Mattarella: fermare dumping sociale, globalizzare diritti

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“Per evitare recessioni in economie mature e tutelare salari”

Sergio Mattarella (Foto Ap)
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“La rapidissima e frenetica riorganizzazione dei processi produttivi sulla base di catene di valore su scala globale, l’incisività delle innovazioni, la crescente frammentarietà delle carriere lavorative individuali, i movimenti migratori, l’invecchiamento della popolazione in alcune aree del mondo e la persistente disoccupazione giovanile, sono tutti processi dirompenti che, se non verranno governati, potrebbero produrre conseguenze potenzialmente imprevedibili”.

È il monito lanciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo intervento alla Conferenza Internazionale del Lavoro organizzata a Ginevra dall’ILO, International Labour Organization, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite per il lavoro.

Per questo Mattarella immagina una  “clausola sociale internazionale” da inserire nei Trattati riguardanti il futuro della Terra, per fermare il fenomeno del “dumping sociale” che “affligge” i lavoratori dei Paesi emergenti ma che provoca “fenomeni recessivi” anche nelle “economie mature”. “Un impegno e una lotta comune – ha esortato Mattarella – devono unire dunque autorità di governo e parti sociali per determinare criteri e regole di valore universale così come universali sono i diritti delle persone”.

E l’ILO “è una esperienza esemplare di come soltanto il multilateralismo sappia essere motore di progresso per l’intero genere umano, per una globalizzazione dei diritti”. In particolare, “non può – e non deve – esservi contraddizione tra la missione e il lavoro che l’OIL meritoriamente sviluppa e quanto viene poi determinato in normative elaborate in altre agenzie e organismi internazionali. Coerenza esige che sia sempre assicurata l’introduzione di una clausola sociale internazionale nei Trattati riguardanti il futuro del globo. Diversamente, il fenomeno del dumping sociale sarebbe destinato non solo a perpetuarsi, affliggendo le condizioni dei lavoratori dei Paesi emergenti, ma a generare fenomeni recessivi a partire dai mercati del lavoro dei Paesi a economia matura”. E la prova è nei numeri che “ci consegnano gli ultimi anni. La quota riservata alla remunerazione del lavoro (incluso il reddito dei lavoratori autonomi), è passata nei Paesi sviluppati (Ocse) da una incidenza del 68% sul Pil a metà degli anni ’70 del secolo scorso, al 58% di trent’anni dopo – ha ricordato il Capo dello Stato -. Ancora, mentre il capitale umano rappresenta il 65% della ricchezza globale, nei Paesi a basso reddito raggiunge solo il 41%. Assistiamo, cioè, a un andamento decrescente della quota salari sulla ricchezza prodotta ogni anno. Se la globalizzazione e l’aumento degli scambi commerciali hanno contribuito a ridurre le disuguaglianze fra Paesi, questo non è avvenuto in egual misura all’interno degli stessi”. Tutto questo, “unito all’ampiezza degli obiettivi dell’Organizzazione e alla sua stessa ‘ragione sociale’, conferisce permanente validità al mandato affidatole, e sottolinea quanto sia impegnativa la strada che l’ILO deve ancora percorrere per affermare il suo ruolo di agenzia sociale ‘regolatrice’ nel processo di mondializzazione economica. La sua vocazione universale – ha concluso -, manifestata sin dalla nascita, introdusse il tema della giustizia sociale tra Paesi, oltre che tra i gruppi sociali”.

[ Fonte articolo: Rai News ]

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