Elezioni europee, cosa accade nell'Europarlamento in caso di Brexit

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Ora che la data limite per la Brexit è stata spostata al 31 ottobre, il Parlamento Europeo nella prossima legislatura avrà 751 membri, esattamente come oggi. Questo a meno che Windsor non ratifichi l’accordo di ritiro entro il 22 maggio. In tal caso, vediamo come saranno redistribuiti i seggi lasciati dagli eurodeputati britannici

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Ora che la data limite per l’uscita del Regno Unito dall’Ue è stata spostata prima dal 29 marzo 2019 al 12  aprile e poi al 31 ottobre prossimo, il Parlamento Europeo nella prossima legislatura avrà 751 membri, esattamente come oggi, perché la  Gran Bretagna, in qualità di Stato membro, parteciperà con ogni probabilità alle elezioni europee del 23-26 maggio, mandando a Strasburgo 73 eurodeputati.

Questo a meno che la Camera dei Comuni non ratifichi l’accordo di ritiro che ha già bocciato tre volte entro il 22 maggio (nel Regno il voto per le europee è fissato per il 23), nel qual caso potrebbe non partecipare alle europee. Occorrerebbe la convocazione di una mini plenaria ad hoc, per ratificare l’accordo di ritiro dall’Ue. Se l’accordo fosse approvato tra il 23 maggio e il 30 giugno, allora  i 73 europarlamentari eletti nel Regno Unito non si insedierebbero neppure; verrebbe convocata una mini plenaria ad hoc, nella formazione dell’ottava legislatura, per ratificare l’accordo di ritiro e i 73 seggi britannici verrebbero in parte redistribuiti e in parte messi nel ‘freezer’, in attesa di distribuirli a nuovi Stati membri: il numero complessivo dei seggi nell’Aula scenderebbe a 705.

Subentrerebbero i primi dei non eletti nei Paesi che hanno diritto a una parte di quei seggi. La decadenza degli eletti britannici e la redistribuzione dei seggi avverrebbe anche in caso di Brexit dopo il 2 luglio, data di inizio della nona legislatura, ma in quel caso l’accordo di ritiro verrebbe ratificato, lato Ue, dal prossimo Parlamento, nel pieno delle sue funzioni. I seggi, ricorda il Parlamento Europeo, verrebbero redistribuiti così: 5 alla Francia (che salirebbe a 79), 3 all’Italia (76), 5 alla Spagna (59), uno ciascuno a Polonia e Romania (52 e 33), 3 all’Olanda (29), uno ciascuno ancora a Svezia (21), Austria (19), Danimarca (14), Slovacchia (14), Finlandia (14), Croazia (12) ed Estonia (7), due all’Irlanda (13). Rimarrebbero come sono oggi i seggi di Germania   (96), Belgio, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria e Portogallo (21), Bulgaria (17), Lituania (11), Lettonia (8), Slovenia (8), Cipro, Malta  e Lussemburgo (6).

[ Fonte articolo: Rai News ]

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