Blackrock si sfila, per Carige attracco più difficile

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Blackrock si sfila, per Carige attracco più difficile

(Afp)

di Vittoria Vimercati

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Nuova grana per i commissari di Banca Carige, il Governo e le banche italiane. Blackrock si ritira dalla trattativa quando l’offerta sembrava cosa fatta e ora tocca cercare in tutta fretta una soluzione di mercato diversa per evitare un’altra onerosa ricapitalizzazione precauzionale con i soldi dello Stato. Il colosso americano dell’asset management, che solo alla fine di dicembre gestiva un patrimonio di circa 5.980 miliardi di dollari, ha deciso che investire 400 milioni (alla peggio) nella piccola banca ligure non era cosa da proporre ai suoi investitori, dal momento che il ritorno sull’investimento non sarebbe stato né adeguato né certo. Almeno così hanno spiegato fonti finanziarie, che non escludono la componente ‘politica’ – troppe incertezze in vista delle elezioni – di una scelta destinata a farsi sentire anche a Francoforte.

La Bce, che da anni spinge per una fusione di Carige con una banca più solida, a gennaio aveva commissariato la banca dopo il mancato via libera all’aumento di capitale da 400 mln in assemblea, e adesso dovrà decidere il da farsi insieme ai commissari Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener, con cui è in costante contatto. Sia per il ministro dell’Economia Giovanni Tria ch e per il premier Giuseppe Conte “ci sono le condizioni per un’operazione di mercato” ed evitare la nazionalizzazione, ma è difficile immaginare quale, a meno che i commissari già non avessero un piano ‘B’.

Innocenzi, presentando il piano a febbraio l’aveva detto: “Nel momento in cui non ci dovesse essere nessuna offerta di fusione, non sta a noi prendere una decisione. Sarà il regolatore che valuterà se si ci sono le condizioni per fare un aumento con gli attuali soci o se andare alle altre soluzioni previste dal decreto del Governo”. A gennaio, l’Esecutivo ha stanziato per decreto fino a un massimo di 1,3 miliardi di euro a favore dell’istituto, di cui 1 miliardo per la sottoscrizione di nuove azioni e il resto per eventuali nuove garanzie sui bond o per l’erogazione di liquidità di emergenza.

Ora, l’aumento con gli attuali soci risulta difficile. La famiglia Malacalza è ancora il socio di maggior peso con il suo 27,5%, ma è difficile pensare a un suo coinvolgimento: entrata in Carige a marzo 2015, ha investito in tutto 420 milioni nella banca con gli aumenti di capitale e difficilmente potrebbe essere disposta, adesso, a metterne altrettanti. Il fondo interbancario, pochi giorni fa, ha deciso di convertire in azioni il suo bond subordinato da 320 milioni, che con un aumento di circa 720 milioni – era questa la cifra convenuta con i commissari e il fondo americano – gli avrebbe permesso di avere il 43% della banca.

Di più, è difficile fare: da statuto, lo Schema volontario del Fitd non può avere la maggioranza delle società in cui investe. Né le banche italiane, soprattutto dopo i conti del trimestre un po’ fiacchi sul fronte degli utili e della redditività, sembrerebbero molto disponibili a mettere altri soldi nell’operazione.

Il ceo di Intesa SanPaolo, Carlo Messina, ha già detto all’assemblea dei soci della banca che “più di quello che ci abbiamo messo non metteremo, abbiamo già svalutato integralmente il bond”. Possibilista, invece, è parso oggi Jean Pierre Mustier, ceo Unicredit: la banca non è interessata ad acquisizioni (“In Italia siamo impegnati solo su base organica”), ma è pronta a fare la sua parte per il Paese con il sistema bancario se ci sono necessità. La condizione è che questo avvenga “su basi giuste e proporzionali”. Ovvero, le banche italiane devono partecipare tutte, senza defezioni. I sindacati bancari, che oggi hanno incontrato i commissari, descritti come stupiti e costernati, sono preoccupati: “Per il futuro di Carige siamo aperti a tutte le soluzioni che tutelino l’occupazione, la clientela e la stessa banca”, afferma il coordinatore della Fabi di Genova, Riccardo Garbarino.

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[ Fonte articolo: ADNKRONOS ]