Social network: tra privacy e business conta l'utente

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Manipolazione online, disinformazione sul web, fake news al centro della riflessione di Giovanni Buttarelli, Garante europeo per la protezione dei dati, intervenuto a Roma anche per parlare della recentissima normativa applicabile a partiti e movimenti politici in vista delle elezioni del 26 maggio

Giovanni Buttarelli, Garante europeo per la protezione dei dati, in conferenza stampa a Roma
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di Celia Guimaraes L’Osservatorio sulla disinformazione online dell’Agcom ha già lanciato l’allarme: in Italia c’è stato un considerevole aumento, del 56%, nella diffusione di fake news – notizie false, distorte, talvolta su eventi mai esistiti – e di operazioni che servono a confondere gli elettori in vista delle prossime consultazioni europee. Un dato che preoccupa Bruxelles, anche se – rileva il Garante europeo per la protezione dei dati Giovanni Buttarelli, è stato riscontrato non solo da noi: “Il dato pubblicato da Agcom sulle fake news, basato su un piccolo segmento di analisi,  è attendibile”, ha detto il Garante.  “Mi sento di poter dire, responsabilmente, che il tasso di fake news in italia è accettabile, nel senso che rientra nella media europea”.

“Il dato italiano e’ inferiore rispetto a quelli di altri Paesi, dove c’è una criticità maggiore anche per un uso più intenso delle nuove tecnologie – ha aggiunto Buttarelli, nella conferenza stampa indetta anche per fare il punto sulla recente normativa europea che permetterà di sanzionare partiti e movimenti politici nel caso di violazione della disciplina dei dati personali – e superiore rispetto ad altri Paesi, dove magari la disinformazione è diffusa in modo più generale ma si basa meno sull’uso di informazioni di carattere personale”.  

Le regole ci sono
Sono dinamiche che corrono sull’evoluzione dei flussi di dati anche attraverso social network, con particolare riferimento a Facebook. Ed è stato lo stesso Garante a rilevare come Mark Zuckerberg abbia di recente dichiarato di voler tutelare la privacy degli utenti e di essere favorevole al Gdpr – il regolamento europeo sulla protezione dei dati dei cittadini, in vigore dal 25 maggio 2018 – dichiarazioni che per ora, rileva Buttarelli, non hanno prodotto risultati apprezzabili.   “Altre norme sulla privacy non servono, il regolamento europeo eè un’arma con la A maiuscola che è immediatamente in vigore senza conversioni”, ha sottolineato. In ballo c’è il modello di business dei social network, che dovrebbe mettere al centro dell’attenzione gli utenti. Secondo il Garante, “se Facebook destinasse il 5% di quello che spende per la profilazione degli utenti a bloccare le fake news”, questo problema sarebbe molto ridimensionato.

Non siamo pronti per il 5G
“Mi chiedo se siamo pronti non solo per l’infrastruttura tecnologica, ma per affrontare tutti i nodi che ci permettano di avere quegli elementi per far funzionare il 5G. Secondo me non ci siamo ancora, non abbiamo la risposta ma capiamo che c’è qualcosa, e quando la matureremo ci sarà già il 6G”. La nuova tecnologia per le reti ultra veloci, che metterà in connessione soprattutto oggetti che potranno scambiarsi informazioni autonomamente “rappresenterà l’ennesimo cambiamento radicale nei modi di consumare muoversi e condividere” e “offrirà straordinarie opportunità per mobilità e domotica, e offrirà un dialogo di dati tra oggetti indossati e portati”. Ma, sottolinea Buttarelli, tale dialogo “sarà sempre di più tra macchine”. E in ogni caso, “il 5G non deve avere un passo indietro per quanto attiene il
suo sviluppo”, ma contiene “delle vulnerabilità” per quanto riguarda il tema, ad esempio, della sorveglianza, basti pensare al riconoscimento facciale. “Tutto questo aumenta la scommessa di questo mondo tecnologico”.

[ Fonte articolo: Rai News ]

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