Lettera dei genitori di Regeni al presidente Al Sisi: "Verità sulla morte di Giulio"

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 I genitori del ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso nel febbraio del 2016 al Cairo: “Non possiamo più accontentarci delle sue condoglianze né delle sue promesse mancate”

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“Presidente, lei ha l’occasione per dimostrare al mondo che è un uomo di parola: consegni i cinque indagati alla giustizia italiana, permetta ai nostri procuratori di interrogarli, dimostri al mondo che la osserva che lei non ha nulla da nascondere. Lei ha il privilegio e l’occasione di fare giustizia, sprecarli sarebbe imperdonabile. Con l’augurio di verità e giustizia”. È quanto scrivono in una lettera, pubblicata su Repubblica, indirizzata al presidente egiziano Al Sisi, i genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio. Il ricercatore italiano è stato torturato e ucciso nel febbraio del 2016 

“A marzo di tre anni fa sulle pagine di questo giornale lei si rivolgeva a noi ‘come padre prima che come presidente’ e prometteva ‘che faremo luce e arriveremo alla verità, lavoreremo con le autorità italiane per dare giustizia e punire i criminali che hanno ucciso vostro figlio’ – aggiungono -, ma nessuna vera collaborazione c’è stata da parte delle autorità giudiziarie egiziane e dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, da parte della Procura italiana, di cinque funzionari dei vostri apparati di sicurezza, la procura egiziana ha interrotto tutte le interlocuzioni. Oggi sappiano che Giulio è stato sequestrato da funzionari dei Vostri apparati di sicurezza e lo sappiamo grazie al lavoro incessante degli investigatori e dei procuratori italiani e dei nostri legali. Lei è venuto meno alla sua promessa”.

I genitori del ricercatore italiano aggiungono che “non possiamo più accontentarci delle sue condoglianze né delle sue promesse mancate. Può intuire la nostra risolutezza e la nostra determinazione che condividiamo con migliaia di cittadini in tutto il mondo. Siamo una moltitudine severa e inarrestabile. Finché questa barbarie resterà impunita, finché i colpevoli, tutti i colpevoli, qualsiasi sia il loro ruolo, grado o funzione, non saranno assicurati alla giustizia italiana, nessun cittadino al mondo potrà più recarsi nel Vostro Paese sentendosi sicuro. E dove non c’è sicurezza non può esserci né amicizia né pace”.

[ Fonte articolo: Rai News ]

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