Banca d'Italia: Pil in aumento ma cresce il debito pubblico

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Dopo due trimestri negativi tra luglio e dicembre dell’anno scorso, l’Italia esce dalla recessione tecnica: Pil in aumento dello 0,1%. Secondo Bankitalia, la debolezza congiunturale “particolarmente accentuata nel comparto industriale rispecchia quella osservata in Germania e in altri paesi dell’area euro”. Banca d’Italia però sottolinea che nel 2018 il debito pubblico italiano è aumentato a oltre il 132% del Pil, rispetto al 131,4% del 2017

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L’economia italiana torna a crescere, con il Pil in aumento dello 0,1% nel primo trimestre del 2019. Lo afferma la Banca d’Italia nel bollettino economico, secondo cui “l’attività economica avrebbe lievemente recuperato all’inizio di quest’anno, dopo essere diminuita nella seconda metà del 2018”. L’Italia esce così dalla recessione tecnica, caratterizzata da due trimestri negativi tra luglio e dicembre dell’anno scorso. L’attività economica globale ha decelerato e il commercio mondiale si è contratto nell’ultima parte del 2018. La debolezza congiunturale “degli ultimi trimestri, particolarmente accentuata nel comparto industriale, rispecchia quella osservata in Germania e in altri paesi dell’area euro”.

Il nodo del debito pubblico
Banca d’Italia sottolinea come nel 2018 il debito pubblico italiano sia aumentato a oltre il 132% del Pil, rispetto al 131,4% del 2017. L’incremento è superiore di 0,3 punti percentuali di Pil rispetto a quanto atteso dal governo a dicembre, soprattutto a causa di una crescita del prodotto nominale inferiore alle previsioni ufficiali”. L’aumento del debito nel 2018 (52,9 miliardi), secondo Bankitalia “rispecchia in larga parte il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche noncé l’incremento delle disponibilità liquide del Tesoro e l’effetto complessivo della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e degli scarti e dei premi di emissione e di rimborso”. 

“Nel quadro programmatico per i prossimi anni sia il disavanzo sia il debito si ridurrebbero, anche grazie al gettito atteso dalle cosiddette clausole di salvaguardia”, scrive la Banca d’Italia,  riferendosi al Def e alle clausole che prevedono l’aumento dell’iva e delle accise.

Migliora l’occupazione, inflazione scende
Dal Bollettino emerge come resti favorevole l’andamento delle esportazioni, il dato l’occupazione che si sarebbe stabilizzato “dopo il modesto calo nel trimestre autunnale”, mentre “le retribuzioni contrattuali hanno continuato a crescere”. Nel 2018 sono aumentati sia l’occupazione complessiva, sia i rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Sul fronte dei prezzi, secondo Bankitalia, nel primo trimestre 2019 l’inflazione è scesa, frenata dal rallentamento dei prezzi dei beni energetici e dalla debolezza dell’economia: in marzo si collocava all’1,1% mentre le attese di inflazione rilevate da Consensus Economics si sono portate in aprile allo 0,9%.

Investimenti al ribasso
Le aziende intervistate sulle aspettative di crescita nell’indagine di Bankitalia “indicano condizioni sfavorevoli per la domanda corrente, in particolare quella proveniente dalla Germania e dalla Cina, ma prevedono un contenuto miglioramento nei prossimi tre mesi. Prefigurano inoltre una revisione al ribasso dei piani di investimento per l’anno”. Secondo le imprese “le prospettive risentono sia dell’incertezza imputabile a fattori economici e politici sia delle tensioni globali sulle politiche commerciali”.

Investitori esteri acquistano titoli
Nel primo bimestre del 2019 gli investitori esteri sono tornati ad acquistare titoli pubblici italiani, segnala la Banca d’Italia nel Bollettino economico, ricordando come il 2018 si sia chiuso con vendite nette per 51 miliardi di euro. In particolare, gennaio ha registrato acquisti netti per 22 miliardi, mentre febbraio ha segnato un dato negativo di 5 miliardi, per un saldo netto positivo nel periodo pari a 17 miliardi

Contenuta crescita del credito alle imprese 
Il Bollettino economico della Banca d’Italia, segnala che l’aumento dei rendimenti obbligazionari sui mercati finanziari italiani registrato lo scorso anno si sta comunque trasmettendo molto gradualmente alle condizioni del credito, grazie all’abbondante liquidità e alle buone condizioni patrimoniali degli intermediari. Dai sondaggi qualitativi tuttavia, affermano gli economisti di via Nazionale, emergono segnali di irrigidimento, riconducibili sia al peggioramento del quadro macroeconomico sia all’aumento dei costi di provvista. Allo stesso tempo i crediti deteriorati si sono ridotti e la redditività delle banche è migliorata. 

 

[ Fonte articolo: Rai News ]

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