Benetton:

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Benetton: Non siamo né papponi di Stato né razza padrona

(Fotogramma/Ipa)

“Non siamo né papponi di Stato né razza padrona”. In una intervista a Repubblica Luciano Benetton usa una frase forte per rivendicare il ruolo della famiglia nel capitalismo italiano. “L’etica della responsabilità, la modernità, il rispetto delle regole per un imprenditore -spiega- non sono facoltative, ma sono le condizioni stesse della sopravvivenza. La manutenzione dei ponti e gli investimenti sulle strade sono obblighi imposti dal contesto prima che una libera opzione intellettuale. Mi creda, chiunque ci conosce appena un po’ non ha mai dubitato di noi, tutti sanno che non facciamo parte di quel capitalismo che è un’avventura tra politica e malaffare”. Luciano Benetton rivendica di essere un “uomo di sinistra” e chiede rispetto a chi governa: “Come imprenditore rispetto e chiedo rispetto da tutti i governi. Io sono stato, molti anni fa -sottolinea- nel Partito repubblicano e rimango fedele a me stesso. In quelle forme e in quei limiti io, certamente, sono un uomo di sinistra”.

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PONTE MORANDI – Luciano Benetton nella stessa intervista a ‘Repubblica’ definisce il crollo del ponte Morandi “una disgrazia imprevedibile e inevitabile”. E pur tornando a escludere responsabilità della società Autostrade ammette che il ponte era sovraccarico e che il traffico poteva essere diminuito. L’avrebbe potuto decidere anche Autostrade, ma un contributo in tal senso sarebbe potuto venire dalla realizzazione della Gronda, un’opera progettata da tempo e mai realizzata: “Se si fosse fatta la Gronda -osserva – il traffico sarebbe certamente diminuito”. Luciano Benetton torna a escludere responsabilità dei manager di Autostrade su manutenzione e scarsi investimenti. “In quei giorni ce lo siamo chiesto anche noi. Ma -sottolinea- sono sicuro della buona fede dei manager di Autostrade. Nessun imprenditore può immaginare di risparmiare sulla manutenzione dei ponti e delle autostrade. Non sarebbe solo un delitto da irresponsabili, sarebbe anche un errore da stupidi. Come si possono gestire le autostrade risparmiando sulla sicurezza?”. “Certamente non si sapeva che era a rischio di crollo. Era però sovraccarico. C’è un’indagine molto complessa che stabilirà le cause e le concause. Con il senno del poi dico che si doveva diminuire il traffico”. Luciano Benetton spiega l’assenza della famiglia a Genova a causa delle accuse del Governo. “Ci hanno subito accusato ingiustamente, senza conoscere le cose. E siamo stati additati improvvisamente come una famiglia di avidi speculatori”. “Sono andati i rappresentanti dell’azienda. In quel momento di confusione e di dolore, davanti a quelle accuse orribili in tv ho persino temuto per la sicurezza dei ragazzi, dei miei nipoti. Chiamarsi Benetton poteva essere un rischio. Fortunatamente non è accaduto nulla, perché la gente che ci conosce non si è fatta contagiare da quell’odio così ingiusto”. La famiglia Benetton, comunque, sta pensando a un gesto verso la città. “Ma tutto -sottolinea- deve essere sobrio e pulito. Non si risponde alla demagogia con la demagogia”. Quanto ai pedaggi autostradali Benetton sottolinea che “le tariffe di Autostrade per l’Italia sono circa il 40% più basse che in Spagna e circa il 15% più basse che in Francia. Ovviamente ci sono delle variabili di tante specie, come la fiscalità e la lunghezza delle autostrade. Qui ho le tabelle dettagliate: sono dati pubblici. Anche negli aeroporti ogni viaggiatore paga una piccola quota che va all’azienda. Pochi ne parlano, ma Aeroporti di Roma sono un’eccellenza riconosciuta nel mondo. Fiumicino è nella classifica dei primi dieci aeroporti ed è il primo in Europa secondo l’Airport Council International (Aci), che per il secondo anno consecutivo lo ha premiato con l’Airport Service Quality Awards. Davvero si può credere che la stessa azienda sia virtuosa negli aeroporti e viziosa sulle autostrade?”.

ALITALIA – Alitalia e Adr, dice Benetton a ‘Repubblica’ circa l’ipotesi di un intervento di società del gruppo nel salvataggio, hanno “interessi comuni” ma finora “non ci sono proposte”. E alla domanda circa una richiesta in tal senso del governo replica: “Mi sono informato: non c’è stato nessun incontro, nessuna proposta, niente di niente”. “Alitalia -aggiunge- sta a cuore a tutti gli italiani e credo che non rimanga molto tempo. La cosa più importante è il marchio italiano, la bandiera. C’è l’esempio della Swiss Air che è fallita, ma il marchio è ora gestito da Lufthansa”. Ma voi siete interessati? “Gli Aeroporti di Roma e Alitalia -sottolinea Benetton- hanno certamente interessi comuni. Ma non sono arrivate proposte”. Quanto all’ipotesi di uno scambio tra intervento in Alitalia e mantenimento delle concessioni Bemetton osserva: “Non so se davvero si possano revocare le concessioni. Di sicuro bisogna decidere: o siamo razza padrona o siamo imprenditori affidabili”.

GENERALI – La compagnia assicurativa Generali resti italiana. E’ quanto chiede Luciano Benetton che, nell’intervista a ‘Repubblica’, si dice pronto a rafforzare la quota assieme a Caltagirone e Del Vecchio. “Non abbiamo alcun rappresentate nel consiglio e ci sta bene così. Crediamo però -afferma- che le Generali debbano essere italiane. Ci sono anche Caltagirone, Del Vecchio e Mediobanca. È un bel pacchetto italiano che, tutti e tre insieme, vorremmo rafforzare”.

EDIZIONE – A sostituire l’amministratore delegato di Edizione, la holding dei Benetton, dice nell’intervista a ‘Repubblica’, non sarà un membro della famiglia ma un interno alla società. “Ogni ramo della famiglia -sottolinea- ha il suo rappresentante in consiglio di amministrazione. Ma credo che sia un errore cercare e imporre l’erede. Ci sono gli azionisti e poi ci sono i manager. A sostituire Marco Patuano non sarà un Benetton. Non le faccio ancora il nome, ma le posso dire che sarà un interno”.

UNITED COLORS – United Colors tornerà all’utile il prossimo anno. Lo assicura Luciano Benetton che, nell’intervista a ‘Repubblica’, parla anche della sua scelta di tornare a metterci la faccia con la nuova pubblicità targata Oliviero Toscani. “Tra storia e nuova fantasia, prevedo che nel 2020 la mia azienda tornerà in attivo. Ce la faremo. Abbiamo già ridotto il disavanzo del quaranta per cento: era di 180 milioni e adesso è sotto i cento. La squadra è quasi al completo. Oliviero Toscani ha chiamato lo stilista Jean-Charles de Castelbajac nuovo direttore artistico, abbiamo smesso di chiudere negozi e cominciamo ad aprire i nuovi. Ne prevedo cento in un anno”. Benetton, che a 84 anni è tornato a ‘metterci la faccia’, facendosi fotografare da Oliviero Toscani per la nuova campagna United Colors rivendica: “Gli United sono tornati anche come stile di vita. In passato avevamo previsto e un pochino imposto il meticciato culturale, i seni neri e i bimbi bianchi, l’integrazione, la mescolanza di generi e culture”. “Sono tornato -sottolinea- a metterci la faccia. E quella foto, di Oliviero Toscani, con Ayak Mading, una bellissima diciottenne sudanese”. “È una ragazza, alta più di due metri, con una naturale espressione di gioia sul viso. Ma è vero che è così moderna da non avere genere. Sembra che sia venuta fuori da una delle nostre vecchie foto”. “All’inizio non volevo. Poi Oliviero mi ha messo in mezzo. È un altro azzardo, e io con lui li ho sempre fatti. Oliviero vede le cose un po’ prima degli altri. Voglio dire che, benché sia un gioco divertente, metterci la faccia a 84 anni non è una frivolezza estetizzante. Io sono vecchio e Ayak è giovane, io bianco e lei nera, io ricco e lei povera”. “Torna anche la nostra vecchia voglia di interrogare le immagini. Ayak è il futuro come ce l’eravamo immaginato, è la nostra fantasia superata dalla realtà. Per me è come avere accanto una sorella”.

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[ Fonte articolo: ADNKRONOS ]