Def, Confindustria: stime realistiche ma dice poco su politiche

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Def, Confindustria: stime realistiche ma dice poco su politiche

(Fotogramma)

Il Def contiene stime realistiche, indica gli obiettivi ma “dice poco” su “quali politiche economiche intende adottare per realizzarli“. Così il Centro studi di Confindustria nella congiuntura flash evidenziando come il Def si inquadri in “un contesto di consumi interni quasi fermi, investimenti privati attesi in calo e, in generale, un rallentamento dell’economia mondiale”.

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Il Governo, spiega il Csc, “sembra consapevole della difficile fase congiunturale e rivede, realisticamente, le stime del dicembre scorso”. Lo scenario programmatico sconta gli effetti del Dl ‘Crescita’ e del Dl ‘Sblocca cantieri’ che, “guardando agli obiettivi, vanno nella giusta direzione”. Nel quadro programmatico di finanza pubblica, il Governo indica gli obiettivi da raggiungere ma non dice quali politiche economiche intende adottare per realizzarli. Il deficit è stimato al 2,4% del Pil nel 2019 e dovrebbe poi scendere al 2,1 nel 2020, scontando gli aumenti delle imposte indirette previsti dalle clausole di salvaguardia.

I pochi interventi indicati nel Def riguardano il rifinanziamento delle politiche invariate (per missioni di pace e maggiori oneri per il pubblico impiego) e una maggiore spesa per investimenti pubblici” e le coperture finanziarie necessarie deriverebbero da misure di contrasto allʼevasione fiscale e di spending review, ma “in entrambi i casi si tratta di misure solo accennate“.

La prossima legge di bilancio sarà ”ingente e con effetti recessivi”: sarà ”complicata” e scriverla sarà ”un arduo esercizio; non ci sono opzioni né facili, né indolori”, sostiene ancora il Centro studi di Confindustria nella ‘congiuntura flash’, ricordando che il blocco dell’aumento dell’Iva costerà 23,1 miliardi. Inoltre, il Governo dovrà reperire le risorse per finanziare le politiche invariate (stimate in 2,7 miliardi nel 2020).

Secondo stime Csc, se scattassero gli aumenti delle imposte indirette farebbero diminuire la dinamica del pil dello 0,3% (riducendo il deficit di 0,9 punti di pil). Il Governo non dice, nel Def, come intende procedere. ”Si accenna a una riforma fiscale, che è una priorità, ma senza indicare dove recuperare le risorse”, si legge nel documento. ”L’assenza di decisioni crea incertezza, mentre andrebbe restituita fiducia: alle famiglie, per evitare che accrescano il risparmio a fini precauzionali; alle imprese, affinché aumentino la propensione agli investimenti; agli investitori, perché si riduca il premio al rischio e scendano i tassi di interesse sui titoli di Stato”.

Non si fa attendere la reazione del Governo. Il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, sottolinea come “i pronostici catastrofici di alcune associazioni di categoria sono stati smentiti” in questi mesi. “Solo un clima di condivisione, di confronto costruttivo e di impegno comune può consentire a questo Paese di volare alto. Noi lavoriamo per questo tutti i giorni” conclude”, sottolinea Castelli.

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[ Fonte articolo: ADNKRONOS ]