A Genova la "nave delle armi": portuali in sciopero

0

All'alba è arrivata in porto a Genova la Bahri Yanbu, la nave cargo battente bandiera saudita che trasporta armi: da giorni è iniziata a livello europeo una mobilitazione. Sotto la Lanterna i lavoratori del porto hanno infatti da subito protestato contro l’arrivo della nave, diretta al porto di Alessandria d’Egitto, e in mattinata hanno acceso fumogeni e appeso striscioni puntando ancora una volta il dito contro "le navi delle armi". Il collettivo autonomo lavoratori portuali ha inoltre raggiunto il terminal 6, dove la nave ha attraccato, e tentato anche di bloccare l'ingresso degli ormeggiatori. 

Partecipa alla protesta anche la Filt Cgil, che insieme ai portuali ha proclamato lo sciopero: "Vogliamo segnalare all'opinione pubblica nazionale e non solo che, come hanno già fatto altri portuali in Europa, non diventeremo complici di quello che sta succedendo in Yemen – hanno detto Enrico Poggi ed Enrico Ascheri di Filt-Cgil Genova – Ci saremmo aspettati che il governo e le istituzioni avessero rispettato gli accordi internazionali. Noi continuiamo a pensare che i porti italiani debbano essere aperti per le persone e chiusi alle armi. Continueremo in queste ore, con azioni diplomatiche, a provare a respingere la movimentazione del materiale bellico nel nostro porto".

Genova, Bahri Yanbu in porto: proteste contro la "nave delle armi"

La possibilità che il cargo saudita "Bahri Yanbu" carichi anche nel porto di Genova armamenti tecnicamente sofisticati diretti in Arabia Saudita rimane elevata, secondo Opal (Osservatorio Permanente Sulle Armi Leggere) di Brescia, che ha seguito la vicenda della nave saudita su sollecitazione della rete internazionale che si è mobilitata a sostegno delle associazioni in campo a Le Havre, dove la nave avrebbe dovuto imbarcare 8 cannoni modello Caesar da 155 mm di fabbricazione francese, simili a quelli già impiegati contro la popolazione civile yemenita.

Porti aperti alle navi che trasportano bombe: la mobilitazione non si ferma

In pratica la nave saudita ha dovuto "saltare" Le Havre per la protesta congiunta delle organizzazioni dei diritti umani e dei dockers,ripresa da alcuni esponenti politici. Si è quindi diretta a Santander, dove – secondo le dichiarazioni delle autorità portuali e nonostante gli esposti alla magistratura presentati dalle associazioni spagnole – avrebbe caricato armi e munizioni solo destinate a un’esposizione negli Emirati Arabi Uniti. Quindi la nave si è diretta verso Genova.

Non ci sono notizie certe su quale materiale militare sia stato imbarcato dalla nave nelle scorse settimane. Opal ricorda che l’Italia aderisce al Trattato sul commercio delle armi (ATT) che impone a tutti i paesi coinvolti nel trasferimento di attrezzature militari (cioè anche nel transito e nel transhipment) verso paesi coinvolti in conflitti armati di verificare (art. 6.3) se le armi trasferite possano essere impiegate per commettere crimini di guerra o violazioni dei diritti umani. Non ci sono più dubbi invece sul fatto che anche armi di fabbricazione italiana siano state impiegate contro la popolazione civile in Yemen: lo hanno certificato esperti indipendenti.

Armi italiane vendute (anche) ai paesi in guerra: ombre su un business miliardario

Prefettura e Capitaneria di Porto hanno assicurato che a Genova si imbarcherà solo materiale civile: oggi nuovo incontro in Prefettura.

[ Fonte articolo: TODAY ]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.