5G, l'Ue non esclude i cinesi dalle gare ma gli Stati membri potranno farlo

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La cinese Huawei non sarà messa al bando in Europa per la realizzazione delle infrastrutture 5G, ma resta comunque in mano ai singoli Paesi membri la possibilità di farlo, se necessario, in base a criteri di sicurezza. La definizione dei parametri validi in tutta Ue sarà completata entro il 31 dicembre. Ansip: sul caso Huawei, né con Washington, né con Pechino

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La competenza di bloccare l’accesso al mercato di un’impresa – comprese quelle di Paesi terzi –  resta prerogativa degli Stati membri, che potranno farlo per ragioni di sicurezza se non saranno rispettati gli standard nazionali. Questa la raccomandazione dell’Ue in merito alle infrastrutture per le reti 5G. Bruxelles invita i 27 a valutare le proposte sotto il profilo della sicurezza entro fine giugno e fissa un percorso che dovrebbe portare alla definizione di standard minimi tutta l’Unione, da concludersi entro fine anno.
 
“E’ essenziale che le infrastrutture 5G in Europa siano resilienti e pienamente sicure da ‘backdoor’ tecnici o legali”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione al mercato unico digitale Andrus Ansip, nel Presentare, a Strasburgo, le nuove misure, che prevedono azioni sia a livello nazionale che europeo.
 
Rafforzare i requisiti di sicurezza 
Gli stati membri dovranno “completare una valutazione nazionale del rischio delle reti 5G entro la fine di giugno 2019” e “su questa base aggiornare i requisiti di sicurezza esistenti per i fornitori” con “obblighi rafforzati” e di cui vanno valutati “rischi tecnici e rischi legati al comportamento”, anche “per quelli di paesi terzi”.


Il 5G è una tecnologia che trasformerà la nostra società e offrirà notevoli opportunità per i cittadini e per le imprese. Ma non possiamo accettare che ciò accada senza i requisiti di sicurezza, recita il comunicato della Commissione.

Né con Washington né con Pechino
In riferimento al caso Huawei. Ansip ha spiegato che  l’obiettivo è “promuovere un approccio basato sulla conoscenza e poi misure di riduzione dei rischi” che rendano “non necessari bandi” di aziende. e quanto alla pressione usa sull’europa per bloccare il gigante tech di Shenzhen, il commissario Ue ha evidenziato che “è l’Ue che deve pensare da sé il suo approccio sulla sicurezza”, senza seguire
gli interessi né di Washington né di Pechino. Per questo, il passo successivo, dopo le valutazioni individuali dei 27 (esclusa, quindi, la Gran Bretagna) entro il 30 giugno, sarà quello di inviarle a
Bruxelles entro il 15 luglio per redigere entro il primo ottobre un rapporto complessivo sui rischi a livello europeo, con la cooperazione di Commissione e Agenzia Ue per la cybersicurezza Enisa. Entro il 31 dicembre 2019 verranno definite le misure per ridurre questi rischi con la definizione di standard minimi di sicurezza validi in tutta Ue. 

Tofalo (Difesa): siamo tecnicamente pronti
 “Il 5G è l’autostrada del futuro, pertanto lo sviluppo di questa tecnologia deve essere favorito in tempi celeri e veloci. Non possiamo lasciare indietro il nostro Paese. Allo stesso tempo dobbiamo però
favorire e contribuire ad assicurare una riduzione dei rischi legati alla sicurezza cibernetica globale”: lo scrive il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo. “Il nostro Paese ha avviato diverse sperimentazioni sulla tecnologia 5G. La sicurezza nazionale resta priorità del Governo – aggiunge Tofalo –  “Siamo già tecnicamente pronti a garantire e gestire i processi relativamente quelli che saranno gli standard minimi di sicurezza che verranno decisi”. 

 

[ Fonte articolo: Rai News ]

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