essere confermati solamente più avanti nel corso dell'anno, quando saranno disponibili più dati".

Un alto funzionario Ue ha precisato che, per evitare che la procedura parta il 9 luglio, occorrono "misure" e che non basteranno "nuovi dati". Pertanto, in assenza di "misure" adeguate, la Commissione dovrebbe raccomandare al Consiglio di aprire la procedura, prima della scadenza del primo agosto. Le date utili per questo passaggio sono, sulla carta, i collegi dei commissari del 19 e 26 giugno o del 2 luglio. A questo punto, l'Ecofin dovrebbe aprire la procedura per debito vera e propria, nella riunione del 9 luglio. A meno che l'Italia non presenti "misure" adeguate a rimettere i conti in carreggiata.

Salvini: "Commissione Ue delegittimata dal voto". Ma non è vero

Moscovici ha ribadito che "la nostra porta resta aperta per discutere con le autorità italiane. L'ho detto in italiano, in francese e ora in inglese. Questo non è cambiato: ho avuto un utile scambio con Giovanni Tria a Fukuoka al G20 dei ministri delle Finanze e non ho alcun dubbio che discuteremo ancora nei prossimi giorni". La Commissione, scandito Moscovici, "è pronta a prendere in considerazione ulteriori elementi che possono essere avanzati dall'Italia".

Tuttavia, in assenza di risposte da Roma, l'iter andrà avanti: "Nel frattempo – ha detto il commissario – assicureremo che il Consiglio possa prendere le decisioni necessarie come previsto dal Trattato. Se menzionate la data di fine luglio (la scadenza entro la quale "di norma" il Consiglio deve decidere se avanzare con la procedura o meno, ndr), è una data che va articolata con quanto ho appena detto. A quale fase della procedura saremo in quel momento? Onestamente – ha sottolineato – penso che muoversi rapidamente sia di gran lunga preferibile".

Quindi, la possibilità che i tempi vengano dilatati sembra svanire. Non solo: "Restiamo impegnati – ha affermato Moscovici – ad un'applicazione intelligente e flessibile delle regole di bilancio, perché è il modo in cui abbiamo agito per tutto il mandato, ma nessuno dovrebbe dubitare che applicheremo quelle regole, se i criteri non verranno rispettati, e se saremo fuori dalle regole e dalle flessibilità concesse, che sono sempre sul tavolo. Quindi chiaramente la palla è nel campo dell'Italia. Dobbiamo vedere un percorso credibile sia per il 2019 che per il 2020. Siamo pronti a tenere conto di qualsiasi nuovo elemento che l'Italia possa presentare, ma non perdiamo tempo". A rendere scivolosa la trattativa è anche il fatto che i mercati sembrano non essere eccessivamente nervosi: lo spread è salito a 267 punti base, ma il rendimento del decennale italiano è del 2,44%, alto ma non elevatissimo (quello del Bund è abbondantemente sotto lo zero). Viene quindi meno, almeno per ora, un fattore di pressione che alla fine del 2018 è risultato decisivo per indurre il governo a trattare con l'Ue.

Dall'altra parte, la mancanza di un effetto contagio sui rendimenti dei titoli di Stato degli altri Paesi del Sud Europa incoraggia i Paesi rigoristi ad essere duri con l'Italia. La bonaccia sui mercati per ora regge, anche se la storia insegna che le cose possono cambiare molto velocemente. Toccherà domani al ministro Giovanni Tria, a Lussemburgo, spiegare ai colleghi dell'Eurogruppo che cosa intende fare il governo per evitare che l'Italia finisca sotto una procedura per debito, mai scattata prima nei confronti di nessun Paese Ue.

[ Fonte articolo: TODAY ]

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