Le proteste della Svezia per un servizio del Tg2

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Ripreso anche da Matteo Salvini, nel quale si parlava di interi quartieri «fuori controllo» dove non entra la polizia e vige la sharia

L’ambasciata svedese in Italia ha pubblicato sul suo sito una nota per protestare contro un servizio del Tg2 andato in onda il 19 maggio, perché pieno di informazioni false. Il servizio parlava del presunto fallimento del modello svedese sull’integrazione e sosteneva tra le altre cose che 60 quartieri del paese fossero «completamente fuori controllo», zone dove «la polizia non entra». Il servizio citava anche il quartiere di Stoccolma soprannominato “Mogadiscio”, per la grande presenza di somali, e diceva che al suo interno «vige la sharia, la legge islamica».

Il servizio era stato ripreso qualche giorno dopo da Matteo Salvini, che lo aveva pubblicato su Facebook con lo slogan: «Svezia invasa. Stop Eurabia!», mettendo insieme le parole “Europa” e “Arabia Saudita”, paese dove viene applicata un’interpretazione della sharia molto restrittiva e conservatrice.

DOMENICA SI VOTA LEGA PER NON FARE QUESTA FINE: STOP EURABIA!

Non vogliamo fare la fine della Svezia, questa non è integrazione! NO ALL'EURABIA. Oriana, guardaci da Lassù.

Gepostet von Matteo Salvini am Dienstag, 21. Mai 2019

Nella nota diffusa sabato, l’ambasciata svedese in Italia ha detto che nel servizio del Tg2 c’erano «diverse affermazioni errate». Ha specificato che «non esistono “no go zones” in Svezia», ovvero zone dove la polizia non entra: «Come nella maggior parte delle grandi città esistono aree socialmente vulnerabili dove, al contrario di ciò che si afferma nel servizio, è stata rafforzata la presenza della polizia negli ultimi anni»; e ha aggiunto che «in Svezia viene applicata la legge svedese in tutto il paese e la legge è uguale per tutti. Non esistono aree dove viene applicata la legge della sharia».

La nota ha fatto anche riferimento alla parte centrale del servizio, dove si diceva che in Svezia c’è «il più alto numero europeo di stupri». L’ambasciata ha specificato che la statistica citata «dà un’immagine errata della situazione», a causa di tre fattori:

«In Svezia ogni atto di violenza sessuale viene registrato come una denuncia a sé stante. Una denuncia può contenere un gran numero di stupri, come per esempio chi denuncia di essere stato violentato più volte dalla stessa persona. Anche in questi casi la polizia deve registrare ogni atto di violenza come un singolo crimine. Un altro fattore che contribuisce al malinteso è la nuova legge sul consenso esplicito, entrata in vigore nel 2018 e che sancisce che il sesso se non è consensuale è illegale, quindi passibile di denuncia. Inoltre la definizione giuridica svedese di cosa è considerato stupro è più ampia che nella maggior parte degli altri paesi e le persone vengono incoraggiate a denunciare le violenze. Per questi motivi la frequenza delle denunce è molto alta e tante persone hanno il coraggio di denunciare le violenze, ritenendo lo stato intenzionato ad aiutarle e in grado di farlo»

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[ Fonte articolo: ilpost ]

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