Nessuno sa chi produce i video per bambini di maggior successo su YouTube

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I loro video sono visti miliardi di volte ma c’è un serio problema di trasparenza su chi li gestisca, scrive il Wall Street Journal

Nove dei dieci canali per bambini più seguiti su YouTube appartengono a persone e società su cui non esiste alcuna informazione pubblica, secondo un’inchiesta del Wall Street Journal. Questi canali raccolgono decine di milioni di iscritti e hanno nei loro cataloghi video che sono stati visti miliardi di volte, consentendo ai loro proprietari di ricavare centinaia di milioni di dollari grazie alla pubblicità.

YouTube naturalmente ha dei riferimenti per girare il denaro guadagnato dai canali, ma non fornisce nessuna informazione agli utenti e non richiede agli stessi creatori dei contenuti di rendersi identificabili. Il fatto che ciò avvenga per video diretti ai bambini non lascia molto tranquilli genitori e organizzazioni che si battono per una maggiore trasparenza online, soprattutto per quanto riguarda i contenuti gestiti da grandi aziende come Google, che detiene la proprietà di YouTube (anche perché ci sono da tempo molte cose che non vanno con i contenuti per bambini su YouTube).

Stando alla società Silver Blade, che si occupa di realizzare classifiche sui profili più seguiti su diversi social network, il canale per bambini più popolare su YouTube è CoCoMelon. Pubblica animazioni al computer i cui protagonisti sono bambini, molto stilizzati, che svolgono diverse attività, di solito accompagnate da canzoncine orecchiabili come quelle che si cantano all’asilo. Il video più visto di CoCoMelon, con due bambini che giocano mentre fanno il bagno, è stato visto quasi un miliardo e mezzo di volte su YouTube, fruttando svariati milioni di dollari ai proprietari del canale.

CoCoMelon esiste su YouTube da settembre del 2006, ma ha impiegato diverso tempo per ingranare e raggiungere l’attuale successo. Tra il 2017 e il 2018 c’è stato un cospicuo salto nelle visite: il canale è passato da 123 milioni di visite annue a 1,96 miliardi di visitatori. Attualmente ha circa 43 milioni di iscritti, che possono ricevere informazioni e notifiche ogni volta che viene pubblicato un nuovo video. I contenuti sono quindi visti da milioni di persone in brevissimo tempo dopo la pubblicazione, portando gli algoritmi di YouTube a favorirne la circolazione nelle pagine dei risultati del sito, e incentivando la condivisione tra gli utenti.

Il Wall Street Journal ha provato a mettersi in contatto con i proprietari di CoCoMelon, in vario modo, senza ricevere risposta. Leggendo i “Termini di servizio” del sito di CoCoMelon, i giornalisti hanno trovato l’indicazione della società Treasure Studio Inc., con sede a Irvine in California, descritta come azienda che ha il controllo di CoCoMelon. Hanno allora provato a telefonare a Treasure Studio, senza ricevere risposta. Non hanno nemmeno avuto successo nel mettersi in contatto con alcuni utenti di LinkedIn che nei loro profili avevano indicato l’azienda come loro datore di lavoro.

Tentativi analoghi sono stati svolti per gli altri nove canali per bambini più visti su YouTube, senza che fosse possibile mettersi in contatto con un loro gestore e avere più informazioni sul suo conto. In tutto, sette canali non hanno risposto alle email o alle telefonate oppure sono risultati irraggiungibili, mentre altri due hanno preferito non dare informazioni.

Solo in un caso i giornalisti del WSJ sono riusciti a parlare con qualcuno, trovando il proprietario del canale El Reino Infantil, che pubblica video per bambini in lingua spagnola. Si chiama Roberto Pumar ed è l’amministratore delegato di Leader Entertainment, un’azienda di Buenos Aires (Argentina) che si occupa principalmente di musica e che ha 60 impiegati circa. Pumar è stato l’eccezione in un settore che si è rivelato essere poco trasparente, nonostante produca contenuti per un pubblico molto delicato come quello dei bambini piccoli.

Per iscriversi a YouTube e iniziare a pubblicare contenuti è sufficiente avere un account Google, che può essere aperto facilmente e senza particolari controlli sulla propria identità. Questa formula, molto libera, ha determinato il successo di YouTube: in pochi minuti chiunque può essere sulla piattaforma e può iniziare a caricare i propri video.

Se in un anno si realizzano più di 4mila ore di visualizzazioni dei propri video e si hanno più di mille iscritti al proprio canale, YouTube dà la possibilità di entrare a far parte del “Programma partner” che offre diversi servizi aggiuntivi e dà la possibilità di ricavare qualche soldo dai propri contenuti, inserendo annunci pubblicitari. YouTube si occupa di tutto l’aspetto di compravendita degli annunci, trattiene per sé una percentuale per il servizio offerto e lascia il resto al produttore di contenuti.

Negli ultimi anni il “Programma partner” ha incentivato la produzione di contenuti originali da parte degli utenti e la nascita di molti canali, alcuni dei quali sono diventati di grande successo grazie all’abilità dei loro proprietari (gli youtuber cosiddetti). I canali per bambini hanno ottenuto grandi risultati, anche perché spesso i loro contenuti molto semplici superano le barriere linguistiche, diventando rapidamente fenomeni mondiali.

Al crescere della domanda di contenuti per bambini e della necessità di tutelare un pubblico così esposto, YouTube ha lavorato per creare spazi più sicuri. La principale risposta è stata la creazione di YouTube Kids, un’applicazione che consente di selezionare canali che producono contenuti affidabili ed educativi per i bambini. In questo modo i genitori possono scegliere prima che cosa potranno vedere i loro figli, evitando che cerchino in autonomia altri video su YouTube, trovando magari contenuti non adatti a loro.

Nonostante queste iniziative, YouTube continua comunque a ricevere critiche per come gestisce i video per bambini o che li hanno coinvolti nelle riprese. La società ha più volte risposto ricordando che la prima responsabilità passa dai genitori, che dovrebbero esercitare un maggiore controllo sui loro figli quando li lasciano davanti a un tablet, ma ha anche promesso di fare più attenzione e utilizzare regole più severe.

Non è però chiaro perché nel caso di canali con così tanti iscritti, come CoCoMelon e gli altri, YouTube non obblighi i proprietari a rendersi reperibili e identificabili dal pubblico. Le regole del sito non impongono di farlo, e la possibilità di rimanere nell’anonimato ha sicuramente contribuito al successo di YouTube, ma il WSJ si chiede se sia opportuno che le stesse logiche siano applicate per i canali destinati ai bambini.

C’è inoltre un problema non secondario legato alla qualità media dei video offerti da questi canali. In molti casi, i video sono semplici e ripetitivi, privi di chiari messaggi educativi o che potrebbero comunque migliorare l’apprendimento dei bambini, soprattutto in età prescolare. Molti video sembrano pensati semplicemente per trattenere il più a lungo possibile i bambini. Sono inconcludenti e diversi da prodotti analoghi realizzati, per esempio, dalle emittenti televisive, dove spesso c’è una maggiore ricerca di messaggi educativi, per quanto semplici ed elementari. Non sapere chi produca i video implica non avere idea di come vengano realizzati, e secondo quali criteri.

[ Fonte articolo: ilpost ]

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