Punto di non ritorno: "Così non reggiamo". Retroscena: la resa di Conte, furia di Di Maio

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Nel pieno della tempesta dei mercati finanziari che ieri stava facendo schizzare lo spread, arrivato per qualche ora a 290 punti, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è riuscito a piazzare una toppa peggiore del buco quando ha definito sostanzialmente inevitabili gli aumenti dell’Iva, necessari per tamponare le clausole da 23 miliardi che gravano già sulla prossima legge di Bilancio. Anziché spegnere l’incendio, il premier ha infiammato buona parte dei suoi ministri, a partire dal vicepremier Luigi Di Maio che, secondo un retroscena di Repubblica, lo ha chiamato infuriato: "Ma come ti è venuto in mente? Non avevamo detto che non se sarebbe parlato fino al 26 maggio?".

Uno sfogo così è stato per il premier l’ennesima conferma che il caos ha preso il sopravvento e non ha più alcun tipo di controllo sulle dinamiche interne al governo. Per questo il premier ha risposto con siderale rassegnazione: "Io a dicembre ho fatto il miracolo con l’Europa – si è sfogato Conte, come riporta il retroscena di Repubblica – Stavolta è diverso. Se continuate con la storia del 3 per cento, in dieci giorni lo spread rischia di arrivare a 400. Pensate che il governo a quel punto possa reggere?".

Poco dopo comunque il premier proverà a correggere il tiro, senza riuscire però a fermare quello che ormai sembra il destino ineluttabile del suo governo, cioè crollare appena dopo le prossime elezioni Europee. Uno scenario da "fine mondo" sul quale i leghisti hanno discusso in un vertice riservato nel pomeriggio di ieri, durante la riunione di gruppo del Carroccio a Montecitorio, davanti a Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti: "Con quelli non si va avanti, ogni giorno una, adesso anche la riforma della giustizia…". Il piano ormai è chiaro, con il ritorno anticipato alle urne messo nero su bianco, ma solo dopo aver aperto la crisi a giugno.

[ Fonte articolo: Libero Quotidiano ]

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